Fondazione Insigniti OMRI. Giovani tra rischio e risorsa: prevenzione, responsabilità e qualità della comunicazione

- Advertisement -
- Advertisement -

Videoconferenza organizzata dalla Fondazione Insigniti OMRI dedicata al tema della violenza giovanile e dei comportamenti a rischio. Il Presidente Francesco Tagliente propone una lettura sistemica del fenomeno, tra prevenzione, ruolo delle comunità educanti e centralità della comunicazione. Un approccio che valorizza anche le energie positive delle nuove generazioni


AgenPress. Nel corso della video conferenza organizzata dalla Fondazione Insigniti OMRI sul tema della violenza giovanile e dei comportamenti a rischio, il Prefetto Francesco Tagliente, in qualità di Presidente della Fondazione e moderatore dell’incontro, ha offerto una riflessione di sintesi che ha raccordato i diversi contributi emersi nel dibattito, collocandoli all’interno di una più ampia visione sistemica del fenomeno.

La sua analisi ha richiamato innanzitutto la necessità di superare una lettura esclusivamente normativa o emergenziale della sicurezza giovanile. Le politiche di prevenzione, pur sostenute da strumenti legislativi e interventi di contrasto, non possono esaurirsi nella dimensione repressiva, ma devono fondarsi su un approccio integrato che coinvolga istituzioni, scuola, famiglia e comunità educante.

In questa prospettiva, è stato evidenziato come il fenomeno della violenza giovanile non possa essere interpretato solo come crescita quantitativa della devianza, ma piuttosto come trasformazione qualitativa dei comportamenti: episodi caratterizzati da dinamiche di gruppo, gratuità dell’azione violenta, perdita di proporzionalità tra gesto e conseguenze, e crescente influenza dei contesti digitali.

Un elemento centrale della riflessione riguarda il cosiddetto “paradosso demografico”: a fronte della riduzione numerica delle nuove generazioni, cresce la percezione della loro problematicità sociale. Tale dato non va letto come responsabilità dei giovani, ma come indicatore di una difficoltà strutturale del sistema degli adulti nel costruire contesti educativi adeguati.

In questa prospettiva si inserisce una chiave interpretativa ulteriore, che invita a non perdere di vista la realtà più ampia e silenziosa della condizione giovanile. Accanto ai fenomeni critici, infatti, esiste “la foresta che cresce ogni giorno”: una maggioranza di giovani che vive positivamente la scuola, lo sport, il volontariato, la famiglia e i contesti associativi. Una realtà spesso meno visibile, ma quantitativamente e qualitativamente prevalente, che rappresenta una risorsa decisiva per il Paese.

Ne deriva la necessità di evitare generalizzazioni distorsive: episodi estremi di violenza non possono essere assunti come chiave di lettura dell’intera generazione giovanile. Al contrario, l’approccio istituzionale e culturale deve saper tenere insieme la gestione dei rischi con la valorizzazione delle energie positive, delle competenze e delle potenzialità educative già presenti nei giovani.

Particolare rilievo è stato attribuito alla dimensione urbana e sociale della prevenzione. Le città, infatti, non sono semplici contenitori neutri, ma ambienti che incidono profondamente sulla qualità delle relazioni, sulla coesione sociale e sulla capacità di prevenire situazioni di marginalità e devianza. In questa direzione, lo sport, la cultura e gli spazi aggregativi assumono un ruolo decisivo come fattori di inclusione e di contenimento del disagio.

Un ulteriore asse di riflessione riguarda la comunicazione, indicata come uno dei fattori più influenti nella formazione della personalità giovanile. L’esposizione costante a flussi comunicativi digitali e mediatici caratterizzati spesso da contenuti violenti, semplificati o estremizzati contribuisce a modificare la percezione della realtà e dei comportamenti, riducendo la soglia di sensibilità rispetto alle conseguenze delle azioni.

In questo scenario, la questione non è la limitazione dei contenuti, ma la responsabilizzazione dei linguaggi e dei modelli comunicativi. Da qui deriva la necessità di promuovere un’azione condivisa che coinvolga famiglia, scuola, media, piattaforme digitali e istituzioni, orientata a rafforzare una cultura della comunicazione consapevole e rispettosa.

Tagliente ha quindi individuato in questa prospettiva una possibile linea strategica di lavoro: “educare alla comunicazione ed educare chi comunica”, come condizione essenziale per qualsiasi politica efficace di prevenzione della violenza giovanile.

In conclusione, la riflessione del Presidente della Fondazione Insigniti OMRI ha posto l’accento sulla necessità di un cambio di paradigma: dalla gestione frammentata dell’emergenza alla costruzione di una responsabilità condivisa e preventiva, in cui la sicurezza non sia solo risposta al reato, ma esito di un percorso educativo, culturale e sociale che si sviluppa nei luoghi della crescita e nei linguaggi della quotidianità. In tale prospettiva, la lettura del mondo giovanile deve saper tenere insieme fragilità e risorse, riconoscendo nella grande maggioranza dei giovani una componente attiva, positiva e fondamentale per il futuro della comunità.

- Advertisement -

Potrebbe Interessarti

- Advertisement -

Ultime Notizie

- Advertisement -