Nuovi elementi genetici al centro degli accertamenti sulla morte della donna scomparsa a Trieste il 14 dicembre 2021 e ritrovata senza vita il 5 gennaio 2022. Resta da chiarire a chi appartengano le tracce e quando siano state depositate
AgenPress. Il caso di Liliana Resinovich torna al centro dell’attenzione investigativa con nuovi interrogativi legati alle tracce biologiche rinvenute sui reperti. Sui jeans indossati dalla donna e su uno dei sacchi neri utilizzati per avvolgere il corpo sarebbero state individuate tracce di DNA riconducibili a un uomo non ancora identificato.
Liliana, 63 anni, era scomparsa da Trieste il 14 dicembre 2021. Il suo corpo venne ritrovato il 5 gennaio 2022 nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico di San Giovanni, dando inizio a un’indagine complessa, segnata da accertamenti medico-legali e scientifici che, a distanza di anni, continuano a essere approfonditi.
L’eventuale presenza di materiale genetico maschile sugli indumenti della vittima e sui sacchi che avvolgevano il cadavere rappresenta un elemento da valutare nel quadro complessivo delle indagini. Il punto fondamentale sarà stabilire la natura delle tracce, la loro effettiva attribuibilità a una persona e le circostanze in cui potrebbero essere state lasciate.
Il ritrovamento di DNA, infatti, non dimostra automaticamente che la persona a cui appartiene abbia avuto un ruolo nella morte di Liliana. Per interpretare correttamente il dato scientifico occorre considerare anche il luogo in cui il materiale genetico è stato individuato, le modalità di raccolta dei campioni e le possibili occasioni di contaminazione o di contatto precedente.
Sarà quindi necessario verificare se gli accertamenti consentano di ottenere un profilo genetico utilizzabile per identificare il soggetto e confrontarlo con eventuali campioni già acquisiti dagli investigatori.
I sacchi utilizzati per avvolgere il corpo di Liliana sono da tempo al centro delle verifiche tecniche. Nell’agosto 2025, per esempio, un accertamento della Polizia scientifica aveva stabilito che una particolare impronta presente su uno dei sacchi, inizialmente descritta come compatibile con un guanto, poteva invece essere stata prodotta dalla trama dei jeans della donna. Un risultato che ha contribuito a chiarire la natura di quella specifica traccia, senza risolvere tutti gli interrogativi sulla vicenda.
Nel corso del 2026 sono proseguiti ulteriori approfondimenti sui reperti, comprese le analisi genetiche, merceologiche e dattiloscopiche. Gli esperti sono chiamati a esaminare diversi elementi, nel tentativo di ricostruire le circostanze della morte e verificare la possibile presenza di tracce riconducibili a persone entrate in contatto con la vittima.
La morte di Liliana Resinovich continua a sollevare domande sulle ultime ore della donna e sulle modalità con cui il corpo venne ritrovato. Ogni nuovo risultato scientifico deve essere valutato insieme agli altri elementi raccolti, evitando conclusioni premature sull’identità di eventuali soggetti coinvolti.
L’eventuale identificazione del DNA maschile rappresenterebbe un passaggio importante per gli accertamenti, ma non sarebbe, da sola, sufficiente a stabilire responsabilità penali. Saranno i risultati delle analisi e il loro confronto con il resto delle prove a determinare se queste tracce potranno contribuire concretamente a fare luce sulla vicenda.
Per ora, la domanda centrale resta aperta: a chi appartiene il DNA individuato sui reperti e quale significato può assumere nella ricostruzione della morte di Liliana Resinovich?
