AgenPress. Il ruolo di Capitale della cultura non è esclusivo delle istituzioni, riguarda l’intera collettività. Riguarda la comunità, riguarda L’Aquila, riguarda questa Provincia, questa Regione. È un’opportunità da condividere. Un’occasione di crescita, nella conoscenza e nell’incontro.
Con questo spirito rivolgo un saluto e un augurio, particolarmente intensi, a tutti gli aquilani, e in primo luogo ai giovani, affinché possano trarre da nuove esperienze stimoli e valori da porre a frutto per il futuro delle loro comunità.
La cultura è motore, e anche collante, di civiltà.
È un patrimonio che dà pregio e significato agli stessi beni materiali di cui disponiamo. Alla stessa natura che ci circonda e che abbiamo il dovere di tutelare.
Un patrimonio – la cultura – che si sviluppa nel dialogo e nel confronto. Che si arricchisce nello scambio, acquisendo il sapere degli altri e trasmettendo il proprio, ammirando la creatività e condividendola.
Abbiamo la fortuna di vivere in un Paese colmo di storia, di bellezze, di opere d’arte, di creazioni, che ha dato vita nei secoli alla nostra identità grazie ai popoli che hanno abitato le nostre terre, alle loro travagliate vicende storiche, spesso liete, talvolta sofferte, all’incontro con altri popoli, allo sviluppo delle innovazioni e degli scambi.
L’immenso valore della cultura – di cui L’Aquila sarà capitale per il 2026 – risalta ancor più in questo periodo storico. In un mondo in cui vi sono molteplici motivi di preoccupazione.
Guerre, volontà di dominio sugli altri, strategie predatorie che pensavamo archiviate dal Novecento sono riapparse, con il loro carico di morte e devastazione.
La cultura è strumento principe di convivenza, di dialogo, di impegno di ricerca comune e dunque di pace.
La nostra responsabilità è consentirle di svilupparsi, di farsi strada, di seminare e lasciare tracce.
Investire in cultura vuol dire investire nella comunità, nello sviluppo della coscienza civile.
Vuol dire investire in democrazia.
Va ricordato un verso di Ovidio, uomo di queste terre, poeta che ha lasciato un’impronta incancellabile nell’età classica: “Spes tenet in tempus, semel est si credita, longum”. Una speranza, se le si presta fede per una volta, dura per lungo tempo.
Il dossier che ha presentato la candidatura di questa città come Capitale della Cultura ha come titolo “L’Aquila città multiverso”.
La molteplicità è stata proposta da molte prospettive.
Adesso se ne aprono interessanti campi di ricerca che verranno utilmente sperimentati nel corso dell’anno.
Molteplicità territoriale anzitutto, con il coinvolgimento nel programma dei Comuni della provincia e dei territori montani che circondano questa città.
Molteplicità sociale, perché l’Aquila si presenta come espressione e come riferimento di quelle aree interne, che, nel nostro Paese, a pieno titolo, rivendicano il proprio ruolo essenziale nello sviluppo del Paese.
Molteplicità inoltre come metodo per affrontare le sfide della modernità.
L’innovazione è necessaria, ineludibile. Le nuove frontiere della tecnologia devono aiutarci anche a rendere più vivibili e connessi i luoghi più lontani, devono aprire la porta a modi di produrre e di vivere più sostenibili, e tuttavia il cambiamento va affrontato preservando e attualizzando i valori umani e civili che sono frutto di grandi conquiste e di grandi sacrifici.
In questo cambiamento d’epoca la distinzione tra centro e periferia si dissolve velocemente.
I luoghi di centralità si moltiplicano.
Ciò che resta di periferico sono invece le esclusioni, le marginalità, gli squilibri territoriali e ambientali.
Contrastarli, rimuoverli, è compito essenziale per rafforzare la coesione, e dunque l’unità, dell’Italia.
L’Aquila non è nuova a sfide difficili.
Ardua è stata quella con la quale si è misurata dopo l’immane tragedia del terremoto del 2009, e con la quale si sta misurando ancora per completare l’opera di ricostruzione e di pieno rilancio.
Essere Capitale della Cultura sarà un prezioso contributo a questa impresa di successo della comunità aquilana. Impresa che prosegue verso il futuro. Un’impresa che appartiene anzitutto a L’Aquila e ai suoi cittadini e che sta a cuore a tutta l’Italia.
In un tempo di sofferenze indimenticabili, L’Aquila e l’intera Italia seppero reagire e mobilitare energie. Il lavoro di recupero, di restauro, di riavvio delle attività economiche e sociali ha portato a risultati importanti.
La cultura è l’anima di creatività e libertà. Le sue varie espressioni hanno questo potere. E questa terra ne ha visto tante eccellenti manifestazioni.
Ignazio Silone, suo figlio illustre, ha scritto che la libertà è “la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la possibilità di cercare, di esperimentare, di dire no a qualsiasi autorità”.
Una terra feconda L’Aquila. Terra di Celestino V, Pietro Angelario del Morrone, di cui la Chiesa ha riconosciuto la santità.
Il Perdono che elargì, scardinando ogni privilegio di ricchezza o di classe sociale, divenne un gesto rivoluzionario.
Tutti potevano ricevere il perdono e aprirsi a vita nuova.
La Perdonanza è assai più di un rito che si ripete. E’ un segno universale che rappresenta questa città nella storia.
L’Aquila capitale del perdono, e dunque capitale di pace e riconciliazione: così disse Papa Francesco durante la sua visita nell’agosto del 2022.
C’è tanto bisogno di questo seme nel mondo in cui ci troviamo. Un seme che può rendere ancora più prezioso e affascinante l’anno da Capitale della cultura italiana che questa città impersona e interpreta quest’anno.
Cultura è rifiuto di ogni forza ostile che cerchi di comprimere l’umanesimo. Dobbiamo saper attingere e ispirarci alle nostre radici.
“È un errore – ha scritto Mario Pomilio, intellettuale abruzzese di grande finezza – pensare al male come a una sostanza che va annientata, quand’esso è il contrario, è un’assenza, l’assenza di amore che va riempita d’amore”.
Auguro a L’Aquila, su ricordo di questi grandi uomini di cultura di queste terre, a tutti gli Abruzzesi, a quanti si impegneranno nel programma della Capitale della Cultura 2026, a coloro che vi faranno visita dalle altre regioni italiane, dai Paesi europei e da altri continenti, di contribuire a riempire sapientemente i vuoti di questo cambiamento d’epoca.
Le arti, gli spettacoli, le iniziative a carattere educativo e culturale produrranno certamente opportunità per dare fiducia e per immetterla nella comunità.
