Gravidanza fisiologica, nuove linee guida Iss. FNOPO: “più informazione e counselling per scelte consapevoli”

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Aggiornata la terza parte della linea guida “Gravidanza fisiologica” dell’ISS. Angela Maccagnola, consigliera del Comitato centrale FNOPO, sottolinea il valore della linea guida per la professione ostetrica quale strumento fondamentale per garantire qualità, appropriatezza e sicurezza nelle cure, in linea con un modello centrato sulla donna e nel rispetto del  ruolo dell’ostetrica nel garantire informazione, continuità assistenziale e scelte consapevoli


AgenPress. Individuare precocemente eventuali anomalie fetali, migliorare l’appropriatezza degli esami in gravidanza e rafforzare l’informazione alle donne. Sono alcuni degli obiettivi della terza parte dell’aggiornamento della linea guida “Gravidanza fisiologica”, presentata dall’Istituto superiore di sanità nell’ambito delle attività del Sistema nazionale linee guida. Tra le principali indicazioni emerge la raccomandazione di offrire l’ecografia nel primo trimestre, oltre a quella già prevista nel secondo, mentre l’esame nel terzo trimestre non è indicato di routine nelle gravidanze fisiologiche, salvo specifiche condizioni cliniche. Il documento affronta inoltre temi cruciali come lo screening e la diagnosi delle anomalie fetali strutturali, lo screening delle anomalie cromosomiche – in particolare trisomia 21, 13 e 18 – la corretta datazione della gravidanza, la valutazione della crescita e il monitoraggio del benessere fetale.

Un percorso di aggiornamento in più tappe

“L’aggiornamento – spiega Angela Maccagnola, consigliera del Comitato centrale della Federazione nazionale degli ordini della professione di ostetrica (FNOPO) – nasce dall’esigenza di offrire ai professionisti indicazioni sempre più solide e aggiornate -. L’obiettivo è allineare la pratica clinica alle conoscenze più avanzate, migliorare qualità e appropriatezza degli interventi assistenziali e, al tempo stesso, offrire alle strutture sanitarie indicazioni utili per un’organizzazione dei servizi più efficiente nell’utilizzo delle risorse”.

Il lavoro presentato dall’Iss rappresenta il terzo step di un percorso di revisione avviato negli ultimi anni.

“Questo aggiornamento è stato preceduto da altri due passaggi – ricorda Maccagnola -. Il primo, presentato a dicembre 2023, ha riguardato le informazioni da offrire alle donne durante il percorso nascita e gli screening delle malattie infettive da proporre in gravidanza. Il secondo aggiornamento, presentato a giugno 2025, ha invece affrontato l’organizzazione dell’assistenza, gli esami clinici e di laboratorio, gli screening dei problemi ematologici e il tema della vulnerabilità psico-sociale in gravidanza”. Con il nuovo aggiornamento l’attenzione si concentra soprattutto sugli strumenti diagnostici e sugli screening prenatali, oltre che su alcuni aspetti fondamentali del monitoraggio della gravidanza.

Screening prenatale e counselling

Uno degli elementi centrali del documento riguarda il percorso di screening prenatale e il bisogno di informazione da parte delle donne. “La linea guida ha innanzitutto valutato le esperienze e i bisogni informativi delle donne rispetto agli screening prenatali – sottolinea Maccagnola -. Per questo raccomanda di offrire un counselling prenatale a tutte le donne e alle coppie già in occasione del primo bilancio di salute, prevedendo un ulteriore momento di counselling nel caso in cui lo screening dia un risultato positivo”. Quando emergono risultati che richiedono ulteriori accertamenti, la linea guida suggerisce percorsi strutturati in centri di medicina materno-fetale dotati di tecnologie adeguate e team multidisciplinari.

“È fondamentale che in questi percorsi siano sempre rispettati i valori, le preferenze e le scelte della donna e della coppia – precisa la rappresentante della FNOPO -. La linea guida raccomanda di promuovere la partecipazione e l’autonomia decisionale della coppia, garantendo il tempo necessario per riflettere e compiere scelte realmente consapevoli”.

Ecografie e diagnosi prenatale

Un capitolo importante dell’aggiornamento riguarda l’utilizzo dell’ecografia nella diagnosi delle anomalie fetali. “La linea guida raccomanda di offrire a tutte le donne un’ecografia di screening per le anomalie fetali strutturali nel primo trimestre, tra 11+0 e 13+6 settimane, e nel secondo trimestre tra 19+0 e 21+0 settimane”, spiega Maccagnola. Diverso il discorso per il terzo trimestre. “L’ecografia in questa fase non dovrebbe essere proposta routinariamente a tutte le donne con gravidanza fisiologica – chiarisce -. È indicata solo in alcune situazioni specifiche, ad esempio se nel primo trimestre la translucenza nucale risulta pari o superiore a 3,5 millimetri, se vi è sospetto di anomalie strutturali o in presenza di altri fattori di rischio”.

