Il racconto di Antonio Del Greco, l’uomo che arrestò Johnny Lo Zingaro e il Canaro della Magliana

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AgenPress – Antonio Del Greco è intervenuto ai microfoni di  Rai Radio2 nel corso del format “I Lunatici”, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta dal lunedì al venerdì notte dalla mezzanotte alle sei.

E’ stato per anni dirigente della squadra omicidi di Roma, sue le indagini su alcuni dei più grandi casi di cronaca nera degli ultimi anni. Dal canaro della Magliana alla cattura di Johnny lo Zingaro, passando per il delitto di via Poma.

“Nella mia vita ho passato tante notti a caccia di assassini. Tante volte il delitto avviene di notte, molte volte mi è capitato di ricevere telefonate di notte per fare sopralluoghi e dar vita alle indagini”.

Su Johnny lo zingaro: “Non so darmi una risposta su come possa ancora godere di permessi premio. E’ un caso eccezionale. Già la prima volta, quando stava scontando una pena per omicidio, stava fruendo di un permesso premio durante il quale oltre ad essersi reso latitante fece più di cento rapine, un sequestro di persona, uccise due omicidi. Rimasi scioccato. Non pensai che dopo un’altra fuga potesse godere di nuovo di un permesso premio. La notte della sua cattura cominciò con un sequestro di persona. Due tizi, un uomo e una donna, costrinsero una coppietta che si era appartata in zona Ponte Milvio, a Roma, a scendere dalla macchina.

All’uomo fu concesso di andarsene, la donna fu sequestrata. Da lì iniziò la nostra caccia. Dalle indicazioni che ci arrivarono capimmo subito che si trattava di Mastini. Iniziammo le ricerche, una macchina in borghese intercettò l’autovettura guidata da Johnny e iniziò a seguirla. I due agenti a bordo presero la radio in mano per comunicare alla sala operativa la conferma della targa e del modello di autovettura che cercavamo. Johnny capì che erano poliziotti, si fermò, uno lo freddò sparandogli, l’altro lo ferì gravemente. Si impossessò delle armi di entrambi, rimontò a bordo della sua macchina e ripartì. Dice che si scappa sempre per amore? E’ l’uomo più bugiardo della terra. Un criminale incallito.Figuriamoci se scappa per amore”.

Sul canaro della magliana: “Era il 1988, a Roma. Come arrivai a capire che era lui l’assassino del pugile? Io non ero alla sezione omicidi, c’era un mio collega, che lo stava interrogando. Lui si presentò quasi spontaneamente alle forze dell’ordine, presentandosi a casa durante il sopralluogo della polizia e dicendo che con il pugile, il Ricci, aveva organizzato una rapina che poi era andata male.

Facendo intendere che l’assassino potesse essere il rapinato. Non eravamo convinti che si trattasse di una rapina, andai nel negozio del tosacani, feci un sopralluogo, recuperai la sua macchina e trovai una testimone importante che inizialmente, forse in maniera errata, aveva detto di aver visto il Ricci, che era un suo parente, durante la notte. Risentendola smentì di aver visto il pugile, ma di averne visto solo l’automobile.

Nel negozio del canaro trovai una piccola macchia di sangue, e mi accorsi che il cofano della sua auto era stato completamente lavato. A quel punto capii che l’assassino era lui. Per farlo confessare iniziai a dire che lui non avrebbe mai potuto uccidere il pugile, iniziai a dire che era uno che non valeva nulla, che non sarebbe mai stato in grado con quel fisico di uccidere un pugile.

A un certo punto il canaro sgranò gli occhi, cambiò voce. Punto sull’orgoglio, evidentemente, iniziò a parlare cambiando voce. Sembrava una voce che arrivava dall’oltretomba. Disse: ‘Adesso te lo dico io come l’ho ammazzato’. Per quaranta minuti ci raccontò tutte le sevizie e le torture che aveva inferto al Ricci. Come Edward Norton in ‘Schegge di paura”. Mi è dispiaciuto che nel film di Garrone la polizia non ci sia praticamente mai. Sono rimasto deluso. La polizia sparisce in quel film. Ma la storia del canaro l’abbiamo tirata fuori noi. Purtroppo ora sono i cattivi i protagonisti”.

Sul giallo di Via Poma, da trent’anni senza un colpevole: “Su questo ho scritto un romanzo insieme a Massimo Lugli, lo stiamo presentando in questi giorni. Era l’agosto del 1990. Mi arrivò una chiamata in piena, ‘dottore venga, abbiamo trovato un cadavere’. Il clamore rende un’indagine più difficile. Diventano tutti testimoni di tutto e di niente. E rallentano il corso delle indagini. Io l’idea su chi sia il colpevole ce l’ho. L’ho sempre rincorsa. Forse qualche errore nelle indagini c’è stato. La mancanza della moderna tecnologia non ci ha aiutato. Se avessimo avuto a disposizione gli elementi tecnologici di oggi, saremmo arrivati a un finale diverso. Via Poma oggi è piena di telecamere ad esempio. E’ il delitto che mi ha colpito di più. Fu assassinata una ragazza di appena vent’anni. Ricordo la sua borsetta dove c’era avvolto un panino nella carta stagnola. Testimoniava il suo legame con la famiglia. La sua umiltà. Il papà veniva tutti i giorni in questura a chiedere se ci fossero novità”.