Roma, Piazza del Popolo. Nel cuore della Capitale, la celebrazione del 174° anniversario della Polizia di Stato si è rinnovata anche quest’anno come un momento di alta intensità istituzionale e umana, capace di coniugare solennità e memoria, simboli e relazioni, identità e servizio
AgenPress. Tra i presenti anche il Prefetto Francesco Tagliente, intervenuto nella sua duplice veste di rappresentante dello Stato e di Presidente della Fondazione Insigniti OMRI. Un’esperienza che egli stesso ha voluto sintetizzare come “un appuntamento che ogni volta rinnova emozioni profonde, non solo per il significato istituzionale della ricorrenza, ma per il valore umano degli incontri che essa rende possibili”.
A raccontare il senso più autentico della giornata è un’immagine: quella che ritrae il Prefetto insieme al Questore di Roma, Roberto Massucci, alla portavoce Elisabetta Accardo e a un gruppo di giovani funzionari della Questura. Sono in abiti civili, ma indossano la Sciarpa Tricolore.
“Una fotografia semplice, ma densa di significato”, ha osservato il Prefetto Tagliente, sottolineando come “in quegli sguardi, in quei sorrisi, in quella sobrietà composta si coglie l’essenza più autentica dell’etica del servizio pubblico: la discrezione dei comportamenti unita alla forza dei simboli”.
La cerimonia, alla presenza delle più alte cariche dello Stato, ha celebrato una storia lunga 174 anni. Ma al di là del protocollo, ciò che resta impresso è il tessuto umano che la anima: gli abbracci, le strette di mano, i volti ritrovati dopo tanto tempo.
“Colleghi con cui si è condiviso un tratto di strada, esperienze intense, responsabilità vissute spesso in silenzio”, ha ricordato il Prefetto, aggiungendo che “in quegli incontri c’è il senso profondo di una comunità che non si disperde, ma si riconosce e si rinnova”.
In questo contesto, la presenza dei funzionari con la Sciarpa Tricolore ha assunto un valore immediatamente percepibile. Non un elemento formale, ma un segno che parla: della responsabilità di decidere, dell’equilibrio necessario nell’esercizio delle funzioni di autorità, del rapporto di fiducia tra Stato e cittadini.
“La Sciarpa Tricolore racchiude tutto questo”, ha affermato Tagliente, spiegando come “non sia un elemento decorativo, ma il segno visibile di una funzione che si esercita spesso lontano dai riflettori, ma sempre dentro il perimetro della legalità e del servizio”.
Al centro della giornata, il Tricolore si è imposto come filo conduttore autentico. Non solo bandiera, ma sintesi dell’identità nazionale.
“La bandiera è il simbolo che unisce, che ricorda, che richiama ciascuno alle proprie responsabilità”, ha sottolineato il Prefetto, aggiungendo che “essa vive nei momenti solenni come in quelli più difficili della vita del Paese”.
Non a caso, la Costituzione italiana lo consacra tra i principi fondamentali, attribuendogli un valore non solo simbolico ma anche normativo.
“Il Tricolore è un pilastro dell’ordinamento e un richiamo costante ai doveri di ogni cittadino”, ha osservato Tagliente, ricordando come esso rappresenti “un vincolo per l’agire delle istituzioni e un riferimento quotidiano per chi è chiamato a servire lo Stato”.
Le radici di questo simbolo affondano nella storia, fino al 1848, quando fu previsto l’obbligo di indossare un nastro tricolore nell’esercizio delle funzioni di pubblica sicurezza.
“Da allora quel segno non ha mai perso il suo significato”, ha concluso il Prefetto, “adattandosi ai tempi ma restando fedele alla sua essenza: rappresentare lo Stato nella sua dimensione più alta, quella del servizio”.
Ed è proprio in questo intreccio tra persone e istituzioni che si coglie il senso più profondo della Festa della Polizia: ricordare che dietro ogni simbolo ci sono uomini e donne, storie e legami. E che in quei legami si rinnova, ogni volta, la forza più autentica della Repubblica.
