La sicurezza nazionale si misura anche nella capacità di garantire la normalità quotidiana

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Una riflessione di Costantino Del Riccio, Presidente del Comitato consultivo della Fondazione Insigniti OMRI per la Comunicazione istituzionale


AgenPress.

La sicurezza di un Paese non si misura soltanto nella capacità di difendere i propri confini, proteggere il territorio o contrastare le minacce tradizionali. Si misura, sempre più, anche nella capacità di garantire la continuità della vita quotidiana, la regolarità dei servizi essenziali e il funzionamento delle infrastrutture dalle quali dipende la tenuta dell’intero sistema nazionale.

È questo il tema, di grande attualità e rilevanza strategica, al centro dell’interessante contributo di Costantino Del Riccio, Presidente del Comitato consultivo della Fondazione Insigniti OMRI per la Comunicazione istituzionale.

Con straordinaria lucidità analitica e una visione che coniuga cultura istituzionale, conoscenza dei meccanismi di sicurezza e capacità di interpretazione dei nuovi scenari internazionali, Del Riccio affronta una delle questioni più delicate della sicurezza contemporanea: la vulnerabilità della normalità quotidiana e la trasformazione della continuità operativa dei servizi in una vera e propria dimensione della sicurezza nazionale.

Il suo ragionamento prende le mosse da episodi concreti, dagli allarmi che interessano il trasporto aereo alle intrusioni informatiche nei sistemi di refrigerazione e conservazione di alimenti e medicinali, per sviluppare una riflessione più ampia sulle nuove forme di pressione che possono essere esercitate nei confronti di uno Stato e delle sue infrastrutture.

Il punto centrale è particolarmente significativo: non è sempre necessario provocare una distruzione materiale per produrre conseguenze rilevanti. Anche un’interruzione circoscritta, un’alterazione informatica o un falso allarme possono determinare mobilitazioni straordinarie di risorse, mettere sotto pressione le istituzioni e incidere sulla fiducia dei cittadini nella capacità dello Stato di garantire sicurezza e servizi.

L’autore coglie, inoltre, un aspetto spesso sottovalutato: la resilienza di un Paese non dipende soltanto dalla tecnologia, ma soprattutto dalle persone, dalla qualità delle procedure, dalla preparazione degli operatori e dalla capacità di assicurare la continuità delle attività anche quando i sistemi digitali vengono meno.

È una riflessione che richiama la necessità di una collaborazione strutturata tra istituzioni pubbliche, operatori privati e organismi preposti alla sicurezza, nella consapevolezza che la protezione delle infrastrutture strategiche non può essere affidata a interventi isolati o attivati soltanto nell’emergenza.

Particolarmente importante è anche il richiamo alla dimensione europea e alla preparazione civile, che costituisce una componente essenziale della capacità di difesa e della resilienza delle democrazie contemporanee. La sicurezza delle reti energetiche, delle telecomunicazioni, dei trasporti, delle filiere logistiche e dei servizi sanitari non è soltanto una questione tecnica: riguarda direttamente la sovranità nazionale, l’autonomia decisionale delle istituzioni e la credibilità economica del Paese.

Condivido soprattutto il messaggio conclusivo dell’articolo: la prevenzione, la formazione del personale, la ridondanza dei sistemi e la capacità di ripristinare tempestivamente i servizi essenziali non devono essere considerate spese differibili, ma investimenti strategici a tutela della collettività.

Anche la comunicazione istituzionale assume, in questo scenario, una responsabilità fondamentale: informare con tempestività e trasparenza, distinguere i fatti accertati dalle ipotesi, evitare allarmismi e rafforzare la fiducia dei cittadini attraverso la dimostrazione concreta della capacità di risposta delle istituzioni.

Come Fondazione, riteniamo che riflessioni di questo livello contribuiscano ad alimentare una cultura della sicurezza intesa non soltanto come attività di prevenzione e contrasto delle minacce, ma come patrimonio condiviso di conoscenze, responsabilità e consapevolezza civile.

Ringrazio Costantino Del Riccio per questo contributo, che offre spunti di particolare interesse per le istituzioni, le amministrazioni pubbliche, gli operatori economici e tutti coloro che, a vario titolo, concorrono alla tutela della sicurezza e della continuità del nostro sistema Paese.

Prefetto Francesco Tagliente – Presidente della Fondazione Insigniti OMRI

IL CONTRIBUTO DI COSTANTINO DEL RICCIO
Dai cieli alla catena del freddo: la normalità sotto attacco. La sovranità passa dalla sicurezza delle reti.

La normalità è una risorsa strategica. Un aereo che atterra regolarmente, un ospedale che conserva i farmaci alla temperatura prescritta raccontano una capacità dello Stato che raramente fa notizia: garantire continuità alla vita quotidiana. Proprio questa regolarità offre un terreno di pressione a chi voglia imporre costi a una società senza affrontarla militarmente.

Gli allarmi bomba dei primi giorni di novembre sui voli europei hanno mostrato quanto possa essere onerosa una minaccia infondata. Il 5 novembre, due Eurofighter decollati da Grosseto hanno scortato a Fiumicino un aereo proveniente da Helsinki. Controlli e procedure di sicurezza mobilitano uomini e mezzi anche quando non viene trovato alcun ordigno. Per provocare un disservizio può bastare rendere indispensabile la risposta.