Screening per le anomalie cromosomiche

Le nuove raccomandazioni affrontano anche il tema dello screening delle principali anomalie cromosomiche. “La linea guida sottolinea l’importanza di fornire informazioni chiare e complete sulle diverse opzioni di screening e diagnostiche – afferma Maccagnola -. Tutte le donne devono avere accesso al test di screening entro la tredicesima settimana di gravidanza”. Nei contesti in cui siano disponibili risorse e strutture accreditate, viene raccomandata l’offerta del test del DNA fetale libero circolante nel sangue materno tra 11+0 e 13+6 settimane, dopo un’ecografia che consenta di definire epoca gestazionale, vitalità e numero di embrioni. “Dove questo test non è disponibile, deve essere proposto il test combinato nello stesso periodo gestazionale – aggiunge -. Alle donne che risultano a rischio alto o intermedio dopo il test combinato può essere offerto il test del DNA fetale come screening contingente, sempre dopo un’adeguata consulenza”. La linea guida individua inoltre le situazioni in cui è indicata una consulenza genetica e, se necessario, una diagnosi prenatale invasiva come villocentesi o amniocentesi.

Datazione della gravidanza e crescita fetale

Tra le raccomandazioni figura anche l’importanza di una corretta datazione della gravidanza. “La linea guida raccomanda di offrire a tutte le donne un’ecografia nel primo trimestre, dopo la decima settimana e idealmente tra 11+0 e 13+6 settimane – spiega Maccagnola -. Se questo esame non è stato effettuato, l’ecografia dovrebbe essere proposta nel secondo trimestre”. La data presunta del parto, stabilita ecograficamente, deve essere riportata nella documentazione del percorso nascita, insieme a informazioni chiare per la donna sui risultati dell’esame e sui limiti della sua precisione. Per quanto riguarda invece la crescita fetale, viene raccomandata la misurazione della distanza tra fondo dell’utero e sinfisi pubica a partire dalla ventiquattresima settimana di gravidanza, con registrazione su un grafico clinico. “L’ecografia per valutare l’accrescimento fetale dovrebbe essere proposta solo se questa misura si discosta dai valori attesi o se la rilevazione risulta difficile”, precisa.

Il valore dei movimenti fetali

Un altro aspetto evidenziato nel documento riguarda la percezione dei movimenti fetali come indicatore del benessere del bambino. “La linea guida raccomanda di informare tutte le donne, entro la ventiquattresima settimana, sulle caratteristiche dei movimenti fetali normali – spiega Maccagnola -. La percezione soggettiva dei movimenti rappresenta infatti uno strumento importante per la valutazione del benessere fetale”. A partire dalla ventottesima settimana, ad ogni bilancio di salute deve essere registrata la percezione materna dei movimenti fetali e le eventuali preoccupazioni. In caso di riduzione o assenza dei movimenti, o se la donna è preoccupata, viene raccomandata una valutazione clinica tempestiva.

Comunicazione e formazione dei professionisti

Accanto agli aspetti clinici, la linea guida dedica ampio spazio alla comunicazione tra professionisti e donne.

“Viene raccomandato un approccio empatico, simmetrico e culturalmente adeguato – sottolinea Maccagnola -. È fondamentale creare le condizioni affinché la donna e la coppia possano essere realmente coinvolte nei processi decisionali, favorendo scelte informate e consapevoli”. Altro tema centrale è la formazione continua degli operatori sanitari. “L’aggiornamento continuo delle conoscenze e delle competenze, sia negli interventi clinici sia nella comunicazione e nella relazione con la donna, è essenziale –  osserva . Per questo la formazione deve rappresentare una componente strutturale e vincolante nei percorsi professionali di tutti i professionisti coinvolti nell’assistenza alla gravidanza”.

Il ruolo dell’ostetrica nel percorso nascita

L’aggiornamento delle linee guida riveste un interesse particolare per la professione ostetrica. “L’ostetrica è il professionista che opera nell’ambito ostetrico, neonatale e ginecologico e possiede competenze specifiche per la tutela e la promozione dei processi fisiologici della donna e del neonato”, spiega Maccagnola. Nel suo lavoro l’ostetrica assiste in autonomia i processi fisiologici e collabora con altri professionisti quando emergono fattori di rischio o condizioni patologiche. L’approccio è centrato sulla persona e sulla relazione con la donna. “L’ostetrica valorizza la partnership con la donna e sostiene i processi fisiologici – biologici, psicologici, sociali e culturali – intervenendo quando necessario e individuando tempestivamente le situazioni che richiedono assistenza aggiuntiva”, aggiunge. Un ruolo che si estende lungo tutto il percorso nascita, dalla fase preconcezionale al periodo postnatale, garantendo continuità assistenziale.

Un’assistenza integrata e personalizzata

Nei modelli di assistenza ostetrica, conclude Maccagnola, le ostetriche lavorano all’interno di reti assistenziali multidisciplinari. “Le ostetriche forniscono un’assistenza integrata, mirata a rispondere ai bisogni specifici di ogni donna e di ogni neonato – afferma -. Operano all’interno di team interdisciplinari basati su uguaglianza, fiducia e rispetto reciproco, garantendo un’assistenza personalizzata, flessibile e adeguata alle esigenze di salute di ciascuna donna”. L’obiettivo, in linea con le nuove indicazioni dell’Iss, è rafforzare un modello di assistenza sempre più appropriato, informato dalle evidenze scientifiche e capace di mettere al centro la donna e la qualità delle cure lungo tutto il percorso della gravidanza.

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