Scuola e integrazione. Unione per l’Italia: “Bene la marcia indietro sull’assurda ipotesi di allontanare i figli dalle famiglie”

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AgenPress. «Bene che il Governo sia tornato indietro rispetto all’assurda e sproporzionata ipotesi, contenuta in una delle bozze circolate prima del Consiglio dei Ministri, di arrivare al collocamento del minore fuori dalla famiglia qualora i genitori non partecipassero ai percorsi di lingua italiana. Ma sostituire quella previsione con una multa da 200 a 1.000 euro non risolve il problema. L’integrazione non si multa e non si impone per decreto: si costruisce insieme».

È la posizione del Movimento Politico Interculturale Internazionale UNIONE PER L’ITALIA (UN.IT), espressa dal Presidente fondatore Foad Aodi e dal Dott. Nadir Aodi, podologo e socio fondatore di UNIONE PER L’ITALIA (UN.IT), che intervengono dopo l’approvazione del decreto sulla scuola e sulle misure riguardanti integrazione scolastica, conoscenza della lingua italiana, composizione delle classi e volto coperto.

Nel testo approvato non compare più la previsione dell’allontanamento del minore presente in una delle bozze circolate. Nei casi in cui persistenti barriere linguistiche dei genitori ostacolino l’integrazione scolastica dei figli, sono invece previsti corsi gratuiti di italiano finalizzati almeno al livello A2 e, dopo una diffida e salve le esenzioni previste, una sanzione amministrativa da 200 a 1.000 euro in caso di mancata partecipazione.
«Siamo favorevoli alla conoscenza della lingua italiana e la chiediamo da oltre venticinque anni. È indispensabile per lavorare, partecipare alla vita sociale, dialogare con la scuola e conoscere diritti e doveri. Ma se una famiglia presenta difficoltà linguistiche dobbiamo portarla dentro un percorso di integrazione, non limitarci a sanzionarla. La multa rischia di diventare anche psicologicamente un ulteriore elemento di distanza tra famiglie, scuola e istituzioni», dichiarano Foad Aodi e Nadir Aodi.

IL GOVERNO HA SCELTO LO SCONTRO, SERVONO DIALOGO E COINVOLGIMENTO
Secondo UN.IT, il decreto continua a privilegiare obblighi e sanzioni rispetto al coinvolgimento diretto delle comunità di origine straniera.
«Riteniamo che il Governo abbia scelto la strada dello scontro invece di quella del dialogo e del coinvolgimento e leggiamo in questa impostazione anche una ricerca di consenso elettorale. Ma quando l’immigrazione diventa terreno permanente di contrapposizione perdono tutti: perdono le famiglie, perdono le comunità e perde lo Stato, perché non costruisce integrazione», dichiarano Foad Aodi e Nadir Aodi.
Per il Movimento, corsi gratuiti di italiano, mediazione interculturale, scuole, servizi territoriali e rappresentanti realmente attivi delle comunità devono far parte dello stesso percorso.
«Non basta dire a una madre o a un padre: devi imparare l’italiano, altrimenti ti multo. Dobbiamo creare le condizioni perché possa farlo, coinvolgerlo e responsabilizzarlo. L’integrazione si costruisce in due: lo Stato deve fare la propria parte e i cittadini di origine straniera devono fare la loro», proseguono Foad Aodi e Nadir Aodi.

VOLTO SCOPERTO: “REGOLE SÌ, MA NON SI GENERALIZZI”
Unione per l’Italia ribadisce anche sul volto coperto la posizione già indicata nel Manifesto della Buona Immigrazione – Inclusione Reale. Il decreto vieta la partecipazione alle attività scolastiche con modalità che impediscano il riconoscimento del volto e prevede sanzioni da 200 a 1.000 euro. Se la violazione è commessa da un minore, la sanzione si applica al genitore.
«Noi diciamo da sempre che il volto deve essere scoperto e la persona deve poter essere identificata. Ma chiediamo anche: quante bambine entrano realmente nelle scuole italiane indossando il burqa? Non trasformiamo fenomeni limitati in una rappresentazione generale delle comunità musulmane. Dove esiste un problema bisogna affrontarlo direttamente, parlando con le famiglie, con le donne e con le comunità interessate», dichiarano Foad Aodi e Nadir Aodi.
«Niqab e hijab a scuola non li abbiamo mai visti. Chi ha statistiche di bambini con hijab e niqab può fornirle. Per questo è un discorso chiuso e non si può fare un decreto con multe su un fenomeno che non esiste», aggiungono Foad Aodi e Nadir Aodi.
«Nello stesso momento, hijab e niqab in Italia riguardano circa 25-30 persone, molte delle quali sono donne italiane convertite all’Islam. Anche questo è un fenomeno ridotto. Siamo d’accordo nel vietarlo: è un fatto culturale, non religioso. A differenza del velo, che ha invece a che fare con la religione, come avviene anche nella religione cristiana», proseguono Foad Aodi e Nadir Aodi.

