Educazione affettiva e sessuale, Vaccari (FNOPO): “Una scelta di salute pubblica per accompagnare la crescita dei giovani”

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Dopo l’approvazione del ddl Valditara, la Presidente della FNOPO Silvia Vaccari richiama il valore dell’educazione affettiva e sessuale come strumento di promozione della salute, prevenzione della violenza e crescita consapevole. Le consigliere Michaela Centofanti e Anna  Domenica Mignuoli, evidenziano il contributo che le ostetriche possono offrire nella progettazione e realizzazione di percorsi educativi basati sulle evidenze scientifiche


AgenPress. “L’educazione all’affettività e alla sessualità non può essere ridotta a uno scontro ideologico. È una questione che riguarda la salute pubblica, il benessere delle persone e la qualità delle relazioni che le nuove generazioni costruiranno nel corso della loro vita”. Così Silvia Vaccari, Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione Ostetrica (FNOPO), interviene nel dibattito seguito all’approvazione del ddl Valditara, sottolineando la necessità di garantire ai giovani percorsi educativi fondati sulle evidenze scientifiche e costruiti attraverso la collaborazione tra scuola, famiglie e professionisti della salute.

Una dimensione che riguarda l’intera persona 

Per la Presidente della FNOPO parlare di educazione sessuale significa affrontare una dimensione che va ben oltre gli aspetti biologici e riproduttivi. “Le principali organizzazioni internazionali, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità all’UNESCO, descrivono la sessualità come una componente che coinvolge aspetti cognitivi, emotivi, fisici e sociali della persona. Educare alla sessualità significa quindi educare alla relazione, alla consapevolezza di sé, al rispetto degli altri e alla responsabilità”, afferma Vaccari. Secondo la Presidente della Federazione, fornire ai ragazzi strumenti adeguati per comprendere il proprio corpo, le proprie emozioni e le relazioni interpersonali rappresenta un investimento sulla salute e sul benessere individuale e collettivo. L’UNESCO, in collaborazione con le altre agenzie delle Nazioni Unite, ha promosso un processo di Comprehensive Sexuality Education (CSE), “ovvero – spiega Anna Domenica Mignuoli, consigliera del Comitato Centrale della FNOPO – un percorso di educazione affettiva sessuale che non si limita solo alla conoscenza dell’apparato riproduttivo o delle malattie sessualmente trasmissibili, ma affronta il tema con un approccio olistico che include anche l’educazione alle emozioni, alle relazioni, al rispetto e al consenso”

Le evidenze scientifiche 

Le evidenze raccolte negli ultimi anni mostrano che programmi strutturati di educazione affettiva e sessuale possono favorire comportamenti più consapevoli, sostenere lo sviluppo delle competenze relazionali e contribuire alla tutela della salute sessuale e riproduttiva. “Quando viene proposta attraverso percorsi completi, adeguati all’età e realizzati da personale formato, l’educazione all’affettività e alla sessualità favorisce decisioni più informate, un utilizzo più appropriato dei metodi contraccettivi e una maggiore capacità di riconoscere e gestire situazioni di rischio”, spiega Michaela Centofanti, consigliera della FNOPO. Le evidenze internazionali mostrano inoltre che questi programmi non favoriscono un inizio più precoce dell’attività sessuale, come spesso viene sostenuto nel dibattito pubblico. Al contrario, possono contribuire a sviluppare una maggiore capacità decisionale e una migliore consapevolezza delle conseguenze delle proprie scelte.

Un antidoto alla disinformazione 

Per la FNOPO uno dei principali problemi dell’epoca contemporanea riguarda la qualità delle informazioni a cui gli adolescenti accedono quotidianamente. “Molti ragazzi costruiscono le proprie conoscenze attraverso contenuti reperiti online, sui social network o tramite la pornografia. In assenza di percorsi educativi strutturati aumenta il rischio che si consolidino stereotipi, false credenze e modelli relazionali distorti”, osserva Vaccari. Secondo Centofanti, è proprio per questo che la scuola può svolgere un ruolo fondamentale. “Offrire informazioni corrette e basate sulle evidenze significa aiutare i giovani a distinguere i fatti dai miti, sviluppando una visione della sessualità rispettosa della persona, dei diritti e della salute”.

Consenso, rispetto e prevenzione della violenza 

Un altro tema centrale riguarda la prevenzione della violenza e delle discriminazioni. “L’educazione affettiva rappresenta uno degli strumenti più efficaci per promuovere il rispetto reciproco, contrastare gli stereotipi di genere e prevenire la violenza”, sottolinea Vaccari. “Insegnare il valore del consenso, dell’ascolto e dell’empatia significa costruire una cultura della prevenzione che produce benefici per l’intera società”. Le evidenze scientifiche più recenti indicano che programmi educativi strutturati possono contribuire a sviluppare competenze relazionali, favorire il riconoscimento precoce di situazioni di abuso, coercizione o controllo e promuovere relazioni sane e rispettose. “Parlare di consenso e di confini personali non significa anticipare contenuti inappropriati, ma fornire strumenti adeguati all’età per riconoscere il rispetto di sé e degli altri”, aggiunge Centofanti.

L’alleanza tra scuola, famiglie e servizi sanitari 

Per la FNOPO l’efficacia dei programmi educativi dipende anche dalla capacità di costruire una vera alleanza tra scuola, famiglie e servizi sanitari. “I genitori sono e devono restare i primi educatori dei propri figli. Nessuno pensa di sostituire il loro ruolo. Al contrario, le esperienze che hanno dato i risultati migliori sono quelle che hanno coinvolto attivamente le famiglie, creando un dialogo costante con la scuola e con i professionisti della salute”, afferma Vaccari. Anche Centofanti richiama l’importanza di questa collaborazione. “Le evidenze mostrano che il coinvolgimento dei genitori e il collegamento tra scuola e servizi sanitari contribuiscono a migliorare gli esiti educativi e di salute, offrendo ai ragazzi punti di riferimento coerenti e affidabili”.

