AgenPress. “Da un certo punto di vista mi sembra il minimo che si possa fare per tracciare una certa discontinuità tra la politica con la P maiuscola, il prendersi carico della gente e occuparsene, e l’essere sottoposti a dodici aziende che dominano la tecnologia, l’economia e tutto il resto. Quello che interessa a loro è legittimo, ma dobbiamo capire cosa interessa a noi. Ci sono montagne di ricerche che testimoniano gli effetti collaterali dell’uso dei social nelle persone molto giovani. È chiaro che c’è un conflitto di interessi enorme. È chiaro che molti Paesi sono restii perché temono conseguenze. Questo vuole dire proibire, far sì che un bambino di 11 anni non stia dodici ore al giorno al telefonino. Se non riusciamo a dire che non va bene neanche questo, allora non lo so. Detto questo manca un pezzo: perché se io tolgo il tempo dedicato a una cosa, bisogna indicare cosa debba fare un bambino in alternativa, e questo non lo dice nessuno. Visto che la mamma sta sul telefonino 18 ore, il papà 19, pure la nonna è forte, allora un ragazzino cosa deve pensare? Devono dirmi cosa devono fare”.
Queste le parole di Paolo Crepet, psichiatra, su Radio Cusano, nel corso del programma “Battitori Liberi”, condotto da Gianluca Fabi e Savino Balzano.
“Se prendi un treno, il 90% delle persone passa il tempo di viaggio su quella roba lì. O noi siamo strani essere umani che improvvisamente facciamo questo solo per volontà e non per dipendenza o è evidente che quella cosa crea dipendenza. Osservando la persona lo si nota, lascia il telefono, poi lo riprende, scrolla. Il meccanismo che crea dipendenza è proprio lo scrollare, è scientifico. Non saranno tutti cretini, se qualcuno lo afferma poi bisogna dire anche che cosa questi professionisti hanno scritto di sbagliato. Cosa si pensa che porti di buono a un bambino che sta dalla mattina alla sera su questa roba qui”, ha proseguito il professore. “Qualche settimana fa c’è stata la visita della Principessa Kate in Italia, che è andata a Reggio Children a vedere la nostra realtà pedagogica più importante, alcune delle scuole materne e primarie che stanno a Reggio Emilia. È andata lì, non a vedere la Maserati, è andata a vedere i bambini come crescono. E noi le abbiamo fatto vedere i bambini che giocano con le matite. Allora vuol dire che è giusto che si faccia così”.
“Se si scrive su un foglio di carta un pensiero che viene in mente in corsivo, si mette in azione il cervello, che è un organo pregiato. La corteccia è attivata da ciò che fa manualmente, perché scrivere non è facile, servono coordinamento, memoria, attenzione, un sacco di cose che la banalità di una frase contiene. Se io tolgo tutto questo e tolgo tutto il resto, un bambino cresce meglio? Ma chi è che può dire una sciocchezza del genere? E allora per quale motivo dobbiamo consegnare le giovani generazioni all’idiozia?”, ha concluso Crepet. “Io trovo straordinaria l’intelligenza artificiale, ma vi racconto una cosa: io non sono sui social, ma c’è una società internazionale che fa delle cose con me, con la mia voce tutta falsa, in cui dico delle parole e che ho 80 anni. Ma io non ho 80 anni e se tu sei una persona che non ha neanche voglia di andare a vedere Wikipedia e dunque vedere quando è nato Paolo Crepet, allora si tenga questo mondo. Se un bambino è così, quando diventa adolescente poi diventa lobotomizzato. La legge di uno Stato che impone il divieto dei social agli Under 15 è anche la stessa cosa che dire che dobbiamo mettere una legge per evitare che sotto i 13 anni si usi cocaina. Chiaro no? Dopo fate come vi pare. Questo è, andate a vedere l’Odissea girata da un genio che non usa tecnologia”.
