AgenPress. “Io e il capitano Achab” di Pierfranco Bruni, (collana Gli Alianti, Solfanelli, 9,00 euro), è un breve romanzo intenso in cui la forza narrativa dello scrittore ha una prosa lirica e fortemente incastonata nella visione di un viaggio metaforico e onirico. È dentro la letteratura come destino e come mito.
Bruni lo dice subito senza alcuna retorica che non fa parte del suo linguaggio: “Ci sono personaggi che diventano metafore e Melville è un sognatore come l’autore di questo libro. O viceversa? Si scrive anche per evitare di avere incubi di notte”. Qui è il metodo profondo dello scrivere di Bruni . Qui è anche la sua poetica. Il personaggio è sostanzialmente metafora. Achab sembra essere una ossessione. Achab è tempo. È fragilità umana. Achab è una costante domanda. Achab è un abisso. Perché scrive Bruni: “Achab non può essere ognuno di noi. Perché Achab è soltanto Achab”.
Bruni non riscrive assolutamente Melville. Dialoga con Melville. Sogna Melville. Bruni in fondo diventa Melville. O viceversa. La letteratura è questo specchio. È eco. È sogno. È incubo. Si scrive per non avere incubi. Si scrive per abitarli. Si scrive per attraversarli. Si scrive per dare un nome. Si scrive per dare forma. Si scrive per non morire. Conoscitore attento di Cesare Pavese, è uno dei maggiori esperti della poetica pavesiana, Brini traduce il percorso dell’esistenza nel mito.
L’Achab di Bruni scende dal ponte del Pequod. Scende nella terra. Scende nel porto per vivere la vita e il Destino. È “un personaggio ironico e scontroso, ma sapeva stare al gioco”, scrive Bruni. Conta i mesi guardando la luna. Sente l’odore del mare. Legge le pagine della sua Bibbia. Frequenta bordelli e case di scommesse. Ci lascia quello che non possiede. Corteggia belle donne ed è quasi sempre corrisposto. Beve grappa e caffè amaro nelle giornate di cattiva stagione. Una metafora che intreccia lo scrittore al personaggio.
È uomo. È carne. È sangue. La balena bianca gli ha strappato una gamba. Il fatto lo tormenta. Ma non smette di desiderare di cercare di interrogare. Osserva la donna del porto e riflette: “Alla mia età la bellezza non si cerca. È il fato che si intromette per cercare di sconfiggere il tempo”. È come se ci portasse di fronte al fato al tempo alla bellezza alla sconfitta. Ci riporta al suo paese del vento. Tutto si racchiude in una frase: “Non morire prima di aver vissuto una sconfitta e una vittoria”.
Bruni e Achab si chiedeno: “Potrà mai essere sconfitto il tempo?”. La risposta è doppia. La risposta è umana. “Scrivere è un modo per attraversarlo. Sognare è un modo per rivivere la vita”. Scrivere è un ponte tra l’essere e lo scrivere stesso.
Leggiamo le intense pagine di questo libro per non essere Achab. Leggiamo per essere Achab. Perché Achab è soltanto Achab. Ma Achab è anche domanda. Ma la risposta è oltre le parole.
Lo stesso Pierfranco Bruni osserva: “È un racconto? Un diario? O un romanzo breve? Sarà il lettore a decidere”. Non è classificazione. È libertà. È letteratura. È vita. La vita non ha genere. La letteratura invece è diario. La vita è racconto. La vita è romanzo. La vita è breve. La vita è 86 pagine. La vita è ossessione. La vita è balena bianca. La vita è gamba perduta. La vita è bellezza che passa. La vita è tempo che non si sconfigge.
Bruni comunque sta tra il mito e la cronaca. Sta tra la poesia e la prosa. Sta tra la filosofia e il sangue. Il suo stile è questo. È stile che non separa. È stile che unisce. È stile che scava. È stile che interroga. È stile che racconta l’uomo. L’uomo Achab. L’uomo Bruni. L’uomo che legge. L’uomo che perde. L’uomo che scrive.
Leggendo Bruni diventiamo Achab. Diventiamo la sua domanda sul tempo. Diventiamo la sua scrittura. Diventiamo il suo sogno. Diventiamo la sua balena. Diventiamo la sua mancanza. Diventiamo la sua bellezza che passa. Diventiamo il suo fato.
Per questo è un libro necessario. È libro che interroga. È libro che resta. Resta come resta il mare. Resta come resta la luna. Resta come resta la domanda. Potrà mai essere sconfitto il tempo? Scrivere è un modo per attraversarlo. Sognare è un modo per rivivere la vita. Leggere Bruni è un modo per stare con Achab. Stare con Achab è un modo per stare con noi. Con la nostra ossessione. Con la nostra gamba mancante. Con la nostra balena bianca. Con il nostro destino.
Infatti se si dovesse definire questo importante libro di Pierfranco Bruni basterebbe una sottolineatura: si tratta di un libro destino Io e il capitano Achab. Potrebbe suonare anche come: Io Capitano Achab.
Miriam Katiaka
