OLTRE 3.500 MORTI, PIÙ DI 40.000 FERITI, 1,1 MILIONI DI SFOLLATI E FINO AL 40% DEGLI OSPEDALI FUORI USO IN MEDIORIENTE
AgenPress. Dal sagrato di Piazza San Pietro, Papa Leone XIV rilancia un appello forte, diretto e universale alla comunità internazionale: “Rialziamoci dalle macerie, niente ci può chiudere in un destino già scritto”. Parole che arrivano in un momento storico segnato da conflitti diffusi e da una crescente normalizzazione della guerra, e che richiamano con forza la responsabilità collettiva nel fermare la spirale della violenza.
Il Pontefice fa suo l’appello, “tanto attuale”, di Giovanni Paolo II: “Mai più guerra!”, riportando al centro del dibattito globale un principio che oggi appare sempre più disatteso. Non si tratta solo di un richiamo spirituale, ma di una presa di posizione chiara sul piano umano, politico e civile: la pace è possibile, ma richiede scelte, coraggio e discontinuità rispetto alle logiche attuali.
Leone XIV sottolinea che “è possibile costruire la pace e vivere insieme con tutti i popoli”, indicando una prospettiva concreta fondata sulla convivenza e sul dialogo. Un messaggio che si traduce in un invito esplicito all’unità: “Vogliamo essere uniti come fratelli e sorelle”, superando divisioni, interessi e contrapposizioni che continuano ad alimentare i conflitti.
Nel suo intervento emerge con forza anche una denuncia implicita delle responsabilità dei governanti e delle dinamiche di potere che impediscono soluzioni reali, mentre i conflitti producono effetti devastanti sulle popolazioni civili e sui sistemi sanitari. In questo senso, l’appello del Papa si inserisce pienamente in un contesto in cui le guerre non solo uccidono, ma distruggono le basi stesse della convivenza e del diritto alla salute.
LA POSIZIONE DELLA RETE ASSOCIATIVA
La rete associativa e i movimenti, composta da AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), Co-mai (Comunità del Mondo Arabo in Italia), AISCNEWS (rete internazionale di informazione – agenzia mondiale senza confini) e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE, riflette, analizza e commenta con forte preoccupazione un quadro che ha ormai superato la dimensione geopolitica, trasformandosi in una emergenza sanitaria globale.
LA VOCE E LE RIFLESSIONI DEL PROF. FOAD AODI PRESENTE IN VATICANO COME DIRETTORE DI AISC NEWS, ACCANTO A UNA DELEGAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI E DEI MOVIMENTI
Il prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata, dichiara:
«Abbiamo sempre aderito agli appelli per la pace e continuiamo a farlo anche oggi, ma dobbiamo prendere atto di una realtà evidente: non abbiamo fiducia in un sistema politico e diplomatico che, di fronte a questa escalation, non si impegna né concretizza azioni efficaci a favore della pace.
Preghiamo per la pace, ma chiediamo anche responsabilità. Si fermi chi uccide e vuole il mondo in ginocchio.
I numeri descrivono una situazione fuori controllo: migliaia di morti, decine di migliaia di feriti, sistemi sanitari progressivamente distrutti, ospedali fuori uso e personale sanitario colpito mentre svolge il proprio lavoro. Non si tratta solo di una crisi militare, ma di una vera emergenza sanitaria globale. Quando si colpisce la sanità, si colpisce direttamente il diritto alla vita e si compromette la tenuta stessa delle società civili.
In questo contesto, è indispensabile un cambio di passo immediato. Servono cessate il fuoco reali e verificabili, corridoi sanitari sicuri e una protezione internazionale concreta per strutture ospedaliere e operatori sanitari. Senza queste misure, continueremo ad assistere a un deterioramento progressivo della situazione, con conseguenze sempre più gravi per le popolazioni coinvolte.
La pace non può restare un principio evocato nei momenti di crisi: deve diventare una scelta operativa, concreta e immediata. Subito.»
IL QUADRO SANITARIO: NUMERI E IMPATTO
Il Medio Oriente continua a essere attraversato da una crisi umanitaria e sanitaria di proporzioni senza precedenti. I dati elaborati dalla rete associativa evidenziano un quadro drammatico: oltre 3.500 morti, più di 40.000 feriti e oltre 1,1 milioni di sfollati, con sistemi sanitari sotto pressione estrema e intere popolazioni senza accesso alle cure.
La pressione sulle strutture sanitarie ha raggiunto livelli critici: fino al 35-40% degli ospedali è fuori uso o non operativo, mentre nelle aree più colpite si registra una riduzione fino al 60% della capacità assistenziale. A questo si aggiungono carenza di farmaci salvavita, mancanza di acqua potabile, blackout energetici e aumento fino al 25-30% delle malattie infettive.
Gravissimo anche il bilancio tra gli operatori sanitari: oltre 70 professionisti uccisi e più di 150 feriti, spesso colpiti durante le attività di soccorso.
EMERGENZA SANITARIA E NUMERI DEL TERRORE IN MEDIORIENTE
• oltre 3.500 morti nel conflitto in Iran e nel resto del Medioriente
• più di 40.000 feriti
• oltre 1,1 milioni di sfollati
• fino al 40% delle strutture sanitarie fuori uso
• riduzione fino al 60% della capacità ospedaliera
• oltre 70 operatori sanitari uccisi e più di 150 feriti
• aumento del 25-30% delle malattie infettive
LE PROPOSTE DELLA RETE ASSOCIATIVA
AMSI, UMEM, Co-mai, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE indicano come priorità:
• corridoi sanitari e umanitari immediati
• protezione delle strutture sanitarie
• tutela del personale medico e infermieristico
• rafforzamento della cooperazione sanitaria internazionale
• cessate il fuoco reale e verificabile
CHIUSURA DOVEROSA DALLA VOCE DI AODI
«Preghiamo per la pace. Ma la pace va fatta. Subito. La pace non può attendere», conclude Aodi.
