Papa Francesco. La vecchiaia non è una malattia, è un privilegio! La solitudine può essere una malattia”

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Agenpress – “Nella Bibbia la longevità è una benedizione. Essa ci mette a confronto con la nostra fragilità, con la dipendenza reciproca, con i nostri legami familiari e comunitari, e soprattutto con la nostra figliolanza divina, l’anziano, anche quando è debole, può farsi strumento della storia della salvezza”.

Lo ha detto papa Francesco riceve in udienza, nel Palazzo Apostolico Vaticano, i partecipanti al Primo Congresso Internazionale di pastorale per gli anziani sul tema “La ricchezza degli anni” organizzato dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita.

“La vecchiaia non è una malattia, è un privilegio! La solitudine può essere una malattia, ma con la carità, la vicinanza e il conforto spirituale possiamo guarirla”.

“Oggi vorrei dirvi che anche gli anziani sono il presente e il domani della Chiesa. Sì, sono anche il futuro di una Chiesa che, insieme ai giovani, profetizza e sogna!”, ha affermato Francesco. “Questo è tanto importante, che gli anziani e i giovani parlino tra loro, è tanto importante”.

La “ricchezza degli anni”, ha detto il Papa, è “ricchezza delle persone, di ogni singola persona che ha alle spalle tanti anni di vita, di esperienza e di storia. È il tesoro prezioso che prende forma nel cammino della vita di ogni uomo e donna, qualunque siano le sue origini, la sua provenienza, le sue condizioni economiche o sociali. Poiché la vita è un dono, e quando è lunga è un privilegio, per sé stessi e per gli altri. Sempre”.

Nel 21/o secolo, ha proseguito, “la vecchiaia è divenuta uno dei tratti distintivi dell’umanità. Nel giro di pochi decenni, la piramide demografica – che un tempo poggiava su un gran numero di bambini e giovani e aveva al suo vertice pochi anziani – si è invertita. Se un tempo gli anziani avrebbero potuto popolare un piccolo stato, oggi potrebbero popolare un intero continente”.

In tal senso, “l’ingente presenza degli anziani costituisce una novità per ogni ambiente sociale e geografico del mondo”. Inoltre, “alla vecchiaia oggi corrispondono stagioni differenti della vita: per molti è l’età in cui cessa l’impegno produttivo, le forze declinano e compaiono i segni della malattia, del bisogno di aiuto e l’isolamento sociale; ma per tanti è l’inizio di un lungo periodo di benessere psico-fisico e di libertà dagli obblighi lavorativi”.

Per il Pontefice, “il disorientamento sociale e, per molti versi, l’indifferenza e il rifiuto che le nostre società manifestano nei confronti degli anziani, chiamano non solo la Chiesa, ma tutti, ad una seria riflessione per imparare a cogliere e ad apprezzare il valore della vecchiaia”. Infatti, “mentre, da un lato, gli Stati devono affrontare la nuova situazione demografica sul piano economico, dall’altro, la società civile ha bisogno di valori e significati per la terza e la quarta età”.