AgenPress. Intervista esclusiva al Sen. Dott. Scilipoti Isgrò.
D. Senatore, oggi siamo sempre connessi. Lei però dice: “abbiamo bisogno di rimanere soli”. Perché?
R. «Perché siamo fatti così. Da una parte la nostra natura ci spinge a stare insieme: nasciamo nella relazione, cresciamo in famiglia, viviamo in gruppo. Dall’altra, però, sentiamo il bisogno di staccare la spina.
E qui ci tengo a chiarire una cosa: la solitudine non è isolamento. L’isolamento avviene quando ti chiudi perché stai male. La solitudine è quando scegli di fermarti per ascoltarti. È fare silenzio per non farti travolgere dal rumore del mondo. Chi ogni tanto sta da solo non è triste: è semplicemente in buona compagnia, la compagnia di se stesso».
D. La scienza ci dà ragione?
R. «Sì, e molto. I neuroscienziati lo chiamano “default mode network”. In pratica è la rete cerebrale che si attiva quando non facciamo niente di “produttivo”: quando camminiamo, quando guardiamo fuori dal finestrino, quando stiamo in silenzio.
D. E a cosa serve?
R. A fare ordine. A ricordare, a capire cosa ci è successo, a dare un senso alle cose. Senza quei momenti il cervello va in tilt. Uno studio del 2021 pubblicato su Personality and Social Psychology Bulletin ha dimostrato una cosa semplice: le persone che si concedono del tempo da sole, per scelta, sono più creative, più lucide e più serene. I medici lo sanno bene: 20 minuti di silenzio abbassano lo stress, il cortisolo e la pressione. È come una doccia per la mente».
D. Quindi la solitudine aiuta anche ad amare meglio?
R. «Assolutamente sì. Se io non sto bene con me stesso, come posso stare bene con te?
La solitudine non è il contrario della relazione: ne è il carburante. Se prima ritrovo me stesso, poi posso donarmi. Altrimenti, nelle relazioni porto solo ansia, pretese e vuoti da riempire. Noi siamo esseri relazionali. Tutto nasce da un incontro, ma un legame autentico si fonda su due persone intere, non su due metà che cercano di incollarsi».
D. Ma come si fa oggi, con il telefono che suona sempre e il lavoro che non finisce mai?
R. «Si ricomincia dalle piccole cose. Spegnere il telefono per mezz’ora. Fare una passeggiata senza musica. Leggere un libro cartaceo. Scrivere due pensieri. Pregare. Non è perdere tempo: è guadagnare se stessi. Come politici e come comunità abbiamo il dovere di difendere questo diritto. Alla famiglia serve tempo per respirare. Al lavoro servono persone non esauste. Alla sanità serve prevenzione, e la prevenzione passa anche dalla mente. Nei nostri programmi di Democrazia Cristiana e Unione Cristiana mettiamo la persona al centro. E la persona ha bisogno di due cose: degli altri e di sé».
D. Un messaggio per chi ci legge?
«Non abbiate paura del silenzio. Non è vuoto: è pieno di voi. Stare da soli ogni tanto non è egoismo, è il modo più grande per volersi bene. E solo chi vuole bene a se stesso riesce davvero a voler bene agli altri.
Di questo ha bisogno l’Italia: di persone più consapevoli, più calme, più umane».
