AgenPress. Le recenti polemiche politiche sull’immigrazione, gli episodi di intolleranza registrati negli ultimi giorni e il crescente utilizzo dei temi migratori e religiosi come strumenti di scontro politico stanno alimentando un clima di contrapposizione che rischia di allontanare il dibattito pubblico dalla realtà dei fatti e dai numeri.
L’Italia è oggi uno dei Paesi europei più colpiti dall’inverno demografico, dall’invecchiamento della popolazione e dalla carenza di personale in numerosi comparti strategici. Dalla sanità all’assistenza agli anziani, dall’edilizia alla logistica, dall’agricoltura alla ristorazione, migliaia di professionisti e lavoratori di origine straniera contribuiscono quotidianamente al funzionamento del sistema economico e sociale nazionale.
Secondo una accurata indagine condotta da AMSI-CO-MAI E UNITI PER UNIRE aggiornata al 30 aprile 2026, il valore aggiunto prodotto dai lavoratori di origine straniera supera i 177 miliardi di euro e rappresenta oggi oltre il 9% del PIL italiano. A questo si aggiungono centinaia di migliaia di imprese guidate da cittadini di origine straniera e un contributo fiscale che continua a rappresentare una risorsa concreta per il Paese.
Su questi temi riflettono l’AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali, l’UMEM – Unione Medica Euromediterranea, la Co-Mai – Comunità del Mondo Arabo in Italia, l’AISC NEWS – Agenzia Mondiale Senza Confini, il Movimento Internazionale Transculturale Uniti per Unire e il nuovo Comitato Politico Internazionale Uniti per Unire, che invitano ad affrontare il fenomeno migratorio con equilibrio, responsabilità e visione strategica, respingendo ogni forma di razzismo, islamofobia, antisemitismo e discriminazione.
Interviene il professor Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCeO, docente dell’Università di Tor Vergata e fondatore del Movimento Internazionale Uniti per Unire.
«Noi diciamo, oggi come in passato, con chiarezza, no all’immigrazione irregolare, allo sfruttamento, alla clandestinità e a ogni forma di illegalità. Ma diciamo con la stessa forza sì alla buona immigrazione, programmata, qualificata, integrata e rispettosa delle regole. È necessario uscire dalla logica degli slogan e tornare a guardare la realtà. L’Italia ha bisogno di professionalità, competenze e forza lavoro. Ha bisogno di persone che contribuiscano alla crescita economica e sociale del Paese», afferma Aodi.
L’ITALIA È ANCHE DI CHI LA AMA E LA COSTRUISCE OGNI GIORNO
Secondo la rete associativa, il dibattito pubblico dovrebbe partire da una considerazione semplice: milioni di persone di origine straniera vivono regolarmente in Italia, lavorano, pagano le tasse, crescono figli, creano imprese e contribuiscono al benessere collettivo.
«Prima di dire “l’Italia agli italiani”, diciamo “l’Italia a chi ama l’Italia”. A chi vive nel nostro Paese, ne rispetta le leggi, lavora onestamente e contribuisce ogni giorno alla sua crescita. Non esiste alcun Paese moderno composto esclusivamente da persone nate nello stesso territorio. Viviamo in una società globale e multiculturale che richiede responsabilità, capacità di integrazione e rispetto reciproco», sottolinea Aodi.
IL GRANDE CONTRIBUTO DEI PROFESSIONISTI DI ORIGINE STRANIERA
Le associazioni ricordano che il contributo dei professionisti di origine straniera è ormai essenziale in numerosi settori.
Medici, infermieri, operatori socio-sanitari, farmacisti, ricercatori, ingegneri, architetti, imprenditori, lavoratori della logistica, dell’edilizia, della ristorazione, dell’agricoltura e dell’assistenza familiare rappresentano oggi una componente fondamentale del tessuto produttivo italiano.
«Pensiamo alla sanità italiana che soffre una carenza cronica di personale. Pensiamo alle migliaia di professionisti sanitari di origine straniera che garantiscono ogni giorno continuità assistenziale negli ospedali, nei servizi territoriali e nelle strutture socio-sanitarie. Pensiamo inoltre al settore dell’assistenza agli anziani e alle persone fragili, dove migliaia di assistenti familiari provenienti dall’Est Europa, dalle Filippine, dal Sud America, dal Nord Africa e dall’Asia garantiscono ogni giorno un supporto fondamentale alle famiglie italiane. Senza questo contributo il sistema avrebbe enormi difficoltà a reggere», evidenzia Aodi.
GUARDARE LA REALTÀ E NON GLI SLOGAN
La rete associativa invita ad affrontare il tema dell’immigrazione con pragmatismo e senso di responsabilità.
«La politica deve avere il coraggio di guardare la realtà per quella che è e non per come qualcuno vorrebbe raccontarla. In numerosi comparti produttivi le imprese faticano a reperire personale e il contributo dei lavoratori di origine straniera rappresenta oggi una componente essenziale della tenuta economica e sociale del Paese. Con il calo delle nascite e l’invecchiamento della popolazione italiana, la programmazione dei flussi migratori qualificati rappresenta una necessità economica e sociale, non una scelta ideologica», afferma Aodi.
GLI ITALIANI ALL’ESTERO MERITANO RISPETTO. LO STESSO RISPETTO VA GARANTITO A CHI LAVORA IN ITALIA
La rete associativa richiama inoltre il valore dell’emigrazione italiana nel mondo.
«Milioni di italiani lavorano all’estero, in Europa, nei Paesi del Golfo, nelle Americhe e in numerose altre realtà internazionali, contribuendo alla crescita economica dei Paesi che li ospitano. Nessuno accetta che vengano discriminati per la loro origine. Lo stesso principio deve valere per chi vive e lavora regolarmente in Italia. Serve coerenza, serve rispetto e serve una visione moderna della società», dichiara Aodi.
