Coronavirus, l’oncologa Bonifacino: “Molti ospedali in sofferenza su interventi chirurgici e trattamenti oncologici”

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AgenPress. Adriana Bonificino, responsabile dell’Unita’ di Diagnosi e Terapia in Senologia, U.O.C. di Oncologia Medica presso l’ A.O.U. Sant’Andrea, è stata ospite del programma “L’imprenditore e gli altri” condotto da Stefano Bandecchi, fondatore dell’Università Niccolò Cusano, su Cusano Italia Tv (canale 264 dtt).

Sulla situazione dei malati oncologici in tempi di covid. “Questo è un anno di grande difficoltà –ha affermato Bonifacino-. Abbiamo iniziato con marzo, dove siamo stati travolti anche nei nostri ospedali da uno tsunami che nessuno si aspettava, dunque è stato difficile mantenere aperti i nostri centri oncologici, noi lo abbiamo fatto come lo hanno fatto tanti altri, mentre alcuni sono stati costretti a sospendere per un periodo i loro servizi.

Il 16 giugno, con una cordata di associazioni, siamo stati ricevuti dal Ministro Speranza, perché gli screening gratuiti, soprattutto quello mammografico, in Italia erano stati completamente chiusi in tutte le regioni. Questo è stato un fatto molto importante perché ci siamo ritrovati con almeno 1 milione e mezzo di screening non evasi. Con il Ministro Speranza abbiamo aperto un tavolo di lavoro e gli screening sono stati riaperti in quasi tutte le regioni, ora stiamo uscendo con delle nuove linee di indirizzo dello screening per cercare dalla criticità di trarre anche opportunità di innovazione che verranno riversati anche sulla prevenzione.

C’è tutta la buona volontà di andare avanti. Per quanto riguarda interventi chirurgici e trattamenti oncologici, molti ospedali sono in sofferenza. Noi siamo sul piede di guerra per difendere i nostri pazienti. Abbiamo chiesto un piano oncologico strategico che cerchi di evitare il ritardo nel trattamento. E’ chiaro che in Italia parlare di equità di trattamento per ogni regione è difficile, perché non è così neanche tra una città e l’altra nella stessa regione. Per quanto possibile bisogna valorizzare il proprio territorio e curarsi lì, ma quelle regioni e quei centri che possono farlo devono cercare di dare una mano a chi è più in difficoltà. Bisogna anche dire che mentre marzo e aprile sono stati mesi che si sono contraddistinti per la solidarietà e per la voglia di farcela insieme, non è la stessa cosa a novembre. C’è un rifiuto dei mezzi di protezione, delle mascherine, anche in ospedale verifichiamo che c’è una maggiore insofferenza da parte delle persone. Ci sono tante problematiche generali che stanno sfociando in una insofferenze e anche in un’aggressività che francamente non ci meritiamo”.

Sui contratti di medici. “Bisogna investire di più. C’è una precaria che lavora con me ed è precaria da 18 anni. E’ una ginecologa di 51 anni che viene dal Molise. I concorsi di stabilizzazione non vengono fatti. Il concorso non viene fatto da 20 anni. Adesso cerchiamo di arruolare medici appena specializzati o in specializzazione, quando in passato abbiamo lasciato andare via i nostri medici all’estero. E’ mancata completamente la programmazione di un sistema sanitario che sia funzionante”.

Sulla pubblicazione del British Journal of Medicine riguardo i dati di mortalità dei tumori. “Quando noi leggiamo in questa pubblicazione che la percentuale di mortalità per 4 settimane di ritardo può aumentare dell’8,3% è un dato che va saputo interpretare e che deve essere divulgata in maniera semplice. Se io dico che normalmente su mille pazienti oncologici, la mortalità corrisponde al 12% tutti capiamo che su mille pazienti purtroppo 120 li perdiamo. Se noi allunghiamo i tempi di cura di 4 settimane e diciamo che la mortalità aumenta dell’8,3%, le persone nella loro mente fanno il calcolo 12+8,3 che diventa 20%, che è un numero altissimo. Nessuno spiega che in realtà è l’8% di quel 12%, quindi in realtà la percentuale aumenta dal 12 al 13”.