Aodi: «Negli ultimi tre anni i morti nei mari sono aumentati del 33%. Italia ed Europa hanno bisogno di lavoratori e professionisti: servono accordi bilaterali concreti, formazione nei Paesi di origine, ingressi programmati e contrasto ai trafficanti»
AgenPress. Il Mediterraneo continua a essere teatro di una tragedia che non può essere affrontata soltanto attraverso la logica dell’emergenza. Nel 2026 sono già oltre 2mila le persone morte o disperse lungo le rotte migratorie verso l’Europa. Il Mediterraneo centrale resta il corridoio marittimo più drammatico: dall’inizio dell’anno almeno 914 persone risultano morte o disperse, mentre i primi tre mesi del 2026, con 765 vittime registrate, sono stati tra i più letali dal 2014.
Di fronte a questo quadro, AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali), CO-MAI (Comunità del Mondo Arabo in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISCNEWS (Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini), CISC NETWORK (Consorzio Informazione Senza Confini) e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE (UXU) intervengono nel dibattito sull’immigrazione rilanciando un modello fondato su legalità, programmazione, accordi bilaterali, formazione, lavoro, integrazione e cooperazione internazionale.
Il fenomeno assume una dimensione ancora più significativa se confrontato con gli arrivi. Secondo i dati raccolti nell’indagine “speciale immigrazione Italia-Europa” condotta dalla rete associativa e dei movimenti guidati da Aodi, aggiornata al 31 luglio 2026 e iniziata a gennaio di quest’anno, nell’anno in corso sono stati registrati oltre 63mila arrivi in Europa. In Italia sono 19.785 le persone sbarcate dall’inizio dell’anno, contro le 43.862 dello stesso periodo del 2025 e le 42.999 del 2024. Una riduzione consistente che non cancella il costo umano delle rotte irregolari, segnate da naufragi, imbarcazioni insicure, violenza, sfruttamento, tratta, detenzione e abusi.
Parallelamente, Italia ed Europa continuano ad avere bisogno di lavoratori e professionalità di origine straniera in numerosi comparti, dalla sanità all’assistenza, dall’agricoltura ai trasporti. L’Italia, con il Decreto Flussi 2026-2028, ha programmato 497.550 ingressi regolari per lavoro nel triennio, di cui 164.850 nel 2026.
A intervenire, a nome della rete associativa e dei movimenti, è proprio il Prof. Foad Aodi, medico-ortopedico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata.
CANARIE, L’ULTIMA TRAGEDIA: OTTO MORTI E DECINE DI DISPERSI DOPO QUASI UN MESE ALLA DERIVA
A confermare ancora una volta il costo umano delle rotte irregolari è la tragedia avvenuta al largo delle Canarie. Un’imbarcazione partita il 7 agosto dal Gambia con 128 migranti a bordo è rimasta alla deriva nell’Atlantico per quasi un mese, senza cibo né acqua. Nella notte tra mercoledì e giovedì, a circa 120 chilometri da Gran Canaria, la Guardia costiera spagnola ha tratto in salvo 44 persone e recuperato otto corpi, tra cui quelli di tre donne e una neonata. All’appello mancano ancora circa 80 persone per le quali ormai si sono perse le speranze e che le autorità internazionali annoverano già tra le vittime. Una nuova tragedia che riporta in primo piano la pericolosità delle rotte irregolari e la necessità di costruire alternative legali e sicure nei Paesi di origine.
AODI: «BARCHETTE SEMPRE PIÙ INSICURE, IL “BIGLIETTO DELLA SPERANZA E DELLA MORTE” SUPERA I 5MILA EURO»
«Una delle ragioni principali dell’aumento delle vittime è rappresentata dalle condizioni sempre più drammatiche in cui vengono affrontate le traversate. Vengono utilizzati barconi di spessore molto ridotto e di qualità pessima, mezzi assolutamente insicuri sui quali le persone vengono abbandonate dopo avere pagato quello che definiamo il “biglietto della speranza e della morte”. Un viaggio che oggi arriva a costare mediamente oltre 5mila euro. I trafficanti incassano il denaro e poi lasciano uomini, donne e bambini al loro destino», denuncia Aodi.