RE-IMMIGRAZIONE E BUONA IMMIGRAZIONE: SERVONO CHIAREZZA E SENSO DI RESPONSABILITÀ
Sul dibattito politico che negli ultimi giorni ha rilanciato il termine “re-immigrazione”, il professor Foad Aodi invita ad abbandonare slogan e parole d’ordine poco chiare per concentrarsi invece su proposte concrete e applicabili.
«Chiediamo a chi utilizza il termine “re-immigrazione” di spiegare con precisione cosa significhi e quali sarebbero le novità rispetto alle norme già esistenti. Da anni sosteniamo che chi sbaglia deve pagare, che chi vive in Italia deve rispettare le leggi e che chi non possiede i requisiti previsti dalla normativa deve regolarizzare la propria posizione oppure rientrare nel proprio Paese, salvo i casi previsti dal diritto internazionale per rifugiati e persone perseguitate. Non stiamo quindi parlando di principi nuovi, ma di regole che esistono già e che devono essere applicate con equilibrio e responsabilità», afferma Aodi.
«Da oltre vent’anni, attraverso il Manifesto per una Buona Immigrazione, sosteniamo un modello fondato su immigrazione programmata, integrazione, legalità, diritti e doveri. Per questo diciamo no all’immigrazione irregolare e allo sfruttamento, ma diciamo anche no agli slogan utilizzati esclusivamente per finalità elettorali o per alimentare scontri tra forze politiche. Il tema dell’immigrazione è troppo importante per essere ridotto a una battaglia di propaganda», prosegue Aodi.
«Occorre lavorare per garantire i diritti di tutti, nel rispetto dei doveri di ciascuno. Bisogna affrontare la realtà con pragmatismo. Ridurre drasticamente la presenza dei lavoratori di origine straniera significherebbe mettere in difficoltà interi comparti produttivi che oggi dipendono dal loro contributo. Le conseguenze ricadrebbero sulle imprese, sui servizi, sull’assistenza alle persone fragili e sulla competitività del Paese. Per questo servono programmazione, serietà e visione strategica, non parole d’ordine che rischiano di creare ulteriore confusione».
COOPERAZIONE INTERNAZIONALE, INTEGRAZIONE E DIALOGO: SERVONO RISULTATI CONCRETI
Secondo Aodi, il tema migratorio non può essere affrontato esclusivamente all’interno dei confini nazionali, ma richiede una strategia più ampia fondata sulla cooperazione internazionale e sul rispetto degli accordi esistenti.
«Bisogna rispettare e rafforzare gli accordi bilaterali con i Paesi di origine, collaborando in modo serio e concreto con le istituzioni e le comunità locali. Aiutare i Paesi d’origine significa investire realmente nella cooperazione internazionale, nella formazione, nello sviluppo e nelle opportunità per i giovani, non limitarsi a slogan o dichiarazioni di principio. Solo così si possono affrontare le cause profonde delle migrazioni e costruire percorsi sostenibili e condivisi», afferma Aodi.
«Purtroppo negli ultimi quindici anni abbiamo assistito a molte dichiarazioni e a pochi risultati concreti sui grandi temi dell’integrazione. Non abbiamo registrato passi avanti significativi sul dialogo interculturale e interreligioso, sulla piena valorizzazione delle seconde generazioni, sulla cittadinanza e sulla costruzione di un modello stabile di convivenza e partecipazione. Troppo spesso questi argomenti tornano al centro del dibattito soltanto durante le campagne elettorali, per poi scomparire una volta concluse», prosegue Aodi.
«L’Italia ha bisogno di una visione di lungo periodo che metta al centro inclusione, legalità, diritti, doveri, cooperazione internazionale e dialogo tra culture e religioni diverse. Continuare ad affrontare questi temi esclusivamente con approcci emergenziali o con slogan politici non aiuta né gli italiani né le comunità di origine straniera che vivono e lavorano regolarmente nel nostro Paese»
DAL MANIFESTO PER UNA BUONA IMMIGRAZIONE AL MANIFESTO UNIONE PER L’ITALIA
Le associazioni ricordano il lavoro portato avanti negli ultimi venticinque anni attraverso il Manifesto per una Buona Immigrazione, il Manifesto per una Buona Sanità Internazionale e, più recentemente, il Manifesto Unione per l’Italia creato dal nascente Comitato Politico Uniti per Unire.
«Da anni lavoriamo per promuovere integrazione, legalità, sicurezza, programmazione dei flussi migratori, valorizzazione delle competenze e partecipazione attiva alla vita del Paese. La buona immigrazione è una risorsa. L’immigrazione irregolare e lo sfruttamento sono invece fenomeni che vanno contrastati con fermezza. Confondere questi due aspetti significa fare cattiva informazione e creare divisioni sociali», afferma Aodi.
IL CONTRIBUTO DEI PROFESSIONISTI DI ORIGINE STRANIERA IERI COME OGGI
«Il nostro appello è alla responsabilità. Basta campagne basate sulla paura. Basta contrapposizioni tra italiani e cittadini di origine straniera. Ribadiamo il nostro no all’islamofobia, all’antisemitismo, al razzismo e a qualsiasi forma di discriminazione religiosa, culturale o etnica. Lavoriamo insieme per un’Italia più forte, più sicura, più giusta e più competitiva. Un’Italia che sappia valorizzare tutte le sue energie migliori nell’interesse delle nuove generazioni e del bene comune. Questo è lo spirito del Manifesto Unione per l’Italia», conclude Aodi.
