L’attacco al King Khalid International Airport ha provocato vittime di diverse nazionalità e centinaia di feriti, alcuni in gravi condizioni. Sospese temporaneamente le operazioni nello scalo, mentre diverse ambasciate invitano i propri cittadini a mantenersi lontani dall’area
AgenPress. Un forte boato, le evacuazioni d’emergenza e un incessante viavai di ambulanze ed elicotteri. È lo scenario seguito all’attacco che ha colpito il King Khalid International Airport di Riad, in Arabia Saudita, provocando almeno 12 morti e 309 feriti. Secondo quanto riferito dalle autorità saudite per l’aviazione civile, tra le persone coinvolte figurano cittadini di diverse nazionalità, mentre alcuni dei feriti versano in condizioni gravi.
A ricostruire la dinamica dell’attacco sono le prime informazioni diffuse dalle autorità e dalle fonti diplomatiche. Una fonte diplomatica ha attribuito l’esplosione a un missile lanciato dagli Houthi, il movimento armato yemenita sostenuto dall’Iran. La responsabilità dell’attacco, tuttavia, non è stata rivendicata ufficialmente dagli Houthi nelle prime comunicazioni riportate dai media internazionali.
Il bilancio diffuso dall’Autorità generale per l’aviazione civile saudita parla di 12 persone uccise e 309 ferite. Tra le vittime si contano quattro cittadini sauditi, due bengalesi e un cittadino rispettivamente degli Stati Uniti, dell’Egitto, della Giordania, della Siria, della Palestina e del Sudan.
Le persone ferite sono state soccorse e trasferite nelle strutture sanitarie, mentre i servizi di emergenza hanno operato nell’area aeroportuale per prestare assistenza e mettere in sicurezza le zone interessate. Alcuni feriti sarebbero in condizioni critiche. Le autorità hanno inoltre segnalato danni materiali, la cui entità è ancora in fase di valutazione.
Le testimonianze raccolte sul posto descrivono momenti di forte concitazione, con passeggeri e personale aeroportuale allontanati dalle aree considerate a rischio. Secondo le prime ricostruzioni, tra le persone coinvolte vi sarebbero anche viaggiatori diretti verso la Mecca per il pellegrinaggio.
Dopo l’attacco, le operazioni al King Khalid International Airport sono state temporaneamente sospese per consentire le verifiche di sicurezza e la valutazione dei danni. La situazione ha provocato disagi ai passeggeri e possibili ripercussioni sui collegamenti aerei, con voli sospesi o dirottati e compagnie costrette a rivedere i propri programmi.
L’aeroporto di Riad rappresenta uno snodo strategico per il traffico aereo regionale e internazionale. Un’interruzione prolungata delle attività potrebbe quindi avere conseguenze anche sui collegamenti con altri Paesi del Medio Oriente.
Le autorità saudite stanno verificando l’entità dei danni e le condizioni di sicurezza dello scalo prima di procedere al ripristino completo delle operazioni.
L’attacco ha determinato un immediato innalzamento dell’attenzione diplomatica. Diverse rappresentanze straniere presenti in Arabia Saudita, tra cui quelle degli Stati Uniti, del Regno Unito, dell’Irlanda e del Canada, hanno diffuso avvisi di sicurezza rivolti ai propri cittadini.
La missione diplomatica statunitense ha dichiarato di essere a conoscenza degli attacchi contro l’aeroporto e ha raccomandato ai cittadini americani di evitare lo scalo e le aree circostanti. Gli avvisi invitano inoltre a seguire gli aggiornamenti ufficiali e a mantenersi informati sull’evoluzione della situazione.
Le indicazioni rivolte ai viaggiatori si inseriscono in un quadro di crescente preoccupazione per la sicurezza dei collegamenti aerei nella regione. Chi deve partire o transitare dall’Arabia Saudita è invitato a verificare lo stato del proprio volo direttamente con la compagnia aerea e a consultare gli aggiornamenti delle autorità competenti.
L’attacco si inserisce in una fase di forte escalation del conflitto che coinvolge lo Yemen e l’Arabia Saudita. Il regno saudita sostiene militarmente il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, mentre gli Houthi controllano vaste aree del Paese e hanno più volte condotto operazioni contro obiettivi sauditi.
La coalizione a guida saudita ha attribuito agli Houthi la responsabilità dell’attacco e ha condannato l’operazione, definendola un grave crimine di guerra. Anche il segretario di Stato americano Marco Rubio ha espresso la condanna di Washington per gli attacchi contro l’Arabia Saudita.
Il presidente statunitense Donald Trump, interpellato sulla possibilità che gli Stati Uniti partecipino a ulteriori operazioni militari contro gli Houthi, ha dichiarato che l’amministrazione avrebbe valutato la situazione.
Il rischio è che il raid contribuisca ad allargare ulteriormente il fronte delle ostilità, con ripercussioni sulla sicurezza dei civili, sui trasporti e sulla stabilità dell’intera regione.
Il bilancio di 12 morti e 309 feriti rende l’attacco all’aeroporto di Riad uno degli episodi più gravi registrati recentemente nel Golfo. Le conseguenze immediate riguardano non soltanto le vittime e i loro familiari, ma anche migliaia di passeggeri che potrebbero subire cancellazioni, ritardi e modifiche agli itinerari.
Resta ora da chiarire con precisione la dinamica dell’impatto, accertare l’entità dei danni e stabilire quando lo scalo potrà tornare a operare regolarmente. Sul piano diplomatico e militare, l’attenzione è rivolta alle possibili risposte dell’Arabia Saudita e dei suoi alleati.
Mentre proseguono gli accertamenti, le autorità invitano la popolazione e i viaggiatori a rispettare le disposizioni di sicurezza. L’evoluzione della crisi resta incerta, in un contesto regionale già segnato da tensioni e scontri che minacciano di estendersi oltre i confini dello Yemen.