LA BUONA IMMIGRAZIONE: REGOLE, DIRITTI E DOVERI
Alla logica delle sole sanzioni Unione per l’Italia contrappone il modello della Buona Immigrazione, costruito sull’esperienza maturata sul campo in oltre venticinque anni.
Per UN.IT servono un’immigrazione legale, qualificata e programmata sulle reali esigenze del Paese, conoscenza della lingua italiana, rispetto delle leggi, equilibrio tra diritti e doveri, formazione, lavoro e responsabilità individuale. Legalità e integrazione devono procedere insieme.
Questo significa contrastare radicalizzazione e fondamentalismo, formare Imam che conoscano lingua, cultura e leggi italiane, garantire trasparenza sui luoghi di culto e sui finanziamenti e costruire un rapporto strutturato tra Stato e comunità musulmane. Significa nello stesso tempo contrastare razzismo, islamofobia, antisemitismo, discriminazioni, ghettizzazione e disinformazione, rafforzando dialogo interculturale e interreligioso e mediazione interculturale.
«Non vogliamo moschee e Imam improvvisati, ma nemmeno generalizzazioni contro l’Islam. Non vogliamo ghettizzazione, ma neppure esclusione. Non vogliamo un’integrazione senza regole, ma nemmeno pensare che multe e divieti possano sostituire una politica dell’integrazione», sottolineano Foad Aodi e Nadir Aodi.
La scuola rappresenta uno dei luoghi principali nei quali costruire questo modello. Per questo UN.IT esprime contrarietà anche a limiti rigidi che rischiano di produrre separazione e ribadisce la proposta dello Ius Scholae-Culturae dopo cinque anni di percorso scolastico, culturale e formativo, della riduzione da dieci a cinque anni del percorso per la cittadinanza degli stranieri stabilmente integrati e della valorizzazione delle competenze di chi vive e lavora stabilmente in Italia.
«Non possiamo continuare a parlare delle persone come immigrati per tutta la vita. Chi cresce nelle nostre scuole, studia, lavora, cura, produce, paga le tasse, rispetta le leggi e partecipa alla società deve poter diventare protagonista del futuro del Paese. Non politiche sugli immigrati, ma politiche costruite anche con i cittadini di origine straniera», dichiarano Foad Aodi e Nadir Aodi.

FOAD AODI E NADIR AODI: “MENO SCONTRO, PIÙ SOLUZIONI”
«Al Governo diciamo: avete fatto bene a eliminare una previsione che avrebbe potuto portare all’allontanamento di un figlio dalla propria famiglia per la mancata partecipazione dei genitori ai corsi di lingua. Ma non fermiamoci alla sostituzione di quella misura con una multa. Apriamo un confronto vero con scuole, famiglie, professionisti, servizi territoriali e comunità.
La sicurezza e il rispetto delle regole non sono alternativi all’inclusione. La lingua italiana è fondamentale, così come sono fondamentali diritti e doveri. Ma l’integrazione nasce dalla partecipazione, dalla responsabilità e dal coinvolgimento reciproco. Meno scontro e più soluzioni, meno politica della paura e più politica dell’integrazione», concludono Foad Aodi e Nadir Aodi.

UNIONE PER L’ITALIA (UN.IT) è il Movimento Politico Interculturale Internazionale fondato dal Presidente fondatore Foad Aodi insieme ai soci fondatori Belaitouche Kamel Eddine, Nadir Aodi, Paolo De Curtis, Daoudi Tilouani, Aurelio Coppeto, Patrizia Sardara, Donatella Arezzini, Claudio Rossi, Gianni Lattanzio e Daniela Alina Seres.

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