AgenPress. La mobilitazione degli studenti in Serbia ha dimostrato quanto le nuove generazioni possano incidere nel dibattito pubblico quando decidono di unirsi, far sentire la propria voce e chiedere alle istituzioni responsabilità, trasparenza e rispetto delle regole democratiche. Un’esperienza che invita anche i giovani italiani a riflettere sul proprio ruolo nella costruzione del futuro del Paese.
L’Italia non ha bisogno di vetrine distrutte, scontri di piazza o violenze contro le forze dell’ordine per cambiare. Ha bisogno di giovani consapevoli, capaci di trasformare la rabbia in idee, la protesta in proposte e il dissenso in partecipazione democratica. Il vero potere dei cittadini risiede nella libertà di scegliere, nel voto e nella capacità di unirsi attorno a obiettivi comuni.
È arrivato il momento di superare le contrapposizioni ideologiche che troppo spesso dividono le persone in schieramenti di destra e di sinistra. Senza cancellare la storia, le differenze o il diritto di avere idee diverse, occorre mettere al centro ciò che unisce: la dignità umana, la giustizia, la solidarietà, il rispetto reciproco e il bene comune.
In questa prospettiva si inserisce Unione per l’Italia, un movimento che si propone come spazio di incontro interculturale, interreligioso e interetnico, nel quale persone di provenienze, culture e fedi differenti possano collaborare per costruire una società più inclusiva e partecipata.
Il messaggio ai giovani è semplice: non lasciate che altri decidano il vostro futuro. Informatevi, confrontatevi, organizzatevi e partecipate alla vita pubblica. Non rinunciate alla vostra voce e non lasciate che la violenza oscuri le vostre ragioni. La democrazia non è soltanto un diritto da esercitare ogni volta che si vota: è una responsabilità quotidiana.
Se i giovani serbi hanno mostrato la forza della mobilitazione civile, anche i giovani italiani possono impegnarsi per un cambiamento pacifico, concreto e democratico. Il futuro non si costruisce distruggendo ciò che esiste, ma avendo il coraggio di progettare ciò che ancora manca.
È tempo di trasformare le divisioni in dialogo, l’indifferenza in partecipazione e le proteste in un progetto condiviso per l’Italia. Un’Italia nella quale nessuno venga escluso per la propria origine, religione o cultura, e nella quale il confronto democratico sia più forte di ogni forma di violenza.
Perché il cambiamento autentico comincia quando i cittadini comprendono che la propria voce conta e scelgono di usarla responsabilmente.
E’ quanto, dichiara in una nota, il Prof Ettore Piero Valente Vice Segretario Generale del Movimento politico Unione per L’Italia e Co-Coordinatore della Scuola Politica Unione per l’Italia.
