AgenPress. Nuovo possibile passo avanti nei delicati negoziati tra Stati Uniti e Iran sul programma nucleare iraniano. Secondo quanto riportato dal New York Times, citato da diverse fonti internazionali, Teheran avrebbe accettato di rinunciare alle proprie scorte di uranio altamente arricchito nell’ambito di un accordo più ampio con Washington.
La notizia arriva da due funzionari americani secondo i quali i dettagli tecnici del trasferimento o dello smaltimento del materiale nucleare saranno definiti nel prossimo ciclo di colloqui sul nucleare iraniano. Il nodo dell’uranio arricchito rappresenta da mesi uno dei principali ostacoli nelle trattative tra le due parti.
Le scorte iraniane di uranio arricchito al 60% sono considerate particolarmente sensibili dalla comunità internazionale. Pur non essendo ancora materiale “weapon-grade”, cioè pronto per la costruzione di armi nucleari, gli esperti ritengono che da quel livello sia molto più rapido arrivare al 90% necessario per un ordigno atomico.
Secondo le indiscrezioni, l’intesa rientrerebbe in un memorandum più ampio sostenuto dall’amministrazione del presidente Donald Trump, che nelle ultime ore ha parlato di un accordo “largamente negoziato”. Tra i punti sul tavolo figurerebbero anche l’allentamento di alcune sanzioni economiche contro Teheran e la riapertura completa dello stretto di Hormuz al traffico commerciale internazionale.
Resta però da chiarire come avverrà concretamente la cessione delle scorte di uranio. In passato erano state avanzate diverse ipotesi: dal trasferimento del materiale in un Paese terzo fino alla sua diluizione sotto controllo internazionale. Già nelle settimane precedenti erano emerse indiscrezioni secondo cui Washington avrebbe chiesto all’Iran una moratoria pluriennale sull’arricchimento dell’uranio e la rimozione delle riserve accumulate.
L’accordo, se confermato, segnerebbe una svolta significativa nei rapporti tra Washington e Teheran dopo anni di tensioni, sanzioni e accuse reciproche sul programma nucleare iraniano. Tuttavia, il percorso diplomatico resta fragile e molti dettagli devono ancora essere definiti nei prossimi incontri tra le delegazioni.
