L’IA a scuola è ormai indispensabile per alunni e prof: nove ragazzi su dieci non ne possono fare a meno

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Anche il 68% dei docenti ricorre all’Intelligenza Artificiale per creare lezioni e attività, mentre il 61% per supportare studenti con bisogni educativi speciali. E’ la fotografia scattata da Unicusano nell’ultima infografica: dalle elementari alle superiori, l’Intelligenza Artificiale stia già trasformando studio e didattica.  


AgenPress. L’intelligenza artificiale è sempre più presente tra i banchi di scuola e nelle case degli italiani, diventando parte della loro quotidianità. Come rileva l’Unicusano nella sua ultima infografica, in Italia il 94% degli studenti al liceo utilizza strumenti di IA almeno occasionalmente, il 62% li usa con frequenza settimanale o quotidiana e l’84% ricorre all’intelligenza artificiale anche per studiare. Il fenomeno, però, comincia molto prima delle superiori: sempre in Italia, fa notare l’Unicusano, l’uso della GenAI passa dal 70% tra i 9-10enni al 98% tra i 15-16enni; nel complesso l’89% degli studenti fra i 9 e 16 anni dichiara di aver utilizzato almeno una forma di AI generativa, ben oltre la media europea che si attesta al 72%.

Allo stesso tempo l’UNICEF segnala che, nei dieci Paesi analizzati, almeno 20 milioni di bambini hanno già utilizzato strumenti di IA e circa 13 milioni se ne servono per imparare o svolgere i compiti. Questo, secondo l’Unicusano, si traduce in un fenomeno da attenzionare: i bambini adottano gli strumenti di Intelligenza Artificiale a ritmi oltre tre volte più rapidi degli adulti.

A cambiare è soprattutto il modo in cui gli studenti cercano, organizzano e producono informazioni. Nella fotografia scattata da Unicusano è nitido come tra i quindicenni italiani il 47% utilizzi chatbot IA almeno una volta alla settimana per imparare, il 39% per svolgere ricerche preliminari, il 36% per sintetizzare testi e il 30% per elaborare contenuti destinati ai compiti di scrittura. Strumenti capaci di spiegare un concetto, riformulare una risposta o produrre un testo in pochi secondi rendono più difficile stabilire dove finisca il supporto allo studio e dove cominci la sostituzione del lavoro individuale. Diventa quindi centrale la capacità di verificare ciò che viene prodotto: il 73,7% degli studenti italiani dichiara di aver imparato a scuola a valutare la qualità delle informazioni generate dall’intelligenza artificiale, contro una media OCSE del 62,6%.

Anche il lavoro degli insegnanti sta cambiando, sebbene con modalità differenti. Per l’Unicusano un docente su quattro delle medie ha già utilizzato l’IA nella propria attività professionale; tra questi, il 68% la impiega per creare lezioni o attività, il 61% per supportare studenti con bisogni educativi speciali e il 27% per valutare o assegnare voti. Nelle scuole inglesi l’adozione è più ampia, con l’82% dei docenti della primaria e il 78% di quelli della secondaria che dichiarano di aver già utilizzato strumenti generativi. Proprio la valutazione rappresenta uno dei passaggi più delicati, perché quando un elaborato può essere prodotto, corretto o riformulato con l’aiuto di un chatbot, il voto non può limitarsi al risultato finale ma deve considerare sempre di più il percorso seguito, le fonti utilizzate, le modifiche apportate e la capacità dello studente di spiegare il lavoro consegnato.

Accanto alle opportunità emergono questioni legate alla privacy, alla trasparenza dei sistemi, all’accesso e alla formazione. Tra gli operatori scolastici coinvolti in una survey europea del 2026, il 60% esprime forti preoccupazioni per la protezione dei dati, il 55% per bias e scarsa trasparenza e il 48% per l’assenza di regole sufficientemente chiare. Ma non solo, perché il 72% è molto preoccupato per un uso inappropriato o non etico dell’AI da parte degli studenti, il 71% teme un’eccessiva dipendenza dagli strumenti di AI e il55% segnala rischi per integrità accademica e plagio.

Anche il divario digitale assume così un significato più ampio, perché non dipende soltanto dalla disponibilità degli strumenti, ma dalla possibilità di comprenderli, utilizzarli con consapevolezza e riconoscerne errori e limiti. Non è casuale che Commissione europea e OCSE abbiano introdotto nel 2026 un framework di AI literacy per la scuola primaria e secondaria, mentre gli istituti sono chiamati a definire criteri d’uso, percorsi di formazione e tutele adeguate.

Questa trasformazione richiede competenze tecniche, giuridiche, manageriali ed etiche che riguardano ormai la scuola quanto il lavoro e le professioni. L’Università Niccolò Cusano propone in questo ambito percorsi dedicati all’Intelligenza artificiale applicata e digital transformation, all’AI Marketing, Neuromarketing, Business Management e Agenti AI, al Diritto Digitale e al rapporto tra intelligenza artificiale, tecnologia e diritto. La questione, quindi, non è semplicemente imparare a usare nuovi strumenti, ma costruire le competenze necessarie per comprenderne il funzionamento, valutarne gli effetti e integrarli con responsabilità nei contesti educativi e professionali.

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