Eliana Tagliente Fondazione OMRI: “La tecnologia può fare ciò che per anni la burocrazia non è riuscita a fare. Tutto è iniziato da un problema concreto. Oggi esiste una piattaforma nazionale, ma finché l’adesione dei Comuni non sarà completa, la libertà di movimento delle persone con disabilità resterà incompleta”
AgenPress. Ci sono diritti che non dovrebbero fermarsi ai confini di un Comune. La mobilità è uno di questi. Sono una persona con disabilità e, negli anni, ho sperimentato direttamente quanto possa essere difficile esercitare un diritto quando la burocrazia cambia da un Comune all’altro.
La vicenda che mi ha spinto a intervenire pubblicamente riguarda il mio contrassegno e una situazione verificatasi a Taranto: un contrassegno permanente rilasciato dal Comune di Roma venne messo in discussione nell’ambito delle procedure di accesso alla ZTL.
Quell’esperienza mi fece comprendere ancora più chiaramente una cosa: non è accettabile che la mobilità di una persona con disabilità dipenda dal Comune nel quale si trova.
Da quel momento ho continuato a porre una domanda semplice: se il diritto è nazionale, perché dovrebbe esserlo anche la burocrazia? Il CUDE doveva diventare la risposta La nascita della Piattaforma unica nazionale informatica per le targhe associate al CUDE ha rappresentato un passaggio fondamentale.
Il decreto ministeriale del 5 luglio 2021 ha istituito una banca dati nazionale destinata a semplificare la mobilità delle persone titolari di CUDE. L’obiettivo è chiaro: consentire al cittadino di spostarsi tra Comuni aderenti senza dover comunicare ogni volta la propria targa per l’accesso alle ZTL.
Questa è esattamente la direzione che avevo auspicato. La tecnologia, finalmente, può fare quello che per anni la burocrazia non è riuscita a fare: portare il diritto della persona al centro del sistema.
Ma c’è una condizione essenziale: la piattaforma deve essere realmente nazionale. Il problema non è ancora risolto.Oggi il problema principale non è più l’assenza di uno strumento. Lo strumento esiste.
Il problema è che non tutti i Comuni hanno aderito.
E questa non è una mia interpretazione: è scritto nelle stesse informazioni ufficiali della piattaforma.
Il Ministero precisa che, nei Comuni che non hanno ancora aderito, continuano a valere le precedenti modalità per segnalare il transito del veicolo e raccomanda ai cittadini di verificare l’elenco dei Comuni aderenti prima di mettersi in viaggio.
È proprio qui che vedo la contraddizione che dobbiamo ancora superare. Se una persona con disabilità deve partire e, prima di farlo, deve controllare Comune per Comune se la piattaforma è attiva, siamo ancora di fronte a una forma di burocrazia che grava sul cittadino.
E soprattutto grava proprio sulla persona che quella burocrazia avrebbe dovuto aiutare.
CUDE: una piattaforma nazionale, ma ancora troppa burocrazia locale
La Piattaforma unica nazionale CUDE è nata per semplificare la vita delle persone con disabilità: una volta associata la targa al contrassegno, chi si sposta in un Comune aderente non dovrebbe essere costretto a comunicare ogni volta il proprio ingresso nelle ZTL.
Ma oggi il sistema non è ancora realmente uniforme su tutto il territorio nazionale.
Le stesse amministrazioni comunali documentano, infatti, procedure locali che continuano a essere necessarie.
A Taranto, il transito dei titolari di CUDE rilasciato da un altro Comune deve essere comunicato secondo le procedure previste dall’amministrazione.
A Torino, nell’aprile 2026, il Consiglio comunale ha approvato atti finalizzati a sollecitare l’adesione alla piattaforma nazionale, rilevando la necessità di superare l’attuale gestione frammentata degli accessi.
A Genova esiste ancora una specifica procedura per la registrazione delle targhe delle persone con disabilità residenti fuori Comune e autorizzate all’accesso alla ZTL.
A Napoli, il Comune mantiene una procedura per l’inserimento delle targhe nella propria banca dati, necessaria per consentire il transito nelle ZTL e nelle aree pedonali controllate dai varchi elettronici. La guida comunale pubblicata nel 2026 conferma che la registrazione delle targhe è tuttora parte del sistema di accesso.
Anche a Roma, Roma Servizi per la Mobilità prevede la gestione delle targhe associate al CUDE per l’accesso alle ZTL; dal 22 agosto 2026 è autorizzata al passaggio la targa indicata come principale.
Questi esempi mostrano un punto preciso: il problema non è più soltanto creare una piattaforma nazionale. È fare in modo che il cittadino possa realmente utilizzarla senza doversi confrontare con procedure differenti da Comune a Comune.
La persona con disabilità non dovrebbe essere costretta, prima di partire, a chiedersi quale procedura applichi la città di destinazione.
Non dovrebbe essere necessario conoscere in anticipo se occorra una comunicazione, una registrazione della targa, una richiesta online o un’altra procedura amministrativa.
Il diritto alla mobilità è nazionale. Anche il suo riconoscimento deve diventare realmente nazionale.
Questa è la ragione per cui ritengo necessario completare l’adesione dei Comuni alla piattaforma CUDE e, soprattutto, rendere finalmente uniforme il sistema su tutto il territorio italiano.
di Eliana Tagliente, presidente del Comitato consultivo per le Pari Opportunità e le Disabilità della Fondazione Insigniti OMRI
