Violenza giovanile, ascolto e responsabilità educativa: il contributo di Silvia Nanni

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Nel corso della videoconferenza organizzata dalla Fondazione Insigniti OMRI sulla violenza giovanile, Silvia Nanni, Vicepresidente del Comitato provinciale di Varese della Fondazione OMRI  ha portato un contributo fondato sull’ascolto diretto del mondo scolastico. Dal confronto con i giovani emerge la richiesta di adulti autorevoli, presenti e coerenti, capaci di offrire regole chiare e punti di riferimento


AgenPress. Nel corso della videoconferenza promossa dalla Fondazione Insigniti OMRI sul tema della violenza giovanile e delle fragilità educative, Silvia Nanni, vicepresidente del Comitato provinciale di Varese, ha offerto un contributo fondato sull’esperienza diretta maturata nel confronto con studenti, docenti e dirigenti scolastici, richiamando con forza il bisogno, espresso dai giovani, di adulti autorevoli, presenti e coerenti.

Dall’ascolto sul campo emerge infatti una domanda chiara: regole comprensibili, punti di riferimento stabili e figure educative capaci di accompagnare i percorsi di crescita. Un dato che contrasta con una narrazione diffusa che tende a rappresentare le nuove generazioni come pienamente autosufficienti nella costruzione dei propri valori.

Alla luce di queste evidenze, l’intervento di Nanni si colloca in modo coerente rispetto alle priorità di intervento individuate. In particolare, viene ribadita la centralità della prevenzione precoce in ambito scolastico, attraverso il rafforzamento delle competenze di docenti e dirigenti nel riconoscere i segnali di disagio e nel costruire contesti educativi più solidi. Parallelamente, appare fondamentale un supporto strutturato alle famiglie, affinché possano esercitare con maggiore efficacia il proprio ruolo educativo, soprattutto nei contesti più fragili.

Un ulteriore elemento di riflessione riguarda la percezione della violenza tra i giovani, spesso normalizzata dall’esposizione continua a contenuti digitali e mediatici. In questo scenario, il rischio è una progressiva attenuazione della capacità di distinguere tra rappresentazione e realtà, con effetti sulla consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni. Da qui l’esigenza di rafforzare non solo i presìdi educativi, ma anche i presìdi territoriali, capaci di intercettare precocemente situazioni di disagio attraverso la presenza integrata di educatori, servizi sociali e luoghi di aggregazione.

Nanni ha inoltre sottolineato l’importanza di costruire percorsi personalizzati per i minori a rischio, orientati alla responsabilizzazione e al reinserimento, evitando approcci esclusivamente sanzionatori. In questa prospettiva, assumono un ruolo strategico anche l’accesso diffuso ad attività culturali e sportive, strumenti concreti di inclusione e prevenzione.

Al centro del suo intervento resta tuttavia il tema del coordinamento: senza una governance stabile tra scuola, famiglia, istituzioni e terzo settore, ogni azione rischia di perdere efficacia. Solo attraverso una rete educativa coesa è possibile restituire ai giovani riferimenti chiari e coerenti.

Infine, è stata richiamata la necessità di affiancare alle politiche di intervento sistemi di monitoraggio e valutazione, indispensabili per verificare l’efficacia delle azioni intraprese e orientare in modo continuo le strategie future.

L’intervento si inserisce così in una visione complessiva che riconosce nella qualità della relazione educativa, nella presenza adulta e nella capacità delle istituzioni di operare in modo integrato le leve principali per prevenire e contrastare la violenza giovanile.

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