La riflessione del Generale Francesco Paolo Diella, componente del Comitato Consultivo della Fondazione Insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana per i rapporti con le Forze Armate, sul significato strategico del Vertice NATO di Ankara e sulla nuova architettura della sicurezza euro-atlantica, tra deterrenza, responsabilità condivise e rafforzamento del pilastro europeo dell’Alleanza
AgenPress. Ogni Vertice della NATO rappresenta molto più di un appuntamento diplomatico. È il momento in cui l’Alleanza riafferma la propria unità politica, valuta l’evoluzione dello scenario internazionale e definisce le priorità per il futuro.
Se il Concetto Strategico costituisce il riferimento politico-strategico dell’Alleanza, la Dichiarazione finale che viene rilasciata al termine di ogni Summit ne rappresenta il naturale aggiornamento, declinando gli indirizzi alla luce dell’evoluzione dello scenario internazionale e traducendo i principi generali in priorità politiche e operative.
È per questo che ogni Summit assume un valore che va ben oltre le singole decisioni adottate.
La vera forza della NATO non risiede soltanto nelle capacità militari dei singoli Paesi, ma soprattutto nella coesione politica. In un’organizzazione composta da trentadue Nazioni è naturale che emergano sensibilità e interessi differenti e che il confronto tra gli Alleati sia talvolta anche acceso. Proprio per questo il Summit rappresenta il momento nel quale tali differenze vengono ricondotte a una sintesi comune. La “Summit Declaration”, allora, non è soltanto un documento politico, è il messaggio con cui la NATO dimostra di sapersi presentare compatta di fronte alle sfide della sicurezza internazionale. La credibilità della deterrenza nasce innanzitutto dalla credibilità politica dell’Alleanza.
Il Vertice di Ankara raccoglie il testimone del Summit dell’Aia del 2025. Se quest’ultimo ha fissato obiettivi particolarmente ambiziosi, Ankara segna l’avvio della loro concreta attuazione. La “Declaration” conferma la centralità dell’Articolo 5, il rafforzamento della deterrenza e della difesa collettiva, l’aumento degli investimenti e della produzione industriale, l’accelerazione dell’innovazione tecnologica, lo sviluppo di nuove capacità – dall’Integrated Air and Missile Defence all’intelligenza artificiale – e il sostegno all’Ucraina, ribadendo la necessità di adattare costantemente la NATO a un contesto caratterizzato da competizione strategica, minacce ibride e crescente instabilità.
Il messaggio più interessante del Summit, tuttavia, va oltre gli investimenti nella difesa. Ankara conferma l’evoluzione verso la “NATO 3.0”, nella quale gli Alleati europei sono chiamati ad assumere un ruolo sempre più incisivo nella sicurezza del continente. È il passaggio dal tradizionale “burden sharing” al “burden shifting”: non si tratta più soltanto di condividere i costi della difesa, ma di redistribuire progressivamente le responsabilità strategiche all’interno dell’Alleanza. Un’evoluzione destinata a consentire agli Stati Uniti di concentrare maggiormente la propria attenzione su altri teatri senza indebolire il legame transatlantico né la credibilità della deterrenza collettiva.
Per l’Italia questa trasformazione rappresenta al tempo stesso una responsabilità e un’opportunità. Il crescente ruolo richiesto agli Alleati europei impone di continuare a investire non solo nelle capacità militari, ma anche nell’innovazione tecnologica, nella base industriale della difesa e nella formazione del personale. Grazie alla propria collocazione strategica, alla partecipazione alle principali missioni dell’Alleanza e alla consolidata esperienza maturata nelle strutture NATO, il nostro Paese possiede tutte le caratteristiche per offrire un contributo rilevante a questa nuova fase dell’Alleanza, confermandosi un alleato credibile e affidabile.
La pace resta il traguardo cui ogni strategia di sicurezza deve tendere. Ma la pace non si improvvisa: si costruisce attraverso deterrenza credibile, responsabilità condivise, cooperazione e lungimiranza. È questo, a mio avviso, il messaggio più importante che ci consegna il Vertice di Ankara.
