Fassina: “L’Ucraina si può sostenere anche da fuori. In Europa è necessario fare investimenti”

- Advertisement -
- Advertisement -

AgenPress. “Ho perplessità sull’Ucraina in Europa, perché significherebbe che l’UE si consoliderebbe irreversibilmente verso un feroce mercato contro il lavoro e le piccole imprese. Finirebbe ogni prospettiva di una qualche capacità decisionale a livello geopolitico e quelle che si prenderanno saranno negative per la vecchia Europa e per le prospettive dei lavoratori. Un aspetto che viene sempre rimosso è che la politica estera non è una variabile neutrale dal punto di vista sociale: ha una dimensione sociale. Se oggi entra l’Ucraina, e quindi anche gli altri otto Stati in lista d’attesa, questi Paesi hanno decine di milioni di lavoratori che guadagnano 400 euro al mese.

Con 70-80 milioni di lavoratori con questi salari, cosa succederà ai lavoratori di questa parte dell’Europa? Su questa dinamica salariale, il peso dell’immigrazione e dei salari hanno effetti analoghi sul mercato del lavoro. Quando, per lavori già scarsamente remunerativi, c’è un’offerta di lavoro spesso irregolare, perché ad esempio manca il permesso di soggiorno oppure sono persone che legittimamente si spostano da dove si guadagna 400 a dove guadagna 1000, si ha l’effetto dumping sociale. Non è un caso che non siano cresciuti i salari in Europa e che sia aumentata la disuguaglianza che ha reso la classe media sempre più in difficoltà. Ci sono stati fenomeni che si chiamano movimenti di capitali, di merci, di servizi, di persone. Questa non è la concorrenza, la concorrenza produce benefici quando tutti giocano sullo stesso terreno. Le delocalizzazioni non avvengono perché gli imprenditori sono cattivi, ma se posso produrre dove pago meno tasse e meno i lavoratori”.

Queste le parole di Stefano Fassina, economista, su Radio Cusano, nel corso del programma “Battitori Liberi”, condotto da Gianluca Fabi e Savino Balzano.

“Per sostenere l’Ucraina l’unico modo non è portarla dentro, si può sostenere anche da fuori. Da tre anni è stata avviata la comunità politica europea, un’organizzazione di una quarantina di Stati sufficiente per il coordinamento politico e per dare gli aiuti economici ci sono tanti programmi. Se entrano l’Ucraina e gli altri otto Stati diventerebbe un’UE a trentasei Stati. C’è una scuola di pensiero che dice che si toglierà il voto all’unanimità facendo quello a maggioranza. Premesso che non succederà mai, trovatemi un partito che nell’UE pensa di togliere il diritto di veto. Se si toglie, cosa succede? Qual è la cornice entro cui si esercita la maggioranza? I trattati europei hanno come principio guida la stabilità dei prezzi”, ha proseguito Fassina. “L’operazione che si intende fare è un’operazione disperata di una classe dirigente che punta a sopravvivere e ha bisogno di un contesto di guerra permanente. Il punto è evitare di continuare a far del male a lavoratori e piccole imprese”.

“Bisogna cominciare a fare quello che si fa molto poco, non solo in Italia: gli investimenti. La Cina in questi venti anni ha fatto investimenti per la politica industriale. Bisogna iniziare a fare questo in modo sistematico e poi redistribuire”, ha concluso Fassina. “Dobbiamo capire che è finito quel mondo neoliberista: se non si capisce ci schiantiamo, anche sul piano della democrazia. C’è un’ottusità a non riconoscere che un impianto di regolazione dell’economia non funziona, va rivisto, ha spremuto troppo le classi medie. Se non si cambia ci sarà la rivolta”.

- Advertisement -

Potrebbe Interessarti

- Advertisement -

Ultime Notizie

- Advertisement -