Commercialisti: attualità e prospettive con Marco Barassi Presidente dell’ Ordine dei Commercialisti di Lecco

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AgenPress. Le opportunità offerte oggi al Dottore Commercialista ed Esperto Contabile, quanto ad ambiti in cui l’attività può essere esercitata e dei soggetti a cui può essere rivolta, sono molto ampie.

I fruitori di tale attività sono le imprese, nelle varie forme dall’impresa individuale alla società per azioni quotata, i soggetti privati che includono le persone fisiche ma anche gli enti diversi dalle società come le numerose associazioni che operano nel terzo settore, e gli enti pubblici.

L’ambito dei potenziali fruitori è quindi molto esteso e presenta caratteristiche e problematiche differenti.

Anche il tipo di attività svolta è esteso e diversificato. Si va dalla consulenza in materia tributaria e societaria, all’ambito aziendalistico, alla revisione, alla consulenza che attiene vari settori giuridici della vita dei cittadini e degli enti. Non solo: il commercialista può assistere imprese e privati nelle fasi di crisi economica, indicando gli strumenti più idonei che l’ordinamento offre per farvi fronte.

Molto spesso il commercialista ed Esperto Contabile è il consulente di riferimento per imprese e imprenditori nella loro veste di privati cittadini.

L’attività professionale e le modalità di esercizio e organizzazione variano, considerevolmente, al mutare del contesto di riferimento: si va dai grandi studi nei quali partecipano molti professionisti -spesso si tratta di studi multidisciplinari in prevalenza formati da commercialisti e avvocati- ai piccoli studi con un unico professionista: tra questi due estremi vi sono diversi gradi di articolazione dell’attività. Le differenze tra i due modelli posti alle estremità sono profonde e per questa ragione occorre tenere presente che solo alcune considerazioni riferite alla categoria dei commercialisti e degli esperti contabili possono essere generalizzate.

Queste brevi considerazioni rendono evidente l’ampiezza delle conoscenze richieste al commercialista e da essa derivano almeno due conseguenze. La prima è che molto difficilmente il commercialista può garantire un’elevata competenza in tutti gli ambiti ricordati sopra. A una conoscenza di carattere generale dei principali istituti e delle nozioni fondamentali si accompagna, generalmente, una specializzazione in alcuni specifici settori: la materia tributaria, la revisione, la crisi d’impresa, ecc. La seconda è la evidente necessità di aggregazioni. Proprio l’ampiezza delle competenze e conoscenze richiesta permette al singolo professionista di fornire un servizio di qualità solo per specifiche materie e perciò l’aggregazione tra professionisti con specializzazioni diverse permette di fornire ai clienti, soprattutto quando si tratta di imprese di dimensioni medie o grandi, una consulenza completa.

Nelle dimensioni minori sia di clientela che di studi professionali, spesso un risultato analogo è fornito dalla creazione di “reti” di professionisti che collaborano tra loro, avendo specializzazioni diverse.

L’ordinamento offre oggi vari strumenti giuridici per organizzare l’attività professionale in forma aggregata. La riforma tributaria in vigore dalla fine del 2024 ha introdotto agevolazioni per il conferimento di studi individuali in associazioni o STP e per le operazioni di trasformazione, fusioni e scissioni che interessano le STP. Conferimenti e altre riorganizzazioni possono avvenire oggi senza pagamento di imposte sui redditi e perciò non sono più penalizzate dal prelievo fiscale.

Dai dati disponibili l’introduzione della neutralità fiscale ha determinato un incremento considerevole delle STP tra commercialisti (cresciute del 13% nel 2025).

Se gli ostacoli di natura tributaria sono stati rimossi, restano però da considerare, soprattutto nelle piccole dimensioni, le possibili difficoltà che possono derivare dall’associarsi soprattutto per chi proviene da una precedente esperienza individuale. Occorre condividere modalità di lavoro e impegno dedicato all’attività anche se i benefici sono numerosi.

Da quanto precede emergono due indicazioni per il futuro della professione: specializzazione e aggregazione.

Un ulteriore elemento da considerare concerne l’attrattività della professione di Dottore Commercialista e di Esperto Contabile che deve, innanzitutto, confrontarsi con il calo demografico in atto.

L’approccio al lavoro, da parte delle nuove generazioni, è in parte diverso rispetto al passato. Oggi si cerca un migliore equilibrio tra l’ambito lavorativo e quello personale; per un giovane, far parte di uno studio di dimensioni medio grandi garantisce una condivisione di responsabilità, possibilità di crescita e di formazione che lo studio piccolo non sempre può offrire. Gli studi di minori dimensioni devono quindi cercare di creare condizioni al loro interno che possano essere di interesse per i giovani, magari avvantaggiati da ridotti costi e tempi per raggiungere la sede di lavoro, più prossima a quella di residenza: occorre costruire un ambiente di lavoro sereno e gradevole, formare adeguatamente i giovani favorendo percorsi di crescita professionale e così via.

Anche l’indirizzo della specializzazione va parametrato al tipo di studio e contesto in cui si opera: se le opportunità offerte dall’adempimento collaborativo -o cooperative compliance– si rivolgono a studi con clienti di dimensioni medio-grandi, il piccolo studio deve garantire prestazioni di qualità nell’ambito degli adempimenti periodici quali contabilità, bilanci e dichiarazioni tributarie. Il livello di preparazione richiesto dal professionista è elevato così come elevate sono le responsabilità patrimoniali per errori compiuti nell’esecuzione della prestazione. Tutto ciò comporta la necessità di formazione continua.

L’intelligenza artificiale sta sviluppandosi rapidamente e molte sono le applicazioni per l’attività professionale. Nel corso del recente congresso nazionale dei commercialisti, tenutosi a Genova nell’ottobre 2025, è emerso un utilizzo dell’IA, da parte dei professionisti, passato dal 9% nel 2024 al 41% nel 2025. Tra gli ambiti di maggiore utilizzo vi è quello delle attività ripetitive a basso valore aggiunto che, gestite mediante strumenti di IA, possono portare efficienza e permettere di liberare risorse da dedicare ad attività di più elevato contenuto qualitativo. Questo approccio richiede allo studio del commercialista di avere risorse in grado di utilizzare l’IA. Ma in termini generali l’elevato utilizzo di strumenti informatici anche nei rapporti con l’Agenzia delle Entrate comporta la padronanza di competenze che sono generalmente nel bagaglio culturale delle generazioni più giovani il che si risolve in un paradosso: laddove ci sarebbe necessità che giovani generazioni -i nativi digitali- si avvicinino all’attività professionale, negli anni recenti è emersa una disaffezione dei giovani verso le libere professioni, inclusa quella del commercialista ed Esperto Contabile.

Può contribuire a dare un quadro normativo della professione del Dottore Commercialista ed Esperto Contabile adeguato ai tempi attuali la riforma dell’ordinamento professionale che mira ad aggiornare il D.Lgs. 139/2005, individuando analiticamente le diverse competenze professionali, regolando le incompatibilità e molti altri aspetti della vita ordinistica.

In questa prospettiva dovrebbe essere superato, perché foriero di complessità e parcellizzazione, il proliferare di elenchi di soggetti abilitati a svolgere specifiche funzioni, con regole differenti e obblighi formativi specifici.

A cura di Ciuccio Devis

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