DIFENDERE LE NOSTRE RETI SIGNIFICA DIFENDERE OSPEDALI, LAVORO, TRASPORTI E FAMIGLIE
AgenPress. «Chi continua a parlare genericamente di hacker, cyberattacchi e guerra ibrida, evitando accuratamente di nominare la Russia di Putin, non sta facendo prudenza diplomatica. Sta nascondendo la polvere sotto il tappeto e, quel che è peggio, sta avvelenando i pozzi del dibattito pubblico. La minaccia alla nostra sicurezza e alla nostra civiltà occidentale ha compiuto un salto di qualità che impone di abbandonare ogni ambiguità. A lungo Vannacci ha spiegato, con malcelata ironia, che i cosacchi non sono alle porte di Trieste. Sarà anche vero. Ma i cosacchi virtuali sono già all’assalto dei nostri sistemi informatici, delle nostre infrastrutture, dei nostri trasporti e delle nostre istituzioni.»
Lo dichiara Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, intervenendo sull’escalation della guerra ibrida in Europa.
«Il ministro Crosetto ha perfettamente ragione: questa guerra è cominciata da tempo e non possiamo più limitarci a subirla. La guerra ibrida non è una calamità naturale, non è un fenomeno meteorologico. Ha responsabili, strategie, obiettivi geopolitici. La Russia di Putin conduce da anni una campagna di destabilizzazione contro l’Occidente. Non significa attribuirle automaticamente ogni singolo episodio, ma riconoscere la provenienza della minaccia strategica.»
«Continuiamo a ragionare come se la sicurezza nazionale dipendesse esclusivamente dalla difesa dei confini territoriali, mentre i confini reali delle nostre nazioni attraversano ormai reti informatiche, sistemi energetici, aeroporti, ospedali e infrastrutture digitali. Non occorre occupare militarmente una città per paralizzarla, né invadere un Paese per condizionarne la vita economica e civile.»
«È culturalmente e politicamente irresponsabile continuare a minimizzare il pericolo russo, contrapponendo demagogicamente la spesa per la difesa a quella per la sanità, la scuola e il benessere dei cittadini. È esattamente il contrario: oggi difendere le nostre reti informatiche significa difendere anche gli ospedali, i trasporti, il lavoro e la vita quotidiana delle famiglie. La sicurezza non è un lusso che si contrappone al benessere: è la condizione che lo rende possibile.»
«La guerra ibrida mira anche a produrre paura, sfiducia e disorientamento, a logorare la credibilità delle istituzioni e la coesione delle società democratiche. L’obiettivo è convincerci progressivamente che difenderci sia inutile, troppo costoso o addirittura provocatorio. L’Italia e l’Europa devono reagire con una strategia di deterrenza credibile, investimenti nella cybersicurezza e una cooperazione sempre più stretta nell’Alleanza Atlantica. Non abbiamo bisogno di inventarci nemici, ma di smettere di fingere di non vedere quelli che già abbiamo. I cosacchi del Novecento non sono alle porte di Trieste. Quelli del XXI secolo non hanno bisogno di arrivarci: le frontiere che cercano di violare sono già dentro le nostre case, le nostre imprese e le nostre istituzioni.»
