La condanna a un anno e tre mesi, con pena sospesa, per Piercamillo Davigo è diventata definitiva

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AgenPress. La condanna a un anno e tre mesi, con pena sospesa, per Piercamillo Davigo è diventata definitiva. La Seconda sezione penale della Corte di Cassazione ha infatti respinto il ricorso presentato dalla difesa dell’ex magistrato, confermando la decisione pronunciata nell’ottobre 2025 dalla Corte d’Appello di Brescia nel giudizio di rinvio.

Davigo, ex pm del pool di Mani Pulite ed ex componente del Consiglio superiore della magistratura, era imputato per rivelazione di segreto d’ufficio nell’ambito della vicenda relativa ai verbali dell’avvocato Piero Amara sulla presunta «Loggia Ungheria». Si tratta dei documenti contenenti le dichiarazioni rese da Amara alla Procura di Milano e successivamente consegnati a Davigo dal pm Paolo Storari.

La pronuncia odierna chiude un percorso giudiziario particolarmente articolato. La Cassazione aveva già esaminato il caso nel dicembre 2024, rendendo irrevocabile l’accertamento della responsabilità di Davigo per una parte della condotta contestata, ma disponendo un nuovo giudizio d’appello sulla questione relativa alla successiva rivelazione dei verbali a terzi.

Nel nuovo processo, la Corte d’Appello di Brescia aveva confermato nell’ottobre 2025 la pena di un anno e tre mesi inflitta in primo grado. La difesa aveva quindi annunciato un nuovo ricorso in Cassazione, sostenendo che l’operato dell’ex magistrato fosse stato dettato dalla volontà di contribuire al ripristino della legalità e non dall’intenzione di divulgare indebitamente informazioni riservate.

Con il rigetto del ricorso, la condanna è ora definitiva.

Al centro del procedimento ci sono i verbali secretati dell’avvocato Piero Amara, nei quali veniva raccontata l’esistenza di una presunta organizzazione denominata «Loggia Ungheria». La vicenda aveva provocato un complesso intreccio giudiziario e istituzionale, coinvolgendo la Procura di Milano, il Csm e diversi magistrati.

Secondo la ricostruzione processuale, i verbali furono consegnati nell’aprile 2020 dal pm Paolo Storari a Davigo. Quest’ultimo, all’epoca componente del Csm, ne comunicò successivamente il contenuto ad altre persone, circostanza che è stata al centro dell’accusa di rivelazione del segreto d’ufficio.

La posizione di Storari ha seguito invece un percorso diverso: il pm milanese è stato assolto in via definitiva dall’accusa di rivelazione del segreto, mentre la responsabilità di Davigo è rimasta al centro del procedimento bresciano.

Dopo la decisione della Suprema Corte, la difesa di Davigo ha preso atto del verdetto, ribadendo però la propria lettura della vicenda.

L’avvocato Davide Steccanella ha dichiarato che il suo assistito avrebbe agito «nella convinzione di adempiere a un proprio dovere». Una linea difensiva che aveva accompagnato l’intero procedimento: secondo i legali, Davigo avrebbe cercato di favorire l’accertamento dei fatti contenuti nei verbali e di riportare la vicenda nell’ambito della legalità, piuttosto che perseguire finalità personali.

La sentenza della Cassazione non cambia però l’esito giudiziario: la condanna a un anno e tre mesi per rivelazione del segreto d’ufficio è definitiva e la pena resta sospesa.

Il caso dei verbali di Amara si inserisce in una delle vicende giudiziarie più controverse degli ultimi anni, intrecciando le attività della Procura di Milano con quelle del Csm e sollevando interrogativi sulla gestione e sulla circolazione di atti coperti da segreto.

Per Davigo, magistrato diventato uno dei volti più noti della stagione di Mani Pulite e successivamente componente del Csm fino al pensionamento nel 2020, la pronuncia della Cassazione rappresenta dunque la conclusione definitiva del procedimento penale relativo alla divulgazione dei verbali.

La vicenda giudiziaria si chiude così con una sentenza irrevocabile, mentre sul piano pubblico rimangono le diverse interpretazioni sul comportamento tenuto dall’ex magistrato e sulle modalità con cui quelle informazioni riservate furono gestite e diffuse.

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