AgenPress. Lo dico con l’anima lacerata. Anche sul piano politico e culturale. Mi sento di affermare ciò che leggo e ascolto. Non è la Sinistra a smantellare definitivamente ciò che resta della Riforma Gentile. È la Destra di Governo. Un fatto di una gravità inaudita, perché questa Destra non ha nulla della tradizione del valore classico della cultura come destino. Non conosce il significato degli studi che hanno determinato il senso stesso di Liceo. Non conosce il termine Liceo.
Non è possibile omologare un Istituto professionale a Liceo. Sono strutture antropologicamente diverse. Sul piano etimologico addirittura non si comprende più il significato. Non si conosce la semantica. Non si conosce l’origine filologica del termine. Mi sembra inverosimile un fattaccio del genere. Si è appiattito tutto. Si è livellata la verticalità. Sì signori miei. Gli studi hanno una loro verticalità.
Certo, nel tempo che viviamo un cambiamento di passo era necessario nella scuola e anche nelle definizioni. Ma arrivare a questo punto significa ignorare etimologicamente i concetti di base.
Bisogna tornare alla parola. Perché la parola custodisce. Come un sepolcro.
Liceo non è un nome amministrativo. È un archetipo. Liceo viene dal greco Lykeion. Il Lykeion era il ginnasio sacro ad Apollo Lykeios, ad Atene, fuori le mura, vicino all’Ilisso. Lykeios è l’epiteto del dio: colui che è luce, colui che è lupo, colui che allontana i lupi. Lykos è il lupo, ma è anche la luce. Il luogo dove la luce si fa pensiero.
Lì, in quel recinto sacro, Aristotele fondò la sua scuola dopo aver lasciato l’Accademia di Platone. Il Liceo è il peripato. È il camminare pensando. Peripatein. I discepoli di Aristotele discutevano camminando sotto gli alberi, tra i portici. Il Liceo non è un’aula. È un cammino. È un metodo. È contemplazione che diventa passeggiata metafisica. Un dato fondamentale.
Questa è l’origine. Non è professionale. È iniziatica. È classica. È il luogo dove il sapere non serve a produrre. Serve a comprendere. Serve a formare l’uomo prima del cittadino, il cittadino prima del lavoratore. Appunto una metafisica.
Quando Giovanni Gentile, nella Riforma del 1923, restituisce al Liceo la sua centralità, non fa operazione fascista. Fa operazione platonica. Gentile, filosofo di Hegel e di Platone, sapeva che il Liceo classico doveva essere la spina dorsale dello Stato, perché senza il greco e senza il latino non c’è coscienza storica. Il Liceo è l’istituzione che custodisce la memoria. L’Istituto tecnico e professionale, che pure Gentile rispetta e riordina, custodisce il fare. Sono due destini diversi. Due antropologie diverse. Uno guarda all’essere, l’altro al fare. Uno interroga l’eterno, l’altro organizza il presente-quotidiano.
Omologarli è negare duemilaquattrocento anni di storia. È dire che il Lykeion di Aristotele è uguale alla bottega dell’artigiano. Ma la bottega è nobile, e il Lykeion è nobile, proprio perché non sono la stessa cosa. L’uguaglianza livellatrice uccide entrambe le nobiltà. Perché livellare ciò che non è possibile?
Questa Destra di Governo che parla di merito e di tradizione non conosce la tradizione. Anzi la allontana. Perché la tradizione del valore classico non è una professione e tanto meno un mestiere. È lingua. È etimo. Se tu chiami Liceo un percorso che nasce per l’immediato inserimento professionale, tu non allarghi il Liceo. Tu lo svuoti. Lo profani. Fai come chi chiamerebbe tempio un magazzino. Il magazzino serve, ma non è tempio.
Il Liceo è lentezza. È studio disinteressato. È il greco che non serve a nulla e proprio per questo serve a tutto. L’Istituto professionale è velocità, è competenza, è giustamente finalizzato. Confondere le due velocità significa non capire più cosa sia il tempo della formazione.
E allora lo dico con l’anima lacerata di chi ha insegnato e di chi ha una formazione di destra: non è riforma. È oblio. È l’oblio della parola. Quando si perde il senso etimologico di Liceo, si è già perso il senso della scuola come valenza pedagogica. Perché la scuola è il luogo dove le parole tornano alla loro origine per non morire nell’uso quotidiano.
Chiamare tutto Liceo è il modo più rapido per non avere più nessun Liceo. È proprio così. Lo dico non perché vengo da scuole liceali ma perché in un solo colpo si smantella una tradizione. E meno male che questa Destra non smette di parlare di essere conservatrice. Termine che non condivido.
di Pierfranco Bruni
