Fornitura dei camici: non fu donazione, indagato Andrea Dini, cognato del governatore Fontana

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Andrea Dini, cognato del governatore della Lombardia, Attilio Fontana

AgenPress – Il cognato del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, Andrea Dini titolare della società Dama insieme a Filippo Bongiovanni, direttore generale di Aria, la centrale di acquisti regionale, risultano indagati dalla Procura di Milano per il reato di turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente nell’inchiesta con al centro la fornitura di camici e altro materiale per 513mila euro durante l’emergenza Covid.

I militari del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, su delega della Procura, si sono recati in Regione Lombardia per acquisire la documentazione relativa ai contratti di fornitura di camici nel pieno dell’emergenza Covid da parte della Dama srl. Con la ‘visita’ della GdF negli uffici regionali prende concretamente il via l’indagine per turbativa d’asta a carico di ignoti coordinata dai pm Luigi Furno e Paolo Filippini e dall’aggiunto Maurizio Romanelli.

Nel frattempo i pm Luigi Furno, Carlo Scalas e Paolo Filippini, dal mattino, hanno interrogato come persone informate dei fatti diversi funzionari della Regione, ma anche l’assessore lombardo all’Ambiente, Raffaele Cattaneo, e il presidente di Aria, Francesco Ferri. Tutte audizioni volte a chiarire se Dama dovesse sottoscrivere o meno il “Patto di integrità” nei contratti regionali, con la relativa dichiarazione sui conflitti di interesse, e chi in Regione fosse al corrente della parentela tra il presidente Fontana e l’imprenditore.

A tirare fuori l’affidamento diretto a Dama è stata la trasmissione Report. Dama, infatti, non era presente nell’elenco ufficiale dei fornitori della Regione. Prima della puntata però, Report, il 15 maggio, era andato a intervistare il governatore Fontana. Un colloquio ad ampio spettro sulla gestione dell’emergenza covid che però, secondo la ricostruzione del pool di magistrati, guidati dal procuratore Aggiunto Maurizio Romanelli, avrebbe insospettito il governatore. Tanto che, il 20 maggio, cinque giorni dopo, Dini ha stornato la fattura indirizzata ad Aria, dopo aver avvisato l’azienda pubblica via mail di aver deciso di “trasformare il contratto di fornitura in donazione”.

E Andrea Dini, al giornalista che lo ha intervistato, aveva poi spiegato che c’era stato un errore, che quella era sin dall’inizio una donazione.