Nello stesso periodo, gli attacchi informatici alla refrigerazione commerciale hanno investito diversi Paesi europei, Italia compresa. Il 5 novembre, le agenzie statunitensi CISA, per la cybersicurezza, e FBI hanno diffuso un avviso congiunto: i controllori elettronici accessibili da Internet possono consentire intrusioni capaci di alterare le temperature, compromettere le scorte e danneggiare gli impianti.

La sicurezza informatica riguarda ormai direttamente la conservazione degli alimenti e la disponibilità dei medicinali.

In Francia sono stati presi di mira anche tre siti dell’ente nazionale del sangue. Gli aggressori hanno modificato i parametri di temperatura e sbrinamento, ma gli allarmi e l’intervento del personale hanno impedito che i prodotti conservati fossero compromessi.

È una distinzione essenziale: l’alterazione delle impostazioni non equivale al raggiungimento effettivo delle temperature programmate. Il caso dimostra insieme la gravità della minaccia e l’utilità di controlli capaci di attivare tempestivamente una risposta.

In Italia, Palazzo Chigi ha riferito un impatto limitato e l’assenza di casi di rischio sanitario riconducibili allo scongelamento. L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha sollecitato verifiche e misure di protezione. Ridurre l’esposizione su Internet e aggiornare gli apparati sono interventi concreti, la cui efficacia dipende anche dalla manutenzione e dalla conoscenza delle configurazioni adottate dai fornitori.

Questi episodi non bastano a dimostrare una regia comune fra minacce ai voli e intrusioni informatiche, né una responsabilità statale. Le eventuali rivendicazioni richiedono riscontri. La domanda politica, tuttavia, rimane: quanto costa interrompere un servizio e quanto costa proteggerlo? L’asimmetria permette a chi attacca di consumare risorse altrui anche senza provocare distruzioni.

Le economie europee hanno costruito efficienza attraverso l’integrazione. Una stessa tecnologia, un fornitore condiviso o un accesso remoto possono collegare attività apparentemente lontane. La vulnerabilità supera così il perimetro dell’azienda e raggiunge dipendenze che talvolta neppure gli utilizzatori conoscono abbastanza. Governarle significa sapere quali funzioni rischiano di fermarsi insieme e quali alternative restano disponibili.

Il bersaglio può diventare anche la fiducia. Disservizi ripetuti alimentano la percezione di istituzioni incapaci di assicurare prestazioni considerate acquisite. Questa fragilità può essere sfruttata persino da soggetti estranei agli attacchi, attraverso campagne che amplificano gli incidenti e ne deformano le conseguenze. Presentare ogni guasto come un’offensiva nemica finisce però per accrescere l’insicurezza. La comunicazione pubblica deve distinguere fatti accertati e ipotesi, spiegando che cosa funziona e quanto richiederà il ripristino.

La risposta è organizzativa prima ancora che tecnologica. Molti servizi essenziali sono gestiti da imprese private; le conseguenze delle interruzioni ricadono sull’intera collettività. Occorrono responsabilità definite, canali rapidi di segnalazione e piani verificati attraverso esercitazioni. Un protocollo vale se chi deve applicarlo dispone dell’autorità necessaria e sa con chi coordinarsi. La disponibilità di procedure manuali può evitare che un blocco digitale paralizzi anche attività altrimenti ancora pienamente eseguibili.

La dimensione europea discende dall’interconnessione delle reti. Un incidente può attraversare i confini attraverso una filiera produttiva o un servizio condiviso. Per contenerlo servono assistenza reciproca e conoscenza delle dipendenze comuni. Il coordinamento deve cominciare prima dell’emergenza, quando è ancora possibile concordare priorità e mettere alla prova le procedure.

Anche la NATO considera la preparazione civile parte della capacità di difesa. Le Forze Armate dipendono largamente da energia, comunicazioni e trasporti commerciali. La tenuta di questi servizi sostiene dunque sia la popolazione sia le operazioni militari. Proteggerli in tempo di pace conserva margini di decisione quando la pressione aumenta.

Per l’Italia, Paese manifatturiero inserito nelle filiere europee, questa capacità ha un valore economico immediato. Porti efficienti e forniture affidabili permettono alle aziende di rispettare i contratti. Un’interruzione prolungata può spostare ordini e investimenti altrove. La protezione delle infrastrutture riguarda quindi anche la politica industriale e la credibilità commerciale del Paese.

Non tutto può essere protetto nello stesso modo.

Occorre stabilire quali servizi hanno la precedenza, quanto a lungo possono restare fermi e come sostituirli. Predisporre sistemi di riserva costa, ma non averli può costare di più. Gli investimenti vanno quindi scelti in base alle necessità, sapendo che nessuna protezione elimina ogni rischio.

Bisogna poi decidere chi sostiene le spese e verificare che le soluzioni previste funzionino davvero. Un impianto di riserva deve essere pronto all’uso e le procedure di emergenza devono essere provate. Le amministrazioni devono conoscere i punti deboli dei servizi e i tempi necessari per ripristinarli. Le imprese devono prepararsi a mantenere le attività anche durante una crisi, senza aspettare che arrivi per organizzarsi.

La scelta politica va compiuta prima dell’emergenza: quanto siamo disposti a investire per garantire i servizi essenziali durante una crisi?

Formare il personale e predisporre sistemi alternativi può sembrare una spesa rinviabile nei periodi di normalità. Ma se basta interrompere una rete per fermare un Paese, anche la sua autonomia è a rischio. Per l’Italia, difenderla significa poter continuare a funzionare e a prendere decisioni senza cedere alla pressione dei disservizi.

Costantino Del Riccio 

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