BASTA ATTACCHI GENERALIZZATI CONTRO ARABI, MUSULMANI E CITTADINI DI ORIGINE STRANIERA»
AgenPress. «Negli ultimi mesi, e con crescente intensità nelle ultime settimane, assistiamo a un attacco generalizzato contro le comunità di origine straniera, i migranti, i cittadini arabi e musulmani. È un segnale preoccupante, soprattutto mentre il confronto politico assume toni sempre più elettorali. L’integrazione dovrebbe essere sostenuta con programmi, formazione e informazione corretta, non ostacolata attraverso polemiche e generalizzazioni».
Lo dichiara il professor Foad Aodi, presidente fondatore del Movimento Politico Interculturale Internazionale Unione per l’Italia (UN.IT), medico, docente dell’Università di Roma Tor Vergata ed esperto di salute globale, immigrazione e dialogo interculturale, che invita le forze politiche a mettere al centro del dibattito la convivenza civile e le esigenze della società italiana e di origine straniera.
«Chi sbaglia paga e chi vive in Italia deve rispettare le leggi italiane. Lo sosteniamo dal 2000, senza ambiguità. Abbiamo sempre condannato terrorismo, criminalità, estremismi e comportamenti contrari ai principi costituzionali. Ma la responsabilità individuale non può trasformarsi in una condanna collettiva. Non si favorisce la sicurezza alimentando diffidenza verso intere comunità».
IL MANIFESTO DELLA BUONA IMMIGRAZIONE: «L’INTEGRAZIONE HA BISOGNO DI POLITICHE CONCRETE»
Unione per l’Italia (UN.IT) richiama i principi del Manifesto della Buona Immigrazione, sostenuto da Foad Aodi fin dal 2000, fondato su due percorsi complementari: promuovere ingressi regolari, programmati e qualificati e contrastare immigrazione irregolare, sfruttamento, traffico di esseri umani e criminalità.
Per il Movimento, l’integrazione deve tradursi in interventi concreti: insegnamento della lingua italiana, formazione civica e professionale, accesso al lavoro regolare, riconoscimento delle competenze, partecipazione delle nuove generazioni e collaborazione tra istituzioni e comunità.
«Non basta chiedere agli stranieri di integrarsi se poi non si costruiscono strumenti adeguati per farlo. Servono percorsi seri, responsabilità reciproche e opportunità fondate sul merito. Il rispetto delle leggi è un dovere imprescindibile, ma l’integrazione richiede anche un impegno delle istituzioni e della società».
AODI: «ABBIAMO DETTO NO AL TERRORISMO E ALLE STRUMENTALIZZAZIONI RELIGIOSE. NON ACCETTIAMO LEZIONI»
Aodi richiama le battaglie condotte negli anni contro il terrorismo e ogni utilizzo strumentale delle appartenenze religiose.
«Abbiamo detto no al terrorismo mettendoci personalmente la faccia. Abbiamo contrastato ogni strumentalizzazione delle religioni, cristiana, musulmana, ebraica o di qualsiasi altra confessione. Abbiamo preso posizione contro iniziative individuali, come il recente caso di Padova, contro chi propone di togliere il crocifisso dalle scuole e contro chi pretende di introdurre regole fai da te, al di fuori dell’ordinamento italiano. Sono posizioni che sosteniamo da anni e per questo non accettiamo lezioni da nessuno».
Il presidente fondatore di UN.IT respinge inoltre l’utilizzo delle appartenenze culturali e religiose come strumenti di contrapposizione elettorale.
«A chi pensa di costruire una carriera politica attaccando stranieri, arabi e musulmani per conquistare voti sulla nostra pelle diciamo chiaramente di no. Questo atteggiamento danneggia l’integrazione e rischia di compromettere anche l’immagine dell’Italia nei nostri Paesi di origine, rendendo più difficile costruire rapporti di fiducia e collaborazione».
BURQA, NIQAB E DISINFORMAZIONE: «L’ITALIA NON È UN PAESE RAZZISTA»
«L’Italia non è un Paese razzista. Tuttavia, alcune proposte legislative e iniziative politiche presentano, a nostro giudizio, elementi discriminatori. Sul burqa e sul niqab abbiamo già richiamato dati secondo i quali questi indumenti non risultano presenti nelle scuole e sarebbero indossati da non più di 35 donne adulte in Italia. Chiediamo che il confronto pubblico parta da informazioni verificabili, evitando di trasformare singole situazioni in emergenze nazionali».
Secondo UN.IT, una corretta informazione rappresenta uno strumento essenziale per prevenire pregiudizi e favorire la conoscenza reciproca.
«L’integrazione non si realizza soltanto attraverso le norme. Occorre investire nell’educazione al rispetto, nel dialogo tra culture e religioni e nella conoscenza delle regole comuni. Non possiamo chiedere coesione sociale e contemporaneamente alimentare divisioni».
GIOVANI E SOCIETÀ CIVILE: «NON SI PUÒ RESTARE STRANIERI PER SEMPRE»
Il Movimento sottolinea la necessità di coinvolgere maggiormente i cittadini di origine straniera già inseriti nella società italiana, valorizzandone il contributo nelle professioni, nella sanità, nell’istruzione, nelle imprese e nella vita delle comunità locali.
«Ci sono giovani cresciuti nelle scuole italiane, professionisti che lavorano da decenni nel nostro Paese e famiglie che partecipano quotidianamente alla vita sociale ed economica. Non possono essere considerate eternamente estranee alla società. L’integrazione deve diventare partecipazione effettiva, nel rispetto dei diritti e dei doveri di ciascuno».
UN.IT, UN MOVIMENTO INDIPENDENTE AL SERVIZIO DEL DIALOGO
Il Movimento Politico Interculturale Internazionale Unione per l’Italia (UN.IT), costituito nel settembre 2026, è guidato dal presidente fondatore Foad Aodi.
Tra i soci fondatori figurano Belaitouche Kamel Eddine, Nadir Aodi, Paolo De Curtis, Daoudi Tilouani, Aurelio Coppeto, Patrizia Sardara, Donatella Arezzini, Claudio Rossi, Gianni Lattanzio e Daniela Alina Seres.
La nascita del Movimento è stata preceduta da un percorso di consultazione con oltre 1.500 rappresentanti della società civile, delle associazioni, delle comunità e del mondo professionale.
Laico, indipendente e interculturale, UN.IT promuove legalità, partecipazione democratica, formazione, merito, dialogo e cooperazione internazionale, con l’obiettivo di coinvolgere cittadini italiani e di origine straniera in un progetto condiviso.
L’APPELLO ALLE FORZE POLITICHE: «QUANDO VEDREMO FINALMENTE PROGRAMMI PER L’INTEGRAZIONE?»
«Siamo ormai in campagna elettorale e vogliamo ascoltare proposte concrete su sanità, lavoro, scuola, sicurezza, famiglie, giovani e integrazione. Non vogliamo che il tema migratorio venga affrontato soltanto attraverso divieti, polemiche o accuse generalizzate».
Aodi rivolge infine una domanda a tutte le forze politiche.
«Quanti anni dovremo ancora aspettare per vedere programmi condivisi di formazione, informazione e integrazione sostenuti da tutti gli schieramenti politici? L’integrazione non deve essere una bandiera da agitare secondo le convenienze elettorali, ma una responsabilità permanente delle istituzioni. Chi sbaglia paga, chi rispetta le leggi deve essere rispettato. L’Italia ha bisogno di costruire ponti, non di alimentare nuove divisioni», conclude il professor Foad Aodi, presidente fondatore del Movimento Politico Interculturale Internazionale Unione per l’Italia (UN.IT).
