AgenPress. L’intelligenza artificiale ormai è entrata prepotentemente nella vita di tutti i giorni, è destinata a rivoluzionare tutto, compresi i processi produttivi e industriali. I numeri dell’indagine di Assolombarda sono numeri molto importanti: in meno di 2 anni le imprese con progetti attivi sull’IA sono passate dal 21 al 49 per cento. Significa che le imprese sono estremamente aperte all’innovazione, e allora il nostro compito è fornire loro la cornice -chiaramente cornice di regole -, le infrastrutture e gli strumenti per aiutarle a far correre quell’innovazione ed essere più competitive.
Sulle regole. L’Italia è stata la prima Nazione in Europa a dotarsi di una legge nazionale sull’intelligenza artificiale, per accompagnare l’applicazione dell’AI ACT europeo e per declinare un approccio che mantenesse al centro la persona senza però ingabbiare la competitività e il dinamismo delle imprese. Abbiamo cioè fatto del nostro meglio per sviluppare i vantaggi e contrastare i rischi, perché l’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare la più radicale tra le rivoluzioni che l’uomo ha conosciuto, e se noi fossimo così superficiali da farci ammaliare dalle sue potenzialità senza interrogarci su tutto quello che il suo avvento può comportare, a mio avviso, rischieremmo di pagare un prezzo molto alto. Io ho in altre occasioni elencato i rischi che vedo, in termini di impatto sulle democrazie, in termini di impatto sul mercato del lavoro, in termini di impatto sul concetto stesso di responsabilità. Aggiungerei, dopo l’intervento che ho ascoltato del sindaco Sala, anche di impatto sulle disuguaglianze. Perché non è vero, sindache, che le disuguaglianze sono l’unica cosa che non si sta rivoluzionando: rischia di essere al centro di questa rivoluzione, amplificando qualcosa che noi abbiamo già visto con accadere con la globalizzazione. Quando ci si diceva che il libero mercato senza regole avrebbe naturalmente distribuito la ricchezza e ha finito per verticalizzarla. L’impatto dell’intelligenza artificiale può verticalizzare e concentrare quella ricchezza ancora di più. E noi dobbiamo sapere di che cosa stiamo parlando perché altrimenti non riusciamo a governare il fenomeno.
E questo, come il dibattito delle ultime settimane, ci conferma che una governance dell’intelligenza artificiale è urgente e che chiaramente è un tema che va affrontato a livello globale. L’Italia, come ricorderete, è stata tra le prime Nazioni a porre questa questione. Lo ha fatto mettendo il tema dell’intelligenza artificiale al centro della sua Presidenza G7, chiamando a parlare di questo tema Papa Francesco addirittura. Chiaramente anche per questo non possiamo che guardare con grande interesse a tutte le iniziative che vanno in questa direzione, a maggior ragione se nascono da Milano, che a buon diritto può essere considerata l’hub italiano dell’IA.
