AgenPress. “Sono contento che gli esponenti di Fratelli d’Italia siano finalmente andati nei centri in Albania, ma non ho capito il motivo. Il racconto che hanno fatto successivamente è curioso. La Kelany dice che le promesse della Meloni sono state mantenute, ma nella conferenza di presentazione dei centri in Albania, la Meloni annunciava 36 mila migranti all’anno. Sono passati 500 giorni e ne hanno ospitati 536, numeri forniti da Fratelli d’Italia, con una spesa di 130 milioni l’anno. Tra l’altro erano tutti migranti che si trovavano già in un CPR italiano, in cui non c’era alcun sovraffollamento né necessità logistiche per lo spostamento. Sono stati presi da un CPR italiano, portati in Albania e, quando si è riusciti a rimpatriarli, riportati in Italia, perché il rimpatrio deve essere effettuato dall’Italia e non può avvenire dall’Albania”.
Così Matteo Orfini, onorevole del Partito Democratico, su Radio Cusano, nel corso del programma “Battitori Liberi”, condotto da Gianluca Fabi e Savino Balzano.
“Lo scontro con la magistratura era prevedibile. Quando fu discusso il testo del protocollo Italia-Albania, tutte le opposizioni avevano segnalato il rischio che finisse così, perché quella procedura, a norme vigenti, non poteva essere applicata nel rispetto delle norme nazionali, costituzionali e internazionali. Hanno deciso di andare dritti, assumendosi una grande responsabilità”, ha proseguito l’onorevole. “Anche l’idea che i nuovi accordi europei possano sanare il problema è campata in aria. I centri in Albania sono gestiti dall’Italia, perché l’Albania ed Edi Rama non hanno mai voluto aprire a quanto oggi prevedono i nuovi accordi europei: hanno solo accettato di affittare all’Italia un pezzo di terra su cui costruire un centro. Continueremo ad avere due cattedrali nel deserto, una completamente chiusa, l’altra riempita solo in parte, mentre tutto il resto è vuoto. Questo modello è tanto apprezzato che nessun altro Paese europeo l’ha copiato”.
“Bonus rimpatri? Se ci sono problemi si risolvono, ma non si può snaturare un principio costituzionale. Quando una persona ricorre a un avvocato, le viene assegnato un avvocato d’ufficio che deve fare l’interesse del suo assistito. È un principio base del diritto alla difesa, costituzionalmente garantito. Non può essere incentivato a fare ciò che un governo si aspetta o vorrebbe che facesse, né avere un incentivo a produrre un rimpatrio”, ha concluso Orfini. “Se il migrante vuole essere rimpatriato, figuriamoci. Ma tra le varie opzioni non ce ne può essere una che prevede un premio per chi lo assiste”.
