AgenPress. A Venezia, il 9 maggio, Europa Radicale, Associazione radicale Certi Diritti, Radicali Venezia e Arts Against Aggression hanno portato in Laguna la “Vera Biennale del Dissenso”.
Opponendosi all’apertura del Padiglione Russia, megafono della propaganda del regime di Putin, le bandiere di Ucraina ed Europa hanno sfilato verso i Giardini della Biennale. I promotori: “L’arte non può essere usata per nascondere i crimini e i criminali di guerra”.
In occasione della Giornata dell’Europa e della contestata inaugurazione del Padiglione Russia alla Biennale di Venezia, le associazioni Europa Radicale, Associazione radicale Certi Diritti, Radicali Venezia e il movimento internazionale Arts Against Aggression hanno dato vita oggi a una manifestazione politica e artistica dirompente.
Il corteo, partito dal Ponte della Paglia, ha attraversato Riva degli Schiavoni portando con sé simboli di libertà negata: grandi bandiere dell’Ucraina e dell’Unione Europea — le stesse che hanno sventolato sulla scalinata Potëmkin a Odessa e nelle strade di Kyiv —, vessilli dei popoli oppressi dal regime di Putin e opere di artisti perseguitati, arrestati e uccisi dal Cremlino.
La marcia si è conclusa davanti ai Giardini della Biennale, proclamando la vera “Biennale del Dissenso”.
L’iniziativa si riallaccia idealmente alla storica Biennale del Dissenso del 1977, denunciando ancora una volta l’uso strumentale della cultura da parte di regimi liberticidi.
Igor Boni, Presidente di Europa Radicale, dichiara:
“Siamo qui per ribadire che non può esserci ‘normalità’ artistica mentre il regime di Putin compie uno sterminio sistematico in Ucraina e reprime ogni forma di libertà interna. Il Padiglione Russia non è un luogo di cultura ma un avamposto della propaganda del Cremlino, gestito da figure organiche all’oligarchia russa. La nostra presenza a Venezia ribadisce la centralità dei principi fondanti dell’Unione Europea: Stato di diritto, libertà e rispetto dei diritti umani. Restituire dignità alla Biennale significa dare voce agli artisti russi dissidenti, ai popoli colonizzati dall’imperialismo putiniano e a chiunque lotti contro l’aggressione russa.”
Chiara Squarcione, tra le organizzatrici dell’iniziativa e membro del Consiglio Direttivo di Europa Radicale, aggiunge:
“Buttafuoco ha invocato una Biennale ‘audace e libera’, ma ciò che abbiamo visto è l’ipocrisia di un’istituzione che apre le porte a chi finanzia la guerra. Il grande assente in questi Giardini è il dissenso autentico. Abbiamo portato in scena la realtà ignorata dalla direzione ufficiale: l’arte dei popoli oppressi e della comunità lgbti+ russa, perseguitata da leggi infami. Oggi, 9 maggio, festeggiamo l’Europa dei diritti opponendoci alla Laguna dei regimi.”
Nicola Bertoglio, Tesoriere dell’Associazione radicale Certi Diritti, sottolinea:
“La nostra presenza oggi è una denuncia necessaria contro un regime che ha fatto dell’omofobia e della discriminazione verso le persone lgbti+ un pilastro della propria identità politica e della propaganda di guerra. Portare i corpi, le opere e le istanze delle persone lgbti+ davanti al Padiglione Russia significa ricordare che i diritti civili sono il confine invalicabile tra democrazia e autoritarismo. Non permetteremo che la Biennale diventi lo specchio deformante di un regime che considera l’esistenza stessa delle minoranze un crimine.”
Durante l’iniziativa, artisti dissidenti e militanti hanno dato vita a performance e momenti di riflessione politica, ribadendo la richiesta di revoca delle onorificenze italiane ai gerarchi russi e consegnando simbolicamente cartoline indirizzate a Vladimir Putin con l’invito a presentarsi alla giustizia internazionale.