«Per questo non possiamo limitarci a parlare di protezione dei confini e di Schengen. Bisogna tornare al punto di partenza: aiutare concretamente le persone nei Paesi di origine, rendere operativi gli accordi bilaterali, combattere i mercanti di esseri umani e promuovere l’immigrazione regolare e ufficialmente dichiarata, attraverso intese tra gli Stati come quella tra Italia ed Egitto. Italia ed Europa hanno bisogno di manodopera in numerosi settori e di professionisti qualificati, a cominciare dalla sanità: dobbiamo creare percorsi legali che rispondano a questi fabbisogni».
«C’è infine un’altra battaglia fondamentale da combattere: quella contro la disinformazione. Troppi giovani nei Paesi di origine ricevono notizie false sull’Europa, sulle possibilità di lavoro e sul futuro che li attenderebbe una volta arrivati. Si alimentano speranze che spesso non corrispondono alla realtà e che finiscono nelle mani dei trafficanti. Informazione corretta, formazione nei Paesi di origine, accordi bilaterali e canali regolari devono diventare parte della stessa strategia», conclude Aodi.
AODI: «BASTA TRAGEDIE, SERVONO ALTERNATIVE LEGALI»
«Basta tragedie nel mare. Solo l’11% di chi parte attraverso le rotte irregolari riesce ad arrivare in Italia e in Europa. Moltissimi tornano indietro dopo uno o due giorni perché non riescono a proseguire, altri vengono fermati lungo il percorso e tanti purtroppo muoiono. Negli ultimi tre anni abbiamo registrato un aumento del 33% dei morti nei mari, insieme a una crescita della violenza lungo le rotte. Non possiamo continuare a contare le vittime e ricominciare la stessa discussione dopo il naufragio successivo», afferma Aodi.
«Combattere l’immigrazione irregolare significa impedire che chi cerca un futuro migliore debba affidare la propria vita ai trafficanti e alla criminalità. Bisogna concretizzare gli accordi bilaterali e le convenzioni tra Italia, Europa e Paesi di origine trasformandoli in percorsi operativi: individuazione dei fabbisogni, selezione trasparente, formazione professionale e linguistica, verifica delle competenze e ingresso regolare. La preparazione deve iniziare prima della partenza, non quando la persona è già arrivata in Europa dopo avere rischiato la vita».
Il tema si lega direttamente alle necessità del mercato del lavoro. «Italia ed Europa hanno bisogno di lavoratori in tanti settori e anche di professionisti qualificati della sanità. Se l’Italia programma quasi 500mila ingressi regolari nel triennio 2026-2028 significa che la domanda esiste. Bisogna collegare i canali legali ai fabbisogni reali, formando nei Paesi di origine le persone che possono inserirsi nei settori in cui mancano lavoratori e professionisti».
DAL MANIFESTO BUONA IMMIGRAZIONE AL MANIFESTO “UNIONE PER L’ITALIA”: L’IMPEGNO DELLE ASSOCIAZIONI E DEI MOVIMENTI
È la linea portata avanti dalla rete associativa e dai movimenti attraverso il Manifesto della Buona Immigrazione, fondato su legalità, diritti e doveri, formazione, lavoro, integrazione e contrasto allo sfruttamento, e sviluppata oggi nel Manifesto Politico Interculturale Internazionale “Unione per l’Italia”, che mette al centro integrazione, cittadinanza, merito, partecipazione, giovani e seconde generazioni, lavoro, sanità e cooperazione internazionale.
«Noi siamo a favore della Buona Immigrazione e contro l’immigrazione irregolare proprio perché conosciamo il prezzo umano dell’irregolarità. Vogliamo sapere chi arriva, perché arriva, quali competenze possiede e quale percorso di integrazione può costruire. Chi nasce, cresce e viene educato in Italia deve sentirsi parte del futuro del Paese; chi arriva regolarmente deve avere percorsi chiari di integrazione; chi vuole venire per lavorare deve poterlo fare attraverso regole certe, senza consegnarsi ai trafficanti», prosegue Aodi.
LE PRIORITÀ
«Chiediamo accordi bilaterali realmente operativi con i Paesi di origine, formazione professionale e linguistica prima della partenza, canali legali collegati ai fabbisogni del lavoro e della sanità, contrasto ai trafficanti, alla tratta, allo sfruttamento e alle violenze e percorsi di integrazione per chi arriva legalmente, lavora, studia e rispetta le regole».
«Bisogna intervenire prima che le persone salgano su quelle barche. Sicurezza e integrazione devono procedere insieme. Basta politiche che intervengono soltanto dopo le tragedie: servono prevenzione, programmazione e cooperazione. Combattiamo l’immigrazione irregolare costruendo la Buona Immigrazione», conclude Aodi.
