Intervista esclusiva al Sen. Scilipoti dopo la sua recente nomina a vicepresidente della Democrazia Cristiana

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Sen. Domenico Scilipoti Isgrò, neo-eletto vicepresidente della Democrazia Cristiana: “La politica ritrovi l’anima dell’uomo. Senza valori spirituali, la società rischia di smarrire la propria direzione”.
Dalla filosofia alla teologia, dalla ricerca di Dio alla crisi dei valori contemporanei: una riflessione sulla dignità della persona, sul destino dell’umanità e sulla necessità di restituire alla politica una visione etica e spirituale.

Intervista a cura del Dott. Aurelio Coppeto direttore Agenpress.


Dott. Coppeto: Senatore Scilipoti Isgrò, la sua recente elezione alla vicepresidenza della Democrazia Cristiana segna un nuovo passaggio nel suo percorso politico. Quale significato attribuisce a questo incarico in un momento storico caratterizzato da profonde trasformazioni sociali, culturali e spirituali?

Sen. Domenico Scilipoti Isgrò: Ogni incarico politico comporta una responsabilità che va ben oltre il ruolo personale e istituzionale. Significa assumersi il dovere di ascoltare la società, comprenderne le esigenze e contribuire alla costruzione di un progetto che ponga al centro la persona umana. Viviamo in un’epoca nella quale il progresso scientifico e tecnologico procede a una velocità straordinaria, mentre rimangono aperti interrogativi fondamentali sul senso dell’esistenza, sulla qualità delle relazioni umane e sui valori che devono orientare le nostre scelte. Ritengo che la politica debba tornare a interrogarsi non soltanto su come organizzare la società, ma anche su quale società intendiamo costruire e su quale concezione dell’uomo vogliamo fondare le nostre decisioni. La tradizione della Democrazia Cristiana richiama un patrimonio culturale e politico nel quale la centralità della persona, la solidarietà, la responsabilità sociale e il valore della comunità hanno rappresentato riferimenti importanti. Oggi questi principi devono essere attualizzati e tradotti in risposte concrete alle esigenze dei cittadini, senza limitarsi alla nostalgia per il passato. Il mio impegno è contribuire a un confronto nel quale politica, cultura, etica e dimensione spirituale possano dialogare, nella convinzione che il bene comune richieda una visione dell’uomo più ampia della sola dimensione economica.

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Dott. Coppeto: Lei sostiene che la crisi contemporanea non sia soltanto economica o politica, ma anche una crisi di valori. Che cosa intende esattamente?

Sen. Domenico Scilipoti Isgrò: Intendo dire che le difficoltà materiali, pur essendo fondamentali, non esauriscono la complessità della condizione umana. La precarietà lavorativa, le disuguaglianze sociali, la solitudine degli anziani, le difficoltà delle famiglie e l’incertezza che accompagna molti giovani sono problemi concreti, ai quali occorre dare risposte politiche serie. Accanto a queste difficoltà, tuttavia, esiste una questione più profonda: la crescente difficoltà di individuare riferimenti condivisi capaci di orientare le scelte individuali e collettive. Disponiamo di strumenti tecnologici sempre più sofisticati, ma la tecnologia, da sola, non ci indica come utilizzarli responsabilmente. Possiamo produrre ricchezza, ma dobbiamo ancora interrogarci su come distribuirla equamente e su come evitare che il progresso lasci indietro le persone più fragili. Il problema emerge quando l’avere prevale sull’essere, quando il successo viene considerato più importante della rettitudine e quando l’interesse individuale oscura la responsabilità verso gli altri.
Una società non può vivere soltanto di produzione, consumo e competizione. Ha bisogno di solidarietà, cultura, educazione, senso del dovere e rispetto della dignità umana.
Per questo considero indispensabile recuperare il dialogo sui valori, non attraverso imposizioni ideologiche, ma mediante un confronto libero, responsabile e rispettoso delle diverse sensibilità.

Dott. Coppeto: Nel suo pensiero ritorna frequentemente il concetto di unità assoluta dello spirito. Potrebbe spiegarne il significato filosofico ai nostri lettori?

Sen. Domenico Scilipoti Isgrò: L’unità assoluta dello spirito richiama una delle grandi domande che attraversano la storia della filosofia: quale sia il fondamento ultimo dell’essere e verso quale compimento tenda l’esistenza umana. L’uomo non è soltanto una realtà biologica o materiale. È anche coscienza, ragione, libertà, desiderio di conoscenza e ricerca di significato. Dentro ciascuno di noi esiste una tensione tra ciò che siamo e ciò che aspiriamo a diventare. Sperimentiamo i limiti della nostra condizione, ma, nello stesso tempo, desideriamo superarli, comprendere la realtà e trovare un principio capace di dare unità alla nostra esistenza. L’unità dello spirito può essere intesa come un orizzonte di pienezza, una ricerca di armonia tra la dimensione interiore e quella esteriore, tra la libertà individuale e la responsabilità collettiva, tra la ragione e la coscienza morale. Non significa annullare le differenze o negare l’individualità della persona. Significa riconoscere che le nostre vite non sono realtà completamente isolate e che esistono interrogativi più profondi dei nostri interessi immediati. La filosofia ci insegna a porre domande, a esaminare le nostre convinzioni e a non accontentarci delle risposte più facili. Questa ricerca rappresenta una componente essenziale della maturità umana e della responsabilità civile.

