L’islamismo rosso e il marxismo islamico. Un paradosso che sta abbattendo l’Occidente

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AgenPress. Ho pensato molto sulla questione islamica legata al marxismo. Più volte ho riletto i libri di Oriana Fallaci e più volte sono rimasto perplesso per la sua lucidità nel rapporto tra Islam, Oriente e mondo occidentale. Questa triangolarizzazione che può sembrare geografica ha un’eredità che nasce da molto lontano, in quel contesto medio orientale post cultura grecolatina. È su questo che l’Europa avrebbe dovuto riflettere.

Abbiamo sempre pensato a un Islam delle Mille e una favola, a una cultura persiana dei dervisci danzanti, a un Islam mistico. Lo abbiamo favoleggiato. Ma c’è un Islam non altro, non diverso, nato in una visione di divisione e di occupazione dell’Occidente, che ha guardato all’Occidente come un faro da imitare ma da sostituirlo con violenza, terrore, guerra. È questo il dato centrale, che noi abbiamo sottovalutato.

Siamo al paradosso completo. Islam e marxismo hanno un unico riferimento: abbattere l’Occidente. Quando una religione estrema incontra una filosofia estrema, invece del cortocircuito, trovano un legame. Il marxismo che credevamo morto è stato resuscitato dal mondo islamico, prima in Europa e poi nel resto dell’Occidente, con un lavoro capillare iniziato prima dell’11 settembre 2001. Con le Torri Gemelle si è innescata una guerra contro una civiltà. Fallaci aveva capito tutto, e per questo ha parlato di rabbia e di orgoglio.

Il punto di partenza è antico. Mirsaid Sultan Galiev, tartaro e bolscevico, è il primo teorico del comunismo musulmano. Nelle aree musulmane, dice, il Partito deve integrare i suoi insegnamenti con quelli dell’Islam. La zakat diventa redistribuzione. La jihad diventa lotta di classe. Stalin lo fece fucilare nel 1940 perché aveva capito che un Islam marxistizzato sarebbe stato più pericoloso del marxismo stesso.

La svolta è iraniana. Ali Shariati distingue due Islam. Quello safavide, della corte, della rassegnazione, del clero. E quello alavi, di Ali, della rivolta, di Hussein a Karbala come primo martire rivoluzionario. Il primo è oppio. Il secondo è dinamite. È lo stesso schema di Marx, rovesciato. La religione non è più sovrastruttura che addormenta, ma avanguardia che sveglia. Per questo Khomeini poté citare Shariati e insieme eliminare il partito comunista Tudeh.

Shariati rintraccia nel Corano che la parola Dio, Allah, e la parola popolo, al Nas, sono usate quasi come sinonimi. Dire che la proprietà appartiene a Dio significa che appartiene a tutto il popolo, non ai capitalisti. La zakat non è più carità. Diventa redistribuzione. In Egitto Sayyid Qutb dice che tutte le società, anche quelle che si dicono musulmane, sono jahiliyya se il loro modo di vita non è basato sulla sottomissione al solo Dio. L’America è la jahiliyya suprema.

In Europa il paradosso è accolto. Edward Said, con Orientalismo, dice che l’Occidente non studia l’Oriente ma lo inventa per dominarlo. Ogni critica all’Islam diventa orientalismo, cioè razzismo. I giovani di seconda e terza generazione leggono Qutb in arabo e Shariati in persiano, ma pensano con categorie marxiste: oppressori e oppressi, centro e periferia. Il linguaggio è islamico, la grammatica è marxista.

Perché ha funzionato? Perché l’Occidente ha fornito l’altra metà: il senso di colpa. Dopo il 1968 l’Europa ha introiettato la critica marxista a se stessa: colonialismo, razzismo, patriarcato, capitalismo. Quando l’Islamismo rosso ha detto la stessa cosa, l’Europa non ha avuto anticorpi. Ha annuito. Doveva esserci scontro tra ateismo marxista e teismo islamico. C’è stata alleanza, perché entrambi avevano lo stesso nemico: Gerusalemme, Atene, Roma, Firenze, New York.

Comunque ci sono responsabilità da parte di tutti. Ricordo che nei miei anni universitari non mi sono mai posto, non ci siamo mai posti come generazione, la questione dell’Islam. Vivevamo gli anni di piombo, però non pensavamo che il marxismo potesse entrare nel mondo islamico e viceversa. Li consideravamo due pianeti a sé. Anche la mia generazione degli anni settanta ha sottovalutato il rischio. Oggi abbiamo il diritto e il dovere di riflettere e di porre degli argini, per dare un senso a quella che è l’identità occidentale.

Dunque, non posso non ritornare a Oriana. La sua proposta non era la crociata. Era l’orgoglio. Orgoglio di dirsi occidentali senza vergogna. Orgoglio di dire che Atene, Roma, Gerusalemme non sono un incidente della storia, ma una casa. Se l’Islamismo rosso e il marxismo islamico hanno trovato un legame, è perché l’Occidente ha reciso il suo. Ha reciso lingua, fede, memoria. Resta la parola. Come dimora. Una dimora che non può essere tradita.

Certo. Occorre reagire sul piano culturale. Occorre creare una rete educativa che permetta alle nuove generazioni di conoscere la storia di Maometto e del Corano. Creare una pedagogia preventiva portando nelle scuole le opere di Oriana Fallaci. Vale sempre più il suo grido di Sveglia all’Occidente.

Pierfranco Bruni

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