Washington interviene dopo le polemiche sulla diplomatica nominata da Donald Trump. Al centro delle accuse, presunti comportamenti impropri e la richiesta di 100 mila dollari a un finanziatore vicino al presidente. La difesa dell’ambasciatrice respinge le contestazioni
AgenPress. La Casa Bianca ha chiesto a Kimberly Guilfoyle, ambasciatrice degli Stati Uniti in Grecia, di lasciare il proprio incarico. La decisione è stata annunciata martedì dalla portavoce presidenziale Katie Zacharia, dopo settimane di polemiche legate a una serie di presunti comportamenti impropri attribuiti alla diplomatica.
«Abbiamo chiesto all’ambasciatrice Guilfoyle di dimettersi», ha dichiarato Zacharia durante un incontro con la stampa, aggiungendo che Guilfoyle è stata «una risorsa preziosa per la squadra» e che l’amministrazione le augura il meglio per il futuro. La Casa Bianca non ha indicato ufficialmente, nell’annuncio, una motivazione specifica per la richiesta.
La decisione arriva dopo le inchieste pubblicate dal Wall Street Journal, che hanno sollevato dubbi sulla condotta di Guilfoyle prima della sua nomina e durante il mandato diplomatico ad Atene.
Una delle contestazioni più rilevanti riguarda una presunta richiesta di 100 mila dollari rivolta a un finanziatore vicino a Donald Trump, con l’obiettivo di coprire un debito legato alla propria carta di credito. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, la richiesta sarebbe stata accompagnata dalla prospettiva di facilitare l’accesso a esponenti dell’amministrazione statunitense. Il pagamento, stando alle informazioni pubblicate, non sarebbe stato effettuato.
Altre segnalazioni riguardano presunti tentativi di favorire interessi commerciali privati e comportamenti ritenuti inappropriati nei rapporti con interlocutori greci. Si tratta di accuse riportate dai media, che non devono essere confuse con responsabilità accertate in sede giudiziaria.
Guilfoyle, ex conduttrice televisiva di Fox News ed ex procuratrice in California, è una figura da tempo legata all’ambiente politico di Trump. Prima della nomina ad ambasciatrice era fidanzata con Donald Trump Jr., figlio maggiore del presidente.
I suoi legali hanno contestato le accuse, respingendo l’ipotesi di condotte illecite. In particolare, hanno sostenuto che le somme richieste al finanziatore fossero pagamenti dovuti per attività professionali, interventi pubblici e conferenze svolti prima della sua nomina diplomatica. Hanno inoltre difeso la regolarità dei suoi viaggi su aerei privati, affermando che sarebbero stati effettuati nel rispetto delle indicazioni del Dipartimento di Stato.
Anche la posizione dell’amministrazione statunitense si è evoluta nel corso degli ultimi giorni. Il presidente Trump aveva dichiarato lunedì di stare valutando la possibilità di rimuovere l’ambasciatrice, aggiungendo: «Non siamo soddisfatti». La richiesta di dimissioni resa pubblica il giorno successivo segna un passaggio concreto nella gestione della vicenda.
Il caso assume rilievo anche per i rapporti tra Washington e Atene. L’ambasciatore rappresenta ufficialmente gli Stati Uniti nel Paese ospitante e svolge un ruolo importante nel coordinamento delle relazioni politiche, economiche e strategiche. Le contestazioni relative a presunte interferenze negli affari interni greci e a possibili rapporti privilegiati con interessi commerciali hanno quindi alimentato interrogativi sull’operato della rappresentanza americana.
Esponenti democratici del Congresso statunitense hanno chiesto approfondimenti sulla condotta dell’ambasciatrice. L’ispettorato generale del Dipartimento di Stato starebbe esaminando le segnalazioni, anche se non è chiaro se sia stata formalmente avviata un’indagine completa.
La richiesta di dimissioni apre ora una nuova fase della vicenda. Resta da chiarire quando Guilfoyle lascerà effettivamente l’incarico e quali saranno gli eventuali sviluppi degli accertamenti. Per il momento, la posizione ufficiale della Casa Bianca è chiara sul piano politico, mentre le contestazioni rivolte alla diplomatica restano oggetto di verifica.
