Gli eventi di Milano. Manifestare è un diritto, devastare è un reato

- Advertisement -
- Advertisement -

AgenPress. ​Quanto accaduto di recente a Milano lascia sdegnati e impone una riflessione seria, profonda e priva di ipocrisie. Il diritto di manifestare, scendere in piazza e far sentire la propria voce è un principio sacro, riconosciuto e garantito dalla nostra Costituzione. È la linfa di ogni democrazia matura e un presidio fondamentale di libertà civica.

​Tuttavia, assistiamo ancora una volta a scene che non possiamo più considerare casi isolati né semplici incidentalità. Non è la prima volta, purtroppo, che le nostre città diventano teatro di guerriglie urbane e che il dibattito pubblico si trova a fare i conti con gli stessi identici copioni di degrado e violenza. Esiste un confine invalicabile che separa la libera espressione del pensiero dalla violenza cieca e dal vandalismo. Quando un corteo si trasforma sistematicamente nell’ennesima occasione per devastare beni pubblici e privati, aggredire le forze dell’ordine e seminare il caos tra i quartieri, non siamo più davanti a una forma di protesta, ma a veri e propri atti criminali reiterati.

​È giunto il momento di dire con chiarezza di chi sia la reale responsabilità: la colpa è esclusivamente di queste frange violente ed estremiste che si insinuano nelle manifestazioni al solo scopo di distruggere. Non si tratta di manifestanti né di idealisti, ma di gruppi di sovversivi e provocatori che vanno perseguiti e repressi senza esitazioni. Verso questi soggetti non può esserci alcuna forma di indulgenza né di comprensione sociologica: la loro azione mira unicamente a sovvertire la convivenza civile e la legalità, e per questo motivo vanno isolati e neutralizzati con la massima fermezza prima che possano arrecare ulteriori danni alla comunità.

​Su questo punto non possono e non devono esserci distinguo, ammiccamenti o giustificazioni di sorta: l’appartenenza a questa o quella compagine politica, o il richiamo a qualsivoglia sigla sindacale o ideologica, non costituisce una discriminante né tantomeno un’attenuante. Il ripetersi di questi episodi dimostra come la tolleranza verso certi comportamenti abbia solo finito per alimentarli. Chi distrugge la cosa pubblica, devasta le attività commerciali e mette a rischio l’incolumità dei cittadini e degli operatori della sicurezza danneggia prima di tutto la causa che dichiara di difendere, oltre a calpestare i rights della stragrande maggioranza di persone che intende manifestare pacificamente.

​È tempo che le istituzioni rispondano con fermezza. Servono certezza della pena e sanzioni più severe per gli autori di questi gesti, per dare un segnale chiaro: la violenza non è un’opzione politica, ma un reato che la collettività non è più disposta a tollerare.

​Antonio Russo

- Advertisement -

Potrebbe Interessarti

- Advertisement -

Ultime Notizie

- Advertisement -