La Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica interviene dopo un articolo pubblicato da Il Gazzettino di Pordenone sull’impiego di ostetriche nei reparti di Neonatologia degli ospedali di Pordenone e San Vito al Tagliamento. La presidente Silvia Vaccari: “L’assistenza al neonato rientra pienamente nelle competenze dell’ostetrica. Rappresentare la nostra presenza come un fattore di rischio per la sicurezza delle cure è una lettura inesatta e lesiva della professione”
AgenPress. La vicenda nasce in Friuli Venezia Giulia, dove la carenza di personale infermieristico e la necessità di garantire le ferie estive hanno spinto l’Azienda sanitaria a riorganizzare alcuni servizi dell’area materno-infantile degli ospedali di Pordenone e San Vito al Tagliamento. Secondo quanto riportato in un articolo pubblicato il 4 giugno da Il Gazzettino di Pordenone, sei ostetriche sarebbero state inserite nel reparto di Neonatologia dopo un periodo di affiancamento, consentendo lo spostamento di alcuni infermieri verso altre unità operative. Una scelta che la Cisl Fp di Pordenone ha definito problematica, sostenendo che ostetriche e infermieri seguano percorsi formativi differenti e che la presenza di neonati prematuri o con condizioni cliniche complesse richieda personale con competenze specifiche. Una ricostruzione che ha spinto la Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica (FNOPO) a chiedere formalmente al quotidiano la pubblicazione di una replica, finora rimasta senza risposta. Secondo la Federazione, infatti, l’articolo rischia di trasmettere all’opinione pubblica un messaggio fuorviante sulle competenze professionali delle ostetriche e di mettere ingiustamente in discussione il loro ruolo nell’assistenza neonatale.
La replica della FNOPO
“Comprendiamo le preoccupazioni legate alla cronica carenza di personale sanitario che interessa molte realtà del Servizio sanitario nazionale”, afferma la presidente della FNOPO Silvia Vaccari. “Tuttavia non possiamo accettare che il dibattito organizzativo venga condotto insinuando dubbi sull’idoneità professionale delle ostetriche nell’assistenza al neonato. Si tratta di competenze previste dalla normativa, acquisite durante il percorso universitario e quotidianamente esercitate nei percorsi materno-neonatali”.
Per la Federazione, il punto centrale della questione non riguarda la legittimità dell’impiego delle ostetriche nei contesti neonatali, ma la necessità di affrontare in modo strutturale le difficoltà organizzative che derivano dalla carenza di personale sanitario. “Le criticità del sistema non possono essere scaricate sulle professioni sanitarie, né tantomeno trasformarsi in un’occasione per mettere in discussione competenze riconosciute dalla legge”, prosegue Vaccari. “Le ostetriche rappresentano una risorsa fondamentale all’interno del percorso nascita e dell’assistenza materno-neonatale”.
L’assistenza al neonato è parte della professione ostetrica
La FNOPO ricorda che la professione ostetrica possiede una formazione universitaria specifica e competenze espressamente orientate alla tutela della salute della donna, della coppia, del neonato e della famiglia.
“L’assistenza al neonato rappresenta da sempre parte integrante del percorso formativo universitario e dell’esercizio professionale dell’ostetrica”, sottolinea la presidente. “Non si tratta di una competenza aggiuntiva o acquisita successivamente, ma di un ambito che appartiene alla professione sin dalla sua definizione normativa”. La Federazione richiama a sostegno della propria posizione la Legge 42 del 1999, il Decreto Ministeriale 740 del 1994 che disciplina il profilo professionale dell’ostetrica, gli ordinamenti didattici universitari, il Codice deontologico e le direttive europee recepite nell’ordinamento italiano. Un insieme di norme che attribuisce all’ostetrica specifiche competenze nel campo dell’assistenza ostetrico-ginecologica e neonatale, sia in ambito preventivo sia in quello assistenziale.
Un modello organizzativo già consolidato
Secondo la FNOPO, rappresentare la presenza delle ostetriche nei reparti di Neonatologia come un elemento critico o incompatibile con la sicurezza delle cure non corrisponde alla realtà di molte strutture sanitarie italiane. “Se nel caso di Pordenone il ricorso alle ostetriche è stato descritto come una soluzione adottata per far fronte a una situazione contingente, è altrettanto vero che in numerose realtà ospedaliere italiane la presenza dell’ostetrica nelle Unità operative di Neonatologia costituisce da anni un modello organizzativo consolidato e pienamente integrato nei percorsi assistenziali”, evidenzia Vaccari.
La presidente sottolinea inoltre come il lavoro in ambito materno-neonatale sia da sempre caratterizzato dalla collaborazione tra diverse professionalità sanitarie, ciascuna nel rispetto delle proprie competenze e responsabilità.
Informazione corretta e tutela della professione
Con la lettera inviata alla redazione del quotidiano, la FNOPO ha chiesto la pubblicazione di una replica o la concessione di uno spazio di approfondimento che consenta di illustrare correttamente il quadro normativo e professionale di riferimento. “Il confronto sulle difficoltà organizzative del sistema sanitario è necessario e va affrontato con serietà”, conclude Silvia Vaccari. “Ma è altrettanto importante che l’informazione fornita ai cittadini sia completa e corretta. Quando vengono diffuse rappresentazioni parziali o inesatte delle competenze professionali si rischia di alimentare sfiducia nei confronti di professionisti che ogni giorno garantiscono assistenza qualificata alle donne, ai neonati e alle famiglie. La professione ostetrica merita rispetto, così come meritano rispetto le norme che ne definiscono ruolo, responsabilità e competenze”.
