Il ruolo delle antiche Terze pagine dei quotidiani tra giornalismo cultura e scrittori dal Giornale D’Italia a oggi

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AgenPress. Cultura e giornalismo. O meglio: letteratura e cultura giornalistica. Un rapporto che si è protratto nei decenni ed ha rappresentato un modello di fare cultura, quella che spesso è stata definita cultura militante. Un discorso stimolante sul quale è necessaria una meditazione anche in termini storici. Si è creato, nel tempo, un rapporto tra scrittori e quotidiani. Un rapporto che ha aperto un dialogo anche tra modelli di scrittura e di fare letteratura.

Le “antiche” Terze pagine dei quotidiani sono stati modelli di cultura e di partecipazione al dibattito dialettico su problematiche che esulavano la cronaca diretta. Quelle antiche terze pagine nate all’inizio del Novecento sono da considerarsi in un contesto di realtà storiche un patrimonio da annoverare come un bene culturale. Anzi. Sono un bene culturale se bene culturale è la specificazione di una identità e di un patrimonio comunitario che riveste interesse storico. Un discorso che ha una sua valenza ormai scientifica grazie anche ad una sistematicità culturale.

Gli scrittori italiani hanno avuto sempre un rapporto armonico (pur in una costante dialettica) con il mondo del giornalismo. Soprattutto con le pagine culturali sulle quali sono apparsi testi importanti e hanno reso popolare la figura e l’opera dello scrittore stesso. Lo scrivere dello scrittore diventava, in quelle pagine, un “parlare”. Un parlare sotteso, un raccontare con il fascino delle immagini. Il giornale si arricchiva di un contributo culturale imponente e lo scrittore “utilizzava” questo mezzo di comunicazione per uscire fuori dalla cerchia dei cenacoli.

Molti scrittori pubblicarono, in prima istanza, i loro romanzi sulle pagine dei giornali. Il giornale divenne una vera e propria palestra e soprattutto un’esperienza che portò ad un approccio più immediato con il pubblico. Ci fu un dibattito molto agguerrito sul ruolo che dovevano avere gli scrittori sulle pagine dei giornali. Un dibattito di spessore che aprì una verifica sulla funzione sia della letteratura sia della letteratura espressa attraverso gli strumenti comunicativi giornalistici.

Lo scrittore all’inizio del Novecento non smise di stabilire un dialogo con il lettore e questo dialogo lo cercò dalle pagine di quei giornali che avevano una diffusione più attenta e chiaramente molto più ampia rispetto a riviste specializzate. Con la nascita della Terza pagina (istituzione completamente italiana: si pensi a quella storica data, 1901, e alla storica testata de “Il Giornale d’Italia”) il dialogo tra scrittore e quotidiano si intensificò notevolmente.

Un aspetto non trascurabile riguarda il fatto che lo scrittore attraverso la pagina del quotidiano si poneva costantemente in discussione nonostante la sua posizione di intellettuale gli scritti “subivano” un “giudizio” più diretto da parte di un pubblico esigente. Il quotidiano era chiaramente un organo di massa ma per quei tempi raggiungeva ancora un pubblico colto.

Il quotidiano aveva una valenza informativa notevole. Per lo scrittore diventava una vetrina privilegiata perché toccava un pubblico vasto e poi ci sono anche altri motivi di fondo che riguardano aspetti culturali ed economici. Lo scrittore, infatti, trovava un ritorno economico nei “pezzi” ospitati dai quotidiani, i quali allargavano, tra l’altro, comunque, lo specchio degli utenti. Molti scrittori italiani importanti pubblicavano pagine significative sui quotidiani, pagine che poi formavano il corpus di un romanzo o una raccolta di racconti. Ci sono testimonianze, in questo caso, che sono entrate nella storia della letteratura.

Di straordinaria rilevanza sarebbe impostare una ricerca proprio sul rapporto tra scrittori e Terze pagine partendo chiaramente dalla nascita di una pagina fissa dedicata alla cultura e in modo particolare alla letteratura. Un progetto che potrebbe avere come chiave di lettura questo tema: “Gli scrittori italiani nelle Terze pagine dei quotidiani: dal 1901 al 1920. Letteratura e modelli di diffusione”.