Le esperienze già attive in Italia 

In Italia nel corso degli anni, diverse proposte parlamentari hanno cercato di regolamentare l’introduzione dell’educazione all’affettività senza successo, nonostante, da tempo l’Unione Europea la raccomandi agli Stati membri. “Il risultato – aggiunge Mignuoli – è che nelle nostre scuole le attività educative sono disomogenee e lasciate all’iniziativa e buona volontà di presidi ed insegnanti che decidono di proporre incontri e formazioni sulla parità di genere, sull’affettività e sulla sessualità consapevole. Ma in molti contesti l’educazione sessuale a scuola è ancora un tabù”. La Presidente della FNOPO ricorda inoltre che nel nostro Paese , alcune regioni, hanno sviluppato esperienze significative grazie alla collaborazione tra istituzioni sanitarie, scuole e università. “Progetti come EduForIST, promosso dal Ministero della Salute con il coinvolgimento dell’Istituto Superiore di Sanità e di numerosi partner scientifici, oppure l’esperienza di ‘W l’Amore’ in Emilia-Romagna, dimostrano che è possibile costruire percorsi educativi efficaci, apprezzati dagli studenti e condivisi con le famiglie”, evidenzia Vaccari.

Il ruolo delle ostetriche 

Dai risultati dell’indagine condotta nell’ambito del Progetto “Studio Nazionale Fertilità” coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, che ha visto il coinvolgimento di più di 16.000 studenti di 16-17 anni provenienti da 482 scuole su tutto il territorio nazionale, emerge che gli adolescenti manifestano un chiaro interesse per la formazione in materia di educazione sessuale, essi, inoltre, riconoscono alla scuola un ruolo significativo nella formazione sui temi della sessualità e della salute riproduttiva, ma il 63% opterebbe per l’intervento di personale esterno alla scuola. Anche l’indagine condotta nel 2023 a cui hanno aderito 15.000 giovani tra gli 11 e i 24 anni che fanno parte della community di skuola.net ha evidenziato che il 45,3% dichiara di rivolgersi ad Internet per chiarire i dubbi in ambito affettivo e sessuale con il rischio di esporsi a fake news, informazioni sbagliate e fuorvianti. In questo contesto la professione ostetrica può offrire un contributo importante grazie alle proprie competenze nell’ambito della salute sessuale e riproduttiva. “Le ostetriche possiedono competenze specifiche in materia di prevenzione, counselling, educazione sanitaria e promozione della salute”, spiega Centofanti. “Per questo possono contribuire in modo qualificato alla progettazione, alla realizzazione e al monitoraggio di programmi di educazione all’affettività e alla sessualità, lavorando in collaborazione con insegnanti, famiglie e altri professionisti”. Per la consigliera della FNOPO si tratta di una competenza pienamente coerente con il ruolo dell’ostetrica come professionista della salute della donna, della coppia e della comunità. “In particolare – aggiunge Mignuoli – si sottolinea come il tema della sessualità dovrebbe rimanere un ambito privilegiato di intervento dei Consultori, a fianco degli altri importanti settori riferiti alla salute della donna e della famiglia, un tema poco trattato all’interno degli altri servizi sanitari e sul quale i Consultori hanno invece un ruolo specifico, sia a livello di prevenzione che di promozione della salute sessuale e riproduttiva, da realizzarsi con l’offerta attiva di programmi rivolti a giovani (e adulti), accompagnando alla prevenzione delle gravidanze indesiderate, dell’aborto e delle infezioni sessualmente trasmesse, una prevenzione della violenza di genere e delle forme di abuso veicolate dalle nuove tecnologie come il sexting, il cyberbullismo, il grooming. Attraverso un’educazione al rispetto, di sé e dell’altro, attraverso la promozione di atteggiamenti, valori e capacità sul piano personale e interpersonale volte al benessere dell’individuo e delle relazioni. L’ostetrica quale figura pivotale dell’equipe consultoriale, svolge una funzione essenziale nel far emergere, valorizzare, promuovere, sostenere e proteggere le competenze della donna e della persona e in particolare nell’età evolutiva, aiuta a sviluppare competenze e autonomia”.

Garantire pari opportunità educative 

La vera sfida, conclude Vaccari, è garantire a tutti i giovani le stesse opportunità di accesso a percorsi educativi di qualità. “Oggi l’offerta di programmi di educazione affettiva e sessuale è ancora molto disomogenea sul territorio nazionale. Le evidenze scientifiche, le esperienze già realizzate e le richieste che arrivano dagli stessi ragazzi dimostrano però che questi interventi sono necessari. Dobbiamo continuare a investire in percorsi fondati sulla scienza, rispettosi delle diverse sensibilità e capaci di accompagnare le nuove generazioni nella costruzione della propria identità, della propria salute e delle proprie relazioni”. Un obiettivo che, secondo Centofanti, ha anche una forte valenza sociale. “Garantire a tutti i giovani l’accesso a informazioni corrette e a percorsi educativi basati sulle evidenze significa contrastare le disuguaglianze e promuovere una cittadinanza più consapevole. Educare all’affettività e alla sessualità significa investire nel benessere delle persone e della collettività”.

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