La segretaria generale interviene dopo le dichiarazioni del ministro Zangrillo sul ddl Merito: «Condividiamo l’idea del dipendente pubblico come civil servant. Ora servono organizzazioni, strumenti e percorsi professionali coerenti con questa visione»
AgenPress. «Il vero merito si misura solo con le valutazioni o anche con la capacità delle amministrazioni di mettere i lavoratori nelle condizioni di fare bene il proprio lavoro?».
È da questa domanda che prende le mosse la riflessione di Confintesa FP all’indomani della Giornata delle Nazioni Unite per il Servizio Pubblico, celebrata il 23 giugno, e dopo l’intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera dal ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, che ha illustrato i contenuti del disegno di legge sul merito nella PA, approdato in queste ore all’esame del Senato.
«Il ministro richiama un concetto importante quando definisce i dipendenti pubblici dei civil servant, persone al servizio della collettività – dichiara Claudia Ratti, segretaria generale di Confintesa FP –. È una visione che condividiamo e che come organizzazione sindacale abbiamo posto al centro della campagna “Noi siamo Confintesa”, promossa proprio in occasione della Giornata del Servizio Pubblico. Dietro ogni ufficio, ogni tribunale, ogni sportello e ogni servizio dello Stato ci sono donne e uomini che ogni giorno garantiscono diritti ai cittadini e rendono concrete le istituzioni».
Secondo Ratti, il confronto sul merito rappresenta un passaggio necessario, ma non può essere affrontato esclusivamente attraverso i meccanismi di valutazione individuale.
«Riconoscere il merito è importante – prosegue –. È giusto valorizzare competenze, responsabilità e capacità professionali. Tuttavia il merito non nasce nel vuoto. Ha bisogno di organizzazioni efficienti, di formazione continua, di strumenti adeguati, di carichi di lavoro sostenibili e di organici sufficienti. Altrimenti rischiamo di valutare le persone senza valutare il contesto nel quale sono chiamate a operare».
La segretaria generale richiama in particolare la situazione di molti comparti della Pubblica Amministrazione e della Giustizia, dove i lavoratori continuano a garantire risultati nonostante criticità strutturali e carenze di personale.
«Nella Giustizia, come in molte altre amministrazioni, il valore delle persone emerge ogni giorno proprio perché i lavoratori suppliscono con professionalità e senso di responsabilità a difficoltà organizzative che non dipendono da loro. Per questo il dibattito sul merito deve riguardare non solo la valutazione dei singoli, ma anche la capacità delle amministrazioni di creare le condizioni affinché competenze e impegno possano esprimersi pienamente».
«Valorizzare il merito – conclude Ratti – significa certamente premiare chi lavora bene. Ma significa anche riconoscere che una Pubblica Amministrazione migliore nasce da lavoratori messi nelle condizioni di servire al meglio i cittadini. È questo il senso più autentico del servizio pubblico e della figura del civil servant richiamata dal ministro Zangrillo».
