Paolo Borsellino e il dovere della verità

- Advertisement -
- Advertisement -

Nel trentatreesimo anniversario della strage di via D’Amelio, la Fondazione Insigniti OMRI propone una riflessione di Costantino Del Riccio, presidente del Comitato consultivo della Fondazione per la comunicazione istituzionale, dedicata al dovere della verità e al rigore della ricerca della giustizia


AgenPress. Ogni anniversario della strage di via D’Amelio rischia di ridursi a un rito della memoria. E’ un rischio inevitabile quando una tragedia entra nel calendario civile di un Paese.

Ma la memoria, per essere davvero viva, deve continuare a interrogare il presente.
Ricordare Paolo Borsellino non significa solo rendere omaggio al magistrato e agli agenti della sua scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli e Walter Eddie Cosina, assassinati il 19 luglio 1992. Significa riflettere quale rapporto esista oggi tra giustizia, istituzioni e democrazia.
Borsellino appartiene al patrimonio civile della Repubblica. La sua figura è il simbolo di una magistratura che considera la giurisdizione come servizio alla collettività, non come un esercizio burocratico del potere.

Ma ogni simbolo rischia di semplificare la realtà. La vicenda umana e professionale di Borsellino non è soltanto quella di un magistrato assassinato dalla mafia, ma di un servitore dello Stato che, consapevole del proprio destino, non rinunciò al dovere di continuare il proprio lavoro.

Le dichiarazioni dopo la strage di Capaci restituiscono questa consapevolezza. Borsellino sapeva di essere diventato un bersaglio e fece propria la tragica espressione coniata da Ninni Cassarà, ucciso il 6 agosto del 1985: quella dei “cadaveri che camminano”.

A quella consapevolezza si accompagnava un’assunzione di responsabilità: il magistrato non può permettere che la paura condizioni l’esercizio delle funzioni. Questa è la dimensione più profonda del suo insegnamento civile.

Il coraggio, per Borsellino, non era ricerca dell’eroismo, ma fedeltà al dovere.
La strage di Capaci segnò uno spartiacque. Borsellino comprese che l’attacco mafioso non mirava solo a colpire alcuni magistrati, ma minacciava l’autorità dello Stato.

Continuare il proprio lavoro significava impedire che la violenza criminale producesse il risultato più ambito: costringere le istituzioni ad arretrare.
Fu una scelta politica poiché riguardava la difesa dell’ordinamento costituzionale e della legalità repubblicana.

Ma la vicenda di Falcone e Borsellino non si esaurisce nello scontro tra Stato e mafia. Entrambi conobbero anche l’isolamento. Furono delegittimati, ostacolati, spesso lasciati soli.

Le denunce di Borsellino sullo smantellamento del pool antimafia, le incomprensioni nella magistratura e il procedimento disciplinare aperto nei suoi confronti testimoniano un conflitto più profondo: quello tra due diverse concezioni del ruolo del giudice.

Da un lato, una magistratura capace di cogliere le connessioni tra mafia, politica ed economia; dall’altro una visione più tradizionale, ancorata a un approccio della giurisdizione prevalentemente formale.
Ridurre questo contrasto a una vicenda personale significa trascurarne la portata storica. Era un confronto culturale destinato a influenzare profondamente l’evoluzione della magistratura italiana.

A oltre trent’anni dalla strage, la ricerca della verità sulla strage non può dirsi conclusa. Le indagini successive hanno rivelato che una parte dell’accertamento giudiziario si basava su dichiarazioni false, portando alla condanna di innocenti e la successiva revisione dell’impianto accusatorio.

Il depistaggio di via D’Amelio rappresenta uno dei momenti più drammatici della storia giudiziaria italiana. Non perché dimostri che la giustizia può sbagliare, ma perché mostra come l’emergenza, le convinzioni precostituite o fonti investigative non verificate possano compromettere la ricerca della verità.

In questo contesto, resta attuale un principio che Borsellino aveva più volte richiamato: il collaboratore di giustizia non può sostituire la prova. Le sue dichiarazioni sono un punto di partenza per ulteriori verifiche, mai un approdo definitivo.

Questo metodo investigativo, fondato sul rigore, conserva ancora validità e rappresenta un monito contro ogni tentazione di semplificazione.
Un altro grande tema che continua a interrogare studiosi e magistrati riguarda le molte zone d’ombra ancora irrisolte.

La scomparsa dell’agenda rossa, le anomalie registrate dopo la strage, il possibile coinvolgimento di soggetti esterni a Cosa nostra e le ragioni dell’accelerazione dell’attentato rimangono questioni aperte.

Che siano ancora oggetto di indagine non deve alimentare narrazioni complottistiche, ma ricordare che la ricerca della verità è un processo lungo e complesso

Questa consapevolezza distingue una memoria civile da una memoria retorica. La prima non cerca di sostituire il processo con il mito né trasforma ogni interrogativo irrisolto in una verità alternativa. Accetta la fatica dell’accertamento, riconoscendo che lo Stato si rafforza affrontando i propri errori con trasparenza.

L’eredità di Paolo Borsellino non consiste soltanto nell’esempio del magistrato che sacrifica la vita, ma un’idea di Stato capace di sottoporsi a verifica critica. Ogni errore riconosciuto, ogni depistaggio accertato e ogni innocente assolto dimostrano non una sconfitta della giustizia, ma la sua capacità di correggersi.

Commemorare Borsellino significa assumere un impegno che va oltre il ricordo: difendere l’autonomia della magistratura, promuovere una cultura della prova rigorosa e mantenere aperta la ricerca della verità, anche quando costringe le istituzioni a confrontarsi con le proprie responsabilità.
La forza delle democrazie risiede nella capacità di riconoscere e correggere gli errori.

Borsellino scelse di servire lo Stato perché credeva nella possibilità di renderlo migliore. Il suo lascito più profondo è ricordarci che la fedeltà alle istituzioni non consiste nel difenderle acriticamente, ma nel pretendere che rispettino i principi su cui si fonda la loro legittimità.

- Advertisement -

Potrebbe Interessarti

- Advertisement -

Ultime Notizie

- Advertisement -