E’ morto Livio Berruti, l’eleganza della velocità: il campione che fece sognare l’Italia

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AgenPress. Livio Berruti, uno dei più grandi velocisti della storia dell’atletica italiana, è morto il 9 agosto 2026 all’età di 87 anni, dopo un periodo di malattia. Si è spento in una clinica torinese. I funerali si svolgeranno in forma privata. Con la sua scomparsa l’Italia perde uno dei protagonisti più importanti e amati dello sport del Novecento.

Ma Livio Berruti non è stato soltanto un campione olimpico. È stato il protagonista di una delle imprese sportive più belle della storia italiana: quella corsa del 3 settembre 1960 allo Stadio Olimpico di Roma che lo trasformò, a soli 21 anni, in una leggenda.

Livio Berruti nacque a Torino il 19 maggio 1939. Durante gli anni del liceo Cavour iniziò a dedicarsi all’atletica, mettendo presto in mostra qualità straordinarie nella velocità.

Era un atleta particolare. Non aveva il fisico imponente che spesso si associava ai grandi velocisti. Era magro, leggero e soprattutto elegante. La sua forza era nella tecnica, nella fluidità dei movimenti e nella capacità di affrontare la curva dei 200 metri con una naturalezza sorprendente.

Parallelamente all’attività sportiva, Berruti continuò gli studi e si iscrisse a chimica all’Università di Padova. Quando arrivò ai Giochi Olimpici di Roma aveva soltanto 21 anni ed era ancora uno studente.

Il momento più importante della sua carriera arrivò il 3 settembre 1960, durante le Olimpiadi di Roma.

Berruti non partiva come il grande favorito. I velocisti nordamericani dominavano da anni le gare di velocità e sembravano destinati a confermare la loro superiorità anche nei 200 metri.

In semifinale, però, il giovane italiano sorprese tutti: corse in 20,5 secondi, eguagliando il record mondiale.

Poche ore dopo tornò sulla pista dello Stadio Olimpico per la finale.

Berruti indossava i suoi caratteristici occhiali scuri. Partì forte, affrontò la curva con la sua inconfondibile eleganza e negli ultimi metri riuscì a resistere al ritorno degli avversari.

Il cronometro si fermò nuovamente a 20,5 secondi. Livio Berruti era campione olimpico.

Quella vittoria aveva un significato storico: fu il primo atleta europeo a conquistare il titolo olimpico nei 200 metri, interrompendo la lunga supremazia dei velocisti nordamericani.

Le fotografie di quella giornata sono entrate nella memoria degli italiani.

C’è Berruti con la maglia azzurra, gli occhiali da sole e il volto concentrato mentre corre verso il traguardo. Un’immagine che ancora oggi rappresenta una delle pagine più importanti dello sport italiano.

La sua corsa sembrava quasi senza sforzo. Non dava l’impressione di combattere contro il cronometro: sembrava semplicemente scivolare sulla pista.

Quell’eleganza gli valse un posto speciale nell’immaginario sportivo italiano. Berruti divenne il simbolo di un’Italia che negli anni Sessanta stava vivendo profonde trasformazioni e che, attraverso i suoi campioni, cominciava a farsi conoscere sempre di più nel mondo.

Dopo l’oro di Roma, Berruti continuò a gareggiare ad altissimo livello.

Partecipò anche alle Olimpiadi di Tokyo del 1964, dove raggiunse nuovamente la finale dei 200 metri, classificandosi quinto, e prese parte ai Giochi di Città del Messico del 1968.

La sua carriera agonistica terminò nel 1969, ma Berruti non si allontanò mai completamente dal mondo dello sport. Nel frattempo aveva completato gli studi e si era laureato in chimica industriale. Dopo l’atletica lavorò nel mondo della pubblicità e dell’industria, anche per importanti realtà come Zegna e Fiat.

Nel 2006, in occasione dei Giochi Olimpici invernali di Torino, fu scelto tra gli atleti italiani incaricati di portare la bandiera olimpica durante la cerimonia di chiusura. Un riconoscimento che confermava quanto la sua figura fosse ancora profondamente legata alla storia dello sport italiano.

La notizia della morte di Berruti, arrivata il 9 agosto 2026, ha suscitato un grande cordoglio nel mondo dello sport e non solo. Aveva 87 anni e da tempo affrontava un periodo di malattia. La sua scomparsa chiude simbolicamente un capitolo della grande atletica italiana.

Il presidente della Repubblica lo ha ricordato come una figura altamente rappresentativa dello sport italiano. Anche il mondo dell’atletica ha espresso il proprio dolore per la perdita di un atleta considerato un autentico mito.

La sua morte arriva in un momento in cui il suo nome era ancora profondamente presente nella memoria degli appassionati. Generazioni di atleti sono cresciute guardando alle immagini di quella finale olimpica del 1960 e a quel ragazzo torinese capace di battere i grandi favoriti del mondo.

Livio Berruti se ne va, ma la sua corsa rimane. Rimane quel 20,5, ripetuto due volte nello stesso giorno. Rimangono gli occhiali scuri, la maglia azzurra e quella falcata elegante. Rimane soprattutto l’immagine di un giovane italiano che, davanti al pubblico di casa, riuscì a conquistare il mondo.

La sua grandezza non è stata soltanto nel risultato sportivo. Berruti rappresentò un modo particolare di essere campione: con talento, intelligenza, eleganza e discrezione.

A più di sessant’anni dall’impresa di Roma, il suo nome continua a essere legato a uno dei momenti più emozionanti dello sport italiano.

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