AgenPress. Tra i temi tornati al centro del dibattito sul caso Garlasco c’è quello dello scontrino del parcheggio di Vigevano, documento presentato nel 2008 e per anni considerato uno degli elementi a sostegno della posizione di Andrea Sempio. Nelle più recenti ricostruzioni, tuttavia, l’attenzione si è spostata sulla figura di Antonio Bugada, vigile del fuoco e amico della madre di Sempio, il cui nome riemerge nell’ambito delle verifiche sull’effettiva provenienza dello scontrino.
Secondo la giornalista Rita Cavallaro, Bugada “è entrato nella storia di Garlasco perché è stato sentito come testimone in merito allo scontrino del parcheggio di Vigevano, presentato il 4 ottobre 2008 come alibi”. Cavallaro precisa inoltre che, alla luce delle attuali ricostruzioni, “oggi ci dicono che non lo è, ma per la Procura non è stato fatto da Sempio”, sottolineando come il documento continui a rappresentare un elemento di interesse investigativo.
A ricostruire il contesto è anche Francesca Bugamelli, che evidenzia un dettaglio emerso dalle intercettazioni. Pur risultando in servizio presso la caserma dei vigili del fuoco di Vigevano dalle 8 alle 20 nel giorno dei fatti, Bugada avrebbe avuto la possibilità di allontanarsi temporaneamente dalla sede di lavoro, circostanza che, secondo quanto riferito, era abituale. In una conversazione intercettata con il figlio, lo stesso Bugada avrebbe affermato: “È saltato fuori il terzo uomo, ma il terzo uomo sono io”.
Sulla vicenda è intervenuto anche l’avvocato Antonio De Rensis, che ha preferito non entrare nel merito dei contenuti delle intercettazioni. “Sono fortemente in imbarazzo per i motivi che sanno chi ha sentito le intercettazioni e letto i verbali”, ha dichiarato, aggiungendo di voler mantenere il proprio ruolo tecnico e lasciare ad altri eventuali valutazioni.
Nel corso dell’inchiesta televisiva, la Iena Alessandro De Giuseppe ha riferito di aver raccolto la testimonianza di un collega di Bugada, Stefano, secondo il quale i vigili del fuoco erano soliti concedersi una pausa caffè intorno alle 11 in un bar situato proprio di fronte al parcheggio dove venne emesso lo scontrino. Lo stesso collega avrebbe raccontato che chi aveva una relazione sentimentale approfittava talvolta di quella pausa per incontrare la propria compagna. Da qui l’ipotesi, attribuita all’avvocato Massimo Lovati, che Bugada – soprannominato “Il Mandrillone” – possa essere stato presente nella zona e che lo scontrino possa essere stato effettuato dalla madre di Sempio durante un eventuale incontro.
De Giuseppe ha inoltre riferito che tra il 2022 e il 2023 la madre di Andrea Sempio avrebbe contattato Bugada in cerca di conforto, senza immaginare gli sviluppi successivi dell’inchiesta. “Nessuno va a sindacare sulla sua vita privata – ha osservato il giornalista – ma se diventa l’alibi è centrale”.
Di diverso avviso Armando Palmegiani, consulente della difesa di Andrea Sempio, che ha ridimensionato il peso attribuito allo scontrino. “Non abbiamo mai detto fosse un alibi”, ha affermato, aggiungendo di non ritenere che l’archiviazione dell’indagine nel 2017 sia dipesa da quel documento. Palmegiani ha inoltre richiamato un passaggio dell’informativa dei Carabinieri, secondo cui “non possiamo sapere se lo scontrino lo abbia fatto la mamma o Andrea”. Per il consulente, se gli investigatori avessero avuto prove che fosse stata la madre di Sempio a effettuare il pagamento, Bugada sarebbe già stato indagato. A sostegno di questa tesi cita anche una domanda rivolta dagli inquirenti al vigile del fuoco, relativa alla possibilità che la donna potesse essersi recata sul posto per osservarlo di nascosto.
Alla ricostruzione ha replicato nuovamente Rita Cavallaro, osservando che Bugada avrebbe risposto: “Penso di no”. Secondo la giornalista, proprio questa risposta spiegherebbe perché non vi fossero elementi tali da giustificare un’iscrizione nel registro degli indagati.
La vicenda dello scontrino di Vigevano resta dunque uno dei punti più discussi del caso Garlasco. Le diverse interpretazioni emerse negli ultimi mesi evidenziano come il documento continui a essere oggetto di analisi e confronto tra investigatori, consulenti e osservatori, senza che, allo stato attuale, siano emerse conclusioni definitive sulla sua effettiva rilevanza probatoria.
