Diaspora M5S? Fattori, non siamo pigiabottoni. O si è d’accordo o si è fuori. Non si può discutere, non

397

Agenpress – “Non conosco gli altri colleghi quindi non voglio giudicare le loro scelte. Posso dire che questa gestione del Movimento molto verticistica, con una forte interferenza dei personaggi di governo sul parlamento, ha lasciato molti con l’amaro in bocca anche perché pensavamo di partecipare tutti per contribuire a cambiare questo Paese. Penso che molti abbiano trovato deprimente trovarsi a fare solo i piagiabottoni. E’ stata proprio la voce ai parlamentari”.

Così Elena Fattori, senatrice del Gruppo misto, ex M5S,  intervenuta ai microfoni di Radio Cusano Campus, sulla diaspora del M5S.

“Le direttive arrivavano dall’alto: ‘Si fa così, non fate emendamenti, non presentate interrogazioni, non si può discutere’. A questi livelli essere parlamentari è frustrante. Questo ha avuto inizio quando è stato deciso di fare il governo con la Lega. Ci è stato subito detto: o siete d’accordo o siete fuori. Questo è il motivo che probabilmente ha esasperato molte anime anche perché sono stati raccolti consensi parlando di partecipazione, di democrazia diretta”.

Il decreto sicurezza non cambia nella sostanza. “E’ una lunga storia del Movimento, che è una macchina col motore a sinistra e il volante a destra. Somigliava molto a quello che sono le Sardine adesso. Poi però in questa mancanza di organizzazione, c’è stata un’arrampicata di chi era più in grado di arrampicarsi e queste persone sono più di destra che di sinistra. Di Maio è abbastanza di destra. C’è il rischio che lui vada avanti come generale e dietro non ci sia l’esercito. Il capo del M5S doveva essere un portavoce, altrimenti la base e non ti segue, ti ritrovi col 10% e fa l’Alfano della situazione”.

Sulle restituzioni dei parlamentari M5S. “Buffagni dice che i fuoriusciti se ne sono andati per i rimborsi? Vedo che Buffagni è molto concentrato sui denari, ne parla sempre quindi evidentemente ha sempre quello in testa. Buffagni ha fatto battute anche su di me che ho restituito 250mila euro. C’è stata una protesta dei parlamentari perché il conto intermedio era intestato a 3 privati: Di Maio, Patuanelli e D’Uva. Io ho sempre detto: attenzione, perché un conto privato è soggetto a furbate. Se tu temi le furbate dei parlamentari perché dovremmo pensare che tre persone non cadano in tentazione di usare quei soldi in altro modo? Il paradosso di questo regolamento del comitato di restituzione è che non è più necessario dare i soldi allo Stato e a fondi pubblici, ma anche a fondi privati. Io non mi sono mai fidata dall’associazione Rousseau, un conto è gestire una piattaforma, un altro è gestire tutti quei soldi. I parlamentari, che scemi non sono, hanno detto leviamo quelle clausole e torniamo ad una gestione virtuosa di quei soldi”.

Nuovo progetto politico. “Credo che ormai sia tardi. C’è stata la causa tra il vecchio e il nuovo Movimento, ha vinto il nuovo quindi per ragioni elettorali si può usare solo il simbolo nuovo. Usare il vecchio simbolo per le attività culturali mi sembra controproducente perché la gente si confonde, tu vai a parlare di ambiente, di progressismo, poi la gente si sbaglia e vota il Movimento di Di Maio. Loro sono liberi di fare quello che vogliono, però mi sembra un’idea un po’ così”.