AgenPress. Un’inchiesta scuote le forze dell’ordine in servizio alla stazione Termini. Ventuno tra poliziotti e carabinieri, in particolare appartenenti alla Polfer e all’Arma impiegati presso lo scalo ferroviario, sono indagati per furto aggravato. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbero sottratto merce all’interno dello store Coin di via Giolitti, a pochi passi dalla stazione.
Le indagini sono partite dalla scoperta di un ammanco complessivo di circa 184mila euro registrato dal punto vendita. Una cifra che ha subito fatto scattare verifiche interne e controlli più approfonditi, fino a far emergere un presunto sistema illecito che, secondo l’accusa, si sarebbe protratto nel tempo.
Determinante sarebbe stato il ruolo di una cassiera del negozio, considerata dagli investigatori la “talpa” dell’operazione. La donna avrebbe agevolato i furti, consentendo – stando all’ipotesi accusatoria – di eludere i controlli e far uscire la merce senza regolare pagamento o registrazione. Attraverso l’analisi delle transazioni, delle immagini di videosorveglianza e degli scontrini, gli investigatori sarebbero riusciti a ricostruire numerosi episodi sospetti.
L’inchiesta, coordinata dalla procura capitolina, ipotizza il reato di furto aggravato in concorso. Al momento si tratta di accuse ancora tutte da verificare nel corso del procedimento: per i 21 indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
In dettaglio, nell’elenco degli indagati ci sono 9 agenti di polizia e 12 Carabinieri. Tra i poliziotti figura un dirigente della Polfer, due commissari, un ispettore, un assistente capo, un vice sovrintendente, un assistente capo coordinatore, un sovrintendente capo, un’agente. Tra i militari dell’Arma invece un brigadiere, diversi vice brigadieri e infine appuntati scelti in servizio allo scalo.
Il sistema prevedeva piccole sottrazioni quotidiane, per non dare nell’occhio, ma che sommate hanno portato a un ammanco di quasi 200 mila euro. Ai furti degli agenti in divisa si aggiungono poi quelli che vedono coinvolti i dipendenti dei negozi vicini, sempre con la complicità della stessa addetta alla cassa numero 5, che da tutta la faccenda, aveva un suo ritorno. Infatti, ai ‘colleghi’ rivendeva i prodotti a prezzi scontatissimi per incassarne direttamente il contante, senza registrarlo.
La vicenda ha inevitabilmente sollevato interrogativi e imbarazzo, trattandosi di appartenenti alle forze dell’ordine impegnati proprio nella tutela della sicurezza pubblica in una delle aree più sensibili della Capitale. Non si escludono provvedimenti disciplinari interni, che potrebbero affiancarsi all’iter giudiziario.
Ulteriori sviluppi sono attesi nelle prossime settimane, quando l’attività investigativa potrebbe chiarire l’esatta portata dei fatti e le eventuali responsabilità individuali.