Dott. Coppeto: Lei collega questa ricerca alla dimensione religiosa e alla comunione con Dio. Quale rapporto esiste, secondo lei, tra l’essere umano e l’Eterno?

Sen. Domenico Scilipoti Isgrò: Per il credente, Dio rappresenta il fondamento ultimo dell’essere e l’orizzonte verso il quale si orienta la ricerca della pienezza spirituale.
L’aspirazione alla comunione con l’Eterno esprime il desiderio di superare la frammentazione interiore, di trovare un significato che trascenda la provvisorietà delle cose materiali e di riconoscere nella propria esistenza una vocazione più alta. La fede, tuttavia, non dovrebbe essere ridotta a una formalità o a un’abitudine. Essa interpella la coscienza e richiede coerenza tra ciò che professiamo e ciò che facciamo. Non possiamo parlare di amore per Dio senza interrogarci sul nostro comportamento verso gli altri. Non possiamo invocare la fratellanza e, contemporaneamente, restare indifferenti davanti alla sofferenza. Non possiamo richiamarci alla spiritualità senza assumerci la responsabilità delle nostre azioni.
La comunione con Dio, nella prospettiva cristiana, si manifesta anche attraverso la carità, il perdono, la giustizia e l’attenzione verso chi è più debole. La ricerca dell’Eterno, quindi, non deve diventare una fuga dal mondo, ma una ragione ulteriore per vivere con maggiore responsabilità nel mondo. È fondamentale, naturalmente, rispettare la libertà di coscienza di ogni persona. La fede cristiana può offrire un contributo significativo alla società, ma la sua testimonianza acquista credibilità attraverso la coerenza, il dialogo e il servizio, non attraverso l’imposizione.

Dott. Coppeto: Nel suo ragionamento compare l’espressione «un tendere insoddisfatto verso una patria, una destinazione». Che cosa rappresenta questa immagine?

Sen. Domenico Scilipoti Isgrò: Rappresenta il desiderio umano di trovare una risposta alle domande fondamentali della vita. Molte persone raggiungono obiettivi professionali, conseguono successi materiali e ottengono riconoscimenti sociali, ma continuano a interrogarsi sul significato più profondo della propria esistenza. Questo accade perché l’essere umano non vive soltanto di risultati immediati. Ha bisogno di comprendere il valore del proprio cammino, di riconoscere una direzione e di sentirsi parte di una realtà più grande.
La metafora della patria spirituale esprime proprio questa ricerca di appartenenza e di compimento. Per il cristiano, la destinazione ultima si apre alla comunione con Dio. Sul piano filosofico, essa richiama la ricerca della verità e del fondamento dell’essere. Sul piano umano e sociale, ci invita a costruire relazioni nelle quali siano riconosciuti il valore, la dignità e la responsabilità di ciascuno. Credo che questa aspirazione debba indurci a vivere con maggiore consapevolezza. Non possiamo controllare ogni evento della nostra esistenza, ma possiamo scegliere come affrontare le difficoltà, come trattare gli altri e come contribuire alla vita della comunità. La vera domanda non è soltanto dove arriveremo, ma anche chi diventeremo durante il nostro cammino.

Dott. Coppeto: Passando dalla riflessione spirituale alla politica, quale ruolo dovrebbero svolgere i valori cristiani nella società contemporanea?

Sen. Domenico Scilipoti Isgrò: I valori cristiani possono offrire un contributo importante alla vita pubblica, soprattutto quando vengono tradotti in comportamenti e politiche orientati alla dignità della persona e al bene comune. Penso alla solidarietà, alla responsabilità, alla giustizia sociale, alla cura dei più deboli, alla centralità della persona e al dovere di non abbandonare chi attraversa momenti di difficoltà. Questi principi possono alimentare una cultura politica attenta alla famiglia, al lavoro, all’educazione, agli anziani, alle persone con disabilità e ai giovani che cercano opportunità per costruire il proprio futuro. È necessario, tuttavia, distinguere tra la testimonianza dei valori religiosi e l’imposizione di una visione confessionale. In una società democratica, le istituzioni devono rispettare la libertà di coscienza e garantire pari dignità a tutti i cittadini. La fede può motivare l’impegno politico di una persona, ma le decisioni pubbliche devono essere sottoposte al confronto democratico, alla responsabilità istituzionale e alla valutazione delle loro conseguenze concrete.
La questione fondamentale è che la politica non perda mai di vista la persona umana.
Quando si discute di economia, bisogna chiedersi quali conseguenze le decisioni adottate producano sulle famiglie e sui lavoratori. Quando si parla di innovazione, occorre interrogarsi sulle opportunità e sui rischi per la società. Quando si affronta la spesa pubblica, bisogna valutarne anche gli effetti sulla tutela delle persone più vulnerabili. La centralità della persona non può restare uno slogan: deve diventare un criterio effettivo dell’azione politica.