Le Terze Pagine sono un patrimonio storico da proporre, come lettura e interpretazione, alle nuove generazioni. Ci interessa verificare, tra l’altro, il ruolo che hanno rivestito gli scrittori rispetto ai giornali quotidiani e nello stesso tempo si potrebbe indagare sull’importanza che ha avuto la letteratura anche nei confronti dei linguaggi giornalistici.

La lingua dello scrittore all’interno di una “struttura” che doveva usare un linguaggio più consono all’utenza ha modificato l’offerta espressiva? Ma si potrebbe fare anche un discorso opposto. Ovvero se il linguaggio giornalistico ha modificato i modelli espressivi degli scrittori che pubblicavano testi creativi o testi di critica sui quotidiani? Che ruolo ha avuto la letteratura straniera (e quindi gli scrittori non italiani) sulle Terze pagine e come gli scrittori italiani hanno trattato la letteratura degli altri Paesi.

E’ chiaro che la ricerca, come si è già sottolineato, andrebbe contestualizzata e per l’importanza dell’evento si dovrebbe aprire una prima finestra sul periodo che va dalla nascita della Terza pagina (ovvero dal 1901) sino al 1919- 1920 (ovvero sino alla fine della prima guerra mondiale). Successivamente si potrebbero prendere in esame gli altri contesti storici: il rapporto tra scrittori e quotidiani durante il Ventennio; dalla crisi del Regime agli anni Cinquanta. Gli anni più avanti andrebbero rivisitati in una visione anche letteraria diversa ma la ricerca che offrirebbe maggiormente degli stimoli riguarda proprio la prima fase perché è lì che si stabiliscono le caratterizzazioni tra letteratura e quotidiano (ovvero quel giornalismo di massa che offre alla letteratura, in modo particolare, di dialogare con un pubblico eterogeneo).

La ricerca dovrebbe consistere, dunque, nell’indagare quali scrittori si sono confrontati con vitalità con un pubblico “altro” passando attraverso le Terze pagine, che tipologia di scritti e se questi scritti hanno poi dato luogo a un romanzo o ad altro testo. Verificare i quotidiani che si sono aperti a questa esperienza e quali sono state, quelle maggiormente rappresentative, le testate (con i relativi direttori, sedi, formato e responsabili delle Terze pagine) che hanno operato dal 1901 sino al 1920. Il dato rilevante è che la ricerca deve ruotare intorno al quotidiano e al rapporto tra scrittori e Terze pagine.

Il legame tra gli scrittori e il giornalismo (in periodici e riviste) è antico ma lo scopo del lavoro è quello di mostrare come lo scrittore abbia raggiunto un contatto popolare grazie ad alcuni strumenti giornalistici popolari come, appunto, il quotidiano. Alla fine del lavoro è naturale che ci siano delle dimostrazioni documentarie. Mi riferisco ad una Mostra contenente le pagine interessate, le testate giornalistiche, i profili degli scrittori che avviarono un percorso di collaborazione e naturalmente a quegli scritti che poi formarono un testo (romanzo, come già si affermava, o racconti o saggistica).

Il tutto attraverso una schedatura didattica con un approccio chiaramente metodologico in quanto tutto l’intervento non può che avere delle finalità pedagogiche rivolte anche al mondo della scuola. Scrittori e Terze pagine è un rapporto che è stato costante nel tempo ed ha segnato delle tappe di riflessioni molto attente. Si è sempre più intensificato questo dialogo e lo scrittore non solo ha pubblicato sui quotidiani racconti e critiche ma ha avuto la funzione del maestro pensante. Un fatto che tuttora ha una sua particola specificità e importanza. Ma sono quelle antiche Terze pagine che andrebbero recuperate. C’è uno spaccato di letteratura che emergerà con tutta la sua storia, con tutti i suoi personaggi, con tutte quelle avventure che hanno affascinato scrittori e giornalisti che vanno da Matilde Serao a Gabriele D’Annunzio.

Uno spaccato per ricostruire modelli di cultura ma anche per considerare, soprattutto oggi, quelle Pagine come un reale patrimonio storico. Un bene culturale appunto: da tutelare e da valorizzare. Su questa idea ci sono processi culturali che certamente andrebbero approfonditi grazie anche a strutture come le biblioteche che si prestano a creare dialettica intorno a tali importanti questioni e potrebbero ospitare delle mostre su testate storiche che hanno costituito un modello di fare cultura grazie a un confronto che è stato (e lo è tuttora) di natura pedagogica.

Micol Bruni

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