Il 9 giugno a Roma la presentazione del nuovo report di Semia Fondo delle Donne
AgenPress. Ottant’anni fa nasceva la Repubblica italiana. Nasceva da una promessa: libertà, uguaglianza, autodeterminazione, dignità. Una promessa affidata alla Costituzione e alla sua idea più radicale: che i diritti non dovessero appartenere a poche persone, ma diventare accessibili a tutte e tutti.
Ottant’anni dopo, quella promessa continua a essere pronunciata. E continua, ostinatamente, a non compiersi fino in fondo. Perché esistono diritti riconosciuti ma non garantiti. Libertà formalmente tutelate ma concretamente ostacolate.
Cittadinanze che restano condizionate dall’origine, dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere, dalla disabilità, dalla condizione economica o dal luogo in cui si vive. È questo il cuore di Cittadinanze sospese. Indagine tra riconoscimento formale ed esercizio effettivo dei diritti in Italia, il nuovo report promosso da Semia Fondo delle Donne e curato da Giulia Marchese, Marta Nicolazzi, Aurora Perego e Massimo Prearo, che sarà presentato il prossimo 9 giugno alla Casa Internazionale delle Donne di Roma.
La ricerca fotografa un’Italia attraversata da una contraddizione sempre più evidente: mentre cresce il consenso sociale attorno ai diritti e all’uguaglianza, cresce anche la difficoltà delle istituzioni nel tradurre quel consenso in tutele effettive.
Accade per i diritti sessuali e riproduttivi, dove l’interruzione volontaria di gravidanza rimane legale ma sempre meno accessibile in molte aree del Paese. Accade per le persone migranti e razzializzate, per le persone con disabilità, per chi vive condizioni di precarietà economica o marginalità sociale, quando l’accesso ai diritti dipende ancora dal reddito e dal territorio. Ma accade anche per la popolazione LGBTQIA+.
Su questo fronte l’Italia ottiene un mero 24/100 nella Rainbow Map 2025, l’indice che classifica 49 paesi europei in base alle tutele per le persone LGBTIQ+, su diritti, non discriminazione e libertà civili. È l’unico paese dell’Europa occidentale e meridionale sotto il 30%. Spagna, Portogallo, Malta e Grecia, paesi con profili storici, religiosi e culturali simili, hanno infatti percorso traiettorie radicalmente diverse. Sebbene nei sondaggi tra il 65% e il 70% dei rispondenti italiani si dichiari d’accordo con l’affermazione secondo cui le persone gay e lesbiche dovrebbero essere libere di vivere la propria vita come desiderano, l’Italia non offre una protezione adeguata in ambito sanitario o educativo, né alcuna legge che qualifichi i reati motivati legati alla discriminazione per sesso, orientamento sessuale e identità di genere.
Il riconoscimento legale per le persone trans è parzialmente disponibile ma il percorso rimane complesso, costoso e avvilente senza procedure per i minori, per i quali è anzi in discussione una proposta restrittiva sui percorsi di affermazione di genere. La Repubblica promette uguaglianza. Ma l’uguaglianza resta diseguale. La Repubblica riconosce diritti. Ma i diritti diventano inaccessibili. La Repubblica celebra la libertà. Ma troppe libertà continuano a essere negoziate, limitate, differite.
È questo il movimento circolare che il report di Semia Fondo delle Donne prova a misurare: i diritti entrano nello spazio pubblico, vengono discussi, sostenuti da un consenso sociale diffuso, perfino riconosciuti formalmente. Eppure, si fermano prima di diventare esperienza concreta e universale. Restano sospesi. Come sospesa resta, per molte persone, la cittadinanza, la possibilità di appartenere pienamente alla comunità democratica.
Per questo il report definisce l’Italia una “democrazia imperfetta”: non perché i diritti siano del tutto assenti, ma perché il loro esercizio continua a essere fragile, diseguale, revocabile. Ottant’anni dopo la nascita della Repubblica, la domanda torna al punto di partenza. Che cosa significa oggi uguaglianza? Chi può davvero esercitare la propria libertà? Chi resta ancora fuori dalla promessa costituzionale? E soprattutto: quante volte una democrazia può dichiararsi compiuta mentre intere soggettività continuano a godere solo di diritti parziali, ostacolati o condizionati?
La conferenza stampa di presentazione del report si terrà il 9 giugno; seguirà un momento pubblico di confronto sui temi emersi dalla ricerca, a partire dai dati raccolti e presentati da studiose e rappresentanti delle soggettività maggiormente esposte ai processi di esclusione.
9 giugno 2026 Ore 10 Casa Internazionale delle Donne, Sala Tosi – Roma.
Introducono: Silvia Menecali, sociologa e attivista femminista e Paola De Leo, presidente Semia Fondo delle Donne Ne discutono: Giulia Marchese: Data scientist, esperta in open data e accountability pubblica Massimo Prearo, politologo, ricercatore presso l’Università di Verona ed esperto di politica LGBTQA+ Conclusioni e Q&A con Camilla Speriani, consigliera, Semia Fondo delle Donne