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Dott. Coppeto: Lei ritiene che la politica abbia smarrito la propria dimensione etica?

Sen. Domenico Scilipoti Isgrò: Ritengo che la dimensione etica debba essere costantemente riaffermata e verificata attraverso i comportamenti di chi esercita responsabilità pubbliche. La politica è una forma di servizio. Chi assume un incarico istituzionale deve essere consapevole che le proprie decisioni incidono sulla vita delle persone e che l’esercizio del potere comporta obblighi di trasparenza, correttezza e responsabilità.
Non basta dichiarare di perseguire il bene comune: occorre dimostrare, attraverso le scelte e i risultati, che questo obiettivo viene effettivamente perseguito. L’etica pubblica si manifesta nel rispetto delle istituzioni, nella correttezza amministrativa, nella trasparenza, nella capacità di ascoltare i cittadini e nella disponibilità a rendere conto delle proprie decisioni. Credo inoltre che sia necessario recuperare il valore della parola. Il confronto politico può essere anche duro, ma non dovrebbe rinunciare alla verità, al rispetto dell’avversario e alla responsabilità delle affermazioni. La politica deve saper distinguere la ricerca del consenso dalla ricerca del bene comune. Sono dimensioni che possono incontrarsi, ma non sono necessariamente coincidenti. La credibilità delle istituzioni dipende anche dalla capacità di dimostrare che i principi proclamati vengono applicati nella pratica.

Dott. Coppeto: Il suo ragionamento suggerisce che il recupero dei valori spirituali possa contribuire anche a contrastare le disuguaglianze e l’emarginazione. In che modo?

Sen. Domenico Scilipoti Isgrò: La spiritualità, quando è autentica, non può essere indifferente alla sofferenza umana. Se riconosciamo in ogni persona una dignità che non dipende dalla ricchezza, dalla posizione sociale o dalla produttività, dobbiamo necessariamente interrogarci sulle condizioni di chi vive ai margini della società.
La povertà non è soltanto mancanza di risorse economiche. Può significare isolamento, esclusione, difficoltà di accesso all’istruzione, ostacoli nell’accesso alle cure o assenza di opportunità per costruire il proprio futuro. La risposta richiede politiche pubbliche serie, servizi sociali efficienti, sostegno alle famiglie, valorizzazione del lavoro e percorsi capaci di favorire l’autonomia delle persone. La solidarietà non deve limitarsi all’assistenza emergenziale: deve anche creare le condizioni affinché ciascuno possa sviluppare le proprie capacità e partecipare pienamente alla vita della comunità. In questo senso, la dimensione spirituale può alimentare una responsabilità sociale concreta. Ci ricorda che la dignità umana non si misura in base al successo individuale e che una società deve essere giudicata anche da come tratta coloro che hanno meno possibilità di far sentire la propria voce.

Dott. Coppeto: In un mondo attraversato da guerre, divisioni e conflitti identitari, quale contributo possono offrire la fede e la filosofia alla costruzione della pace?

Sen. Domenico Scilipoti Isgrò: La pace non è semplicemente l’assenza di combattimenti. È una condizione che richiede giustizia, dialogo, rispetto della dignità umana e capacità di riconoscere l’altro come interlocutore. La fede religiosa può richiamare le persone alla fraternità, al perdono e al rifiuto dell’odio. La filosofia può aiutarci a esaminare criticamente i pregiudizi, a comprendere le ragioni dei conflitti e a riconoscere il valore del confronto razionale. La politica, dal canto suo, ha il compito di tradurre questi principi in iniziative diplomatiche, cooperazione internazionale, tutela dei diritti e strumenti concreti di prevenzione dei conflitti. Nessuna tradizione religiosa o culturale dovrebbe essere utilizzata per negare la dignità di un altro popolo o per giustificare un’ostilità indiscriminata. Il dialogo non significa ignorare le responsabilità o rinunciare alla difesa dei diritti. Significa cercare soluzioni capaci di evitare, per quanto possibile, il perpetuarsi della violenza e delle sofferenze. In un mondo interdipendente, la pace rappresenta una responsabilità condivisa. Non possiamo considerarla un compito esclusivo dei governi: riguarda anche l’educazione, il linguaggio pubblico, il rispetto reciproco e la capacità dei cittadini di contrastare la disumanizzazione dell’avversario.

