AgenPress. Il giornalista ed ex parlamentare si trovava agli arresti domiciliari dall’8 luglio, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma sulla cosiddetta “scommessa collettiva”. A determinare il nuovo provvedimento sarebbe stata la violazione delle prescrizioni imposte dal giudice, in particolare il divieto di utilizzare dispositivi telefonici, informatici e telematici, salvo che per i rapporti con il difensore.
Secondo quanto riportato nell’ordinanza, durante i domiciliari Adinolfi avrebbe continuato a comunicare attraverso internet con una frequenza definita reiterata. Gli accertamenti avrebbero documentato 49 articoli pubblicati sul suo blog e 23 post sul suo profilo Facebook, per un totale di 72 pubblicazioni.
La Procura ha quindi chiesto un aggravamento della misura cautelare. Il provvedimento è stato eseguito dai militari della Guardia di Finanza di Roma, su delega dell’autorità giudiziaria. Adinolfi è stato trasferito in carcere, ponendo fine alla detenzione domiciliare iniziata lo scorso luglio.
L’arresto domiciliare di luglio era arrivato al termine di un’indagine della Procura di Roma e della Guardia di Finanza. Adinolfi è accusato, a vario titolo, di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi.
Al centro dell’indagine c’è la cosiddetta “scommessa collettiva”, un sistema attraverso il quale, secondo l’accusa, sarebbero state raccolte somme di denaro da privati con la prospettiva di ottenere rendimenti collegati alle scommesse sportive. Gli investigatori hanno ricostruito una raccolta complessiva superiore a 4,7 milioni di euro nel periodo preso in esame e hanno contestato anche un’omessa dichiarazione dei redditi per circa 400 mila euro.
Le accuse, tuttavia, sono ancora oggetto del procedimento giudiziario. Durante l’interrogatorio di garanzia del luglio scorso, Adinolfi aveva respinto le contestazioni di truffa ed evasione fiscale, sostenendo di non aver commesso illeciti.
È proprio la condotta tenuta durante i domiciliari ad aver determinato, secondo le informazioni diffuse oggi, l’inasprimento della misura.
Il giudice aveva previsto per Adinolfi il divieto di utilizzare dispositivi telefonici, informatici e telematici, fatta eccezione per le comunicazioni con il proprio difensore. Nonostante questa prescrizione, sarebbero stati pubblicati quotidianamente nuovi contenuti sul suo blog e sui suoi canali social.
Lo stesso Adinolfi ha annunciato sui social il trasferimento in carcere, sostenendo che il provvedimento sia legato proprio alla sua attività su Facebook.
La vicenda aggiunge dunque un nuovo capitolo all’inchiesta romana: dopo poco più di due mesi agli arresti domiciliari, la misura cautelare nei confronti di Adinolfi è stata aggravata e l’indagato è stato trasferito in carcere.
