Brescia. Al Fatebenefratelli arriva la teleriabilitazione per l’Alzheimer

Con la teleriabilitazione al Fatebenefratelli si garantisce la cura per i malati di Alzheimer ai tempi del Coronavirus

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La strumentazione per la valutazione neuropsicologica da remoto e la teleriabilitazione dell'Irccs di Brescia, che dialoga con i device dell'utente

AgenPress – Con il nemico invisibile, in tempi di Covid19, bisogna trovare soluzioni alternative per garantire ai pazienti un costante monitoraggio nel decorso delle demenza, come l’Alzheimer. Perciò nel laboratorio di neuropsicologia dell’IRCCS Istituto Centro San Giovanni Di Dio Fatebenefratelli di Brescia è stata messa in atto la valutazione neuropsicologica somministrata da remoto e la teleriabilitazione, ovvero la riabilitazione delle funzioni cognitive deficitarie nel paziente affetto da Alzheimer, mediante un supporto tecnologico (uno speciale tablet) ed esercizi mirati a mantenere attiva costantemente la memoria. Una scommessa vinta che viene annunciata nella giornata mondiale dell’Alzheimer (21 settembre).

«Grazie ai finanziamenti del Ministero della Salute abbiamo acquistato nuovi strumenti digitali che ci consentono di continuare a seguire i nostri pazienti anche a distanza, attivando un protocollo di teleriabilitazione. In tal modo siamo in grado di assicurare la continuità della cura nello  spazio (ospedale-casa) e nel tempo (dopo le dimissioni e intensificando le prestazioni a domicilio). Al paziente viene fornito un tablet e mediante uno speciale software può esercitare le proprie abilità cognitive, come la memoria e l’attenzione, con esercizi ad hoc creati in base al suo deficit. Noi monitoriamo a distanza il decorso e possiamo intervenire in ogni momento, assicurando così al paziente il nostro supporto clinico», spiega Maria Cotelli, responsabile dell’unità di neuropsicologia al Fatebenefratelli.

« Nel periodo emergenziale dovuto a Covid19 i nostri pazienti hanno subito una brusca interruzione assistenziale a livello diagnostico. riabilitativo e di trattamento farmacologico» commenta Giuliano Binetti, responsabile del Centro per la Memoria (MAC). «Questo ci ha spinto – sottolinea – ad accelerare il processo di immissione nella pratica clinica di procedure, già validate in ambito di ricerca, basate sulla valutazione clinica e riabilitazione dei nostri pazienti a distanza.

Il monitoraggio, la riabilitazione e le visite a distanza devono divenire la prassi per il nostro Centro per la Memoria per garantire continuità assistenziale non solo in caso di emergenza ma anche e soprattutto per garantire il nostro servizio a quella quota di pazienti che per vari motivi, impossibilità di abbandonare il proprio domicilio, gravi malattie invalidanti, distanze geografiche, assenza di caregiver etc, presentano difficoltà nella frequentazione del Centro per la Memoria. Grazie ai supporti tecnologici che abbiamo in dotazione è possibile, per le varie professionalità presenti nel Centro per la Memoria, svolgere il loro compito in remoto.

Medici, psicologi ed infermieri possono valutare e monitorare i pazienti a distanza, con dei protocolli ben definiti e validati scientificamente. I nostri tecnici della riabilitazione cognitiva e fisica possono lavorare a distanza con un singolo paziente o un gruppo di pazienti. Questo consente, inoltre, di poter entrare facilmente in contatto e coinvolgere maggiormente le famiglie, non costrette a spostamenti forzati per accompagnare i pazienti in ospedale o ambulatori, con l’obiettivo di rafforzare e consolidare il supporto e l’assistenza che offrono quotidianamente ai propri cari. Tutte le procedure in remoto in atto presso MAC sono svolte nel rispetto di protocolli scientifici validati nel nostro centro ed in altri istituti scientifici.

Obiettivo finale è di agevolare l’accesso alle cure e la continuità terapeutica ad un numero sempre maggiore di pazienti ed in particolare a coloro che per varie ragioni potrebbero presentare difficoltà nel raggiungimento dei luoghi di cura. Portare per via telematica servizi sanitari in famiglia, presso il proprio domicilio, diventerà un anello fondamentale nella presa in carico assistenziale dei nostri pazienti, in modo particolare per i più fragili».