Il presidente americano accusa le due emittenti e la giornalista Kaitlan Collins di essere «ossessionate» da lui. Lo scontro si inserisce nella controversia sull’accesso dei media alla Casa Bianca e in una battaglia giudiziaria davanti al giudice federale Timothy Kelly.
AgenPress. Donald Trump torna ad attaccare frontalmente i media che considera più ostili alla sua amministrazione. In un messaggio pubblicato su Truth Social, il presidente americano ha rivolto nuove accuse a CNN, MS NOW e alla giornalista Kaitlan Collins, contestando la loro presenza nell’area stampa delle Nazioni Unite durante l’Assemblea generale.
Trump ha sostenuto che Kaitlan Collins, nonostante secondo lui CNN avesse annunciato che non avrebbe più seguito le sue attività, fosse presente a New York per occuparsi ancora di lui. Nel suo messaggio ha accusato la giornalista e le due emittenti di avere una «dipendenza da Trump», arrivando a definirle «malate, traditrici e dementi».
Le parole del presidente sono arrivate dopo un confronto avvenuto al quartier generale delle Nazioni Unite. Collins, corrispondente della CNN, era tra i giornalisti presenti mentre Trump partecipava agli appuntamenti legati all’Assemblea generale.
La giornalista ha contestato la ricostruzione del presidente. La presenza di CNN all’ONU, ha spiegato, non dipendeva dalla Casa Bianca: l’emittente aveva ottenuto le credenziali necessarie dalle Nazioni Unite per seguire gli eventi. Inoltre, CNN non aveva annunciato l’intenzione di interrompere la copertura delle attività di Trump.
La polemica si inserisce in una controversia più ampia tra l’amministrazione Trump e alcune grandi organizzazioni giornalistiche americane.
CNN, MS NOW e Politico hanno intrapreso un’azione legale contro l’amministrazione contestando le restrizioni imposte al loro accesso agli spazi della Casa Bianca. Al centro della disputa c’è il modo in cui l’amministrazione stabilisce quali organizzazioni giornalistiche possano accedere alle aree riservate alla stampa.
La questione è ora davanti al giudice federale Timothy Kelly, nominato da Trump nel 2017. È una circostanza che il presidente ha richiamato pubblicamente, definendo il magistrato sostanzialmente «sleale» nei confronti della sua amministrazione.
Timothy Kelly era già stato coinvolto in un precedente scontro tra Trump e CNN. Nel 2018 il giudice aveva ordinato alla Casa Bianca di ripristinare temporaneamente l’accesso del corrispondente Jim Acosta, al quale era stato ritirato il pass dopo un acceso confronto con Trump durante una conferenza stampa.
Il caso CNN non è quindi soltanto uno scontro personale tra Trump e una giornalista. La vicenda riguarda anche una questione più ampia: i limiti del potere presidenziale nel determinare l’accesso dei mezzi di informazione alla Casa Bianca e il rapporto tra amministrazione e stampa.
Trump ha più volte criticato CNN e altre grandi testate americane, accusandole di condurre una copertura ostile nei confronti della sua presidenza. Le organizzazioni giornalistiche coinvolte sostengono invece che le restrizioni all’accesso possano avere conseguenze sulla libertà di stampa e sulla possibilità di informare il pubblico sulle attività del presidente.
Nel suo intervento più recente, Trump ha trasformato ancora una volta la disputa istituzionale in un attacco diretto ai suoi avversari mediatici. Il riferimento a Kaitlan Collins è particolarmente significativo: la giornalista è da tempo una delle principali interlocutrici del presidente durante gli appuntamenti con la stampa.
Lo scontro resta dunque aperto su due piani: da una parte la battaglia giudiziaria sull’accesso dei media alla Casa Bianca, dall’altra il conflitto politico e comunicativo tra Trump e alcune delle principali testate televisive statunitensi.