Dott. Coppeto: Quale messaggio desidera rivolgere ai giovani, che spesso guardano al futuro con incertezza?

Sen. Domenico Scilipoti Isgrò: Ai giovani vorrei dire di non rinunciare alla ricerca del significato della propria vita e di non misurare il proprio valore esclusivamente attraverso il successo economico, l’approvazione degli altri o la visibilità sui mezzi di comunicazione.
Ogni persona possiede capacità, sensibilità e aspirazioni che meritano di essere sviluppate. Il percorso può essere difficile e le opportunità non sono sempre distribuite in modo equo. Proprio per questo, la società e le istituzioni hanno il dovere di garantire ai giovani condizioni più favorevoli per studiare, lavorare e partecipare alla vita pubblica. Esiste, inoltre, una dimensione interiore che non deve essere trascurata: la capacità di interrogarsi, di coltivare la conoscenza, di riconoscere i propri limiti e di non perdere la fiducia nella possibilità di migliorarsi. La filosofia insegna a non accettare passivamente le risposte più facili. La cultura religiosa, per chi vi si riconosce, può offrire un orizzonte di speranza e responsabilità. L’esperienza civile insegna che la libertà acquista significato quando si accompagna al rispetto degli altri. Ai giovani direi soprattutto questo: non abbiate paura delle domande profonde. Cercate la verità, coltivate il pensiero critico, difendete la vostra libertà di coscienza e non rinunciate alla solidarietà. Una società che non offre prospettive alle nuove generazioni compromette il proprio futuro. Una società che le aiuta a crescere nella conoscenza, nella responsabilità e nella consapevolezza può, invece, costruire le condizioni per un progresso più umano.

Dott. Coppeto: In conclusione, se dovesse riassumere in un solo messaggio il rapporto tra Dio, uomo e politica, quale sarebbe?

Sen. Domenico Scilipoti Isgrò: Direi che il rapporto tra Dio, uomo e politica ci richiama a tre dimensioni fondamentali: il senso dell’esistenza, la dignità della persona e la responsabilità verso la comunità. Per il credente, Dio rappresenta l’orizzonte ultimo della ricerca spirituale e della speranza. Per la filosofia, la domanda sull’essere e sul destino umano rimane una delle questioni fondamentali del pensiero. Per la politica, la sfida consiste nel tradurre il riconoscimento della dignità umana in decisioni concrete, capaci di promuovere giustizia, solidarietà e bene comune. Non dobbiamo confondere questi piani, ma neppure considerarli necessariamente estranei gli uni agli altri. La spiritualità può richiamare alla responsabilità, la filosofia può educare alla ricerca della verità e la politica può contribuire a creare condizioni sociali nelle quali la dignità di ogni persona sia rispettata. La nostra esistenza è un cammino, una tensione continua verso una pienezza che cerchiamo di comprendere e raggiungere. Per il cristiano, questo cammino si apre alla comunione con l’Eterno; per tutti, pone interrogativi sulla qualità delle nostre scelte e sul significato della nostra presenza nel mondo. La grande sfida del nostro tempo non riguarda soltanto ciò che l’umanità è capace di realizzare, ma anche ciò che intende diventare. Dobbiamo chiederci se vogliamo una società capace soltanto di produrre ricchezza o anche di generare speranza; se vogliamo un progresso privo di orientamento morale o uno sviluppo che riconosca nella dignità umana il proprio punto di riferimento; se intendiamo vivere ripiegati sugli interessi individuali o riconoscere la responsabilità che ci lega gli uni agli altri. Non dobbiamo avere paura delle grandi domande. Dobbiamo, piuttosto, temere una società che smetta di porsi queste domande. Quando l’uomo perde il senso della propria destinazione, rischia di smarrire anche la direzione del proprio cammino. Quando la politica dimentica la dignità della persona, rischia di perdere il significato più profondo della propria missione. Recuperare i valori spirituali, filosofici e morali significa riaprire una prospettiva di speranza: una prospettiva nella quale il progresso sia accompagnato dalla coscienza, la libertà dalla responsabilità e il potere dal servizio. La politica deve essere servizio, la libertà deve accompagnarsi alla responsabilità e la dignità umana deve restare il fondamento di ogni progetto sociale.
È in questa prospettiva che la ricerca spirituale, la riflessione filosofica e l’impegno civile possono concorrere alla costruzione di una società più giusta, solidale e consapevole del valore di ogni persona.

 

